Bilancio, “voci” di pre dissesto e ci mancava il complotto

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Diciamo la verità, il complotto ci mancava. Il sindaco Luciano Bruschini, a oggi ancora senza parere dei revisori dei conti sul consuntivo 2014 che per legge andava approvato entro il 30 aprile, tira fuori dal cilindro la denuncia in Procura.

Speriamo che stavolta ci vada davvero e non faccia come quando annunciò che chiamava i carabinieri perché dirigenti e dipendenti non lavoravano. Certo, c’è la divisione tra la parte politica e quella gestionale, ma un sindaco ha il dovere di farla funzionare tutta la macchina, nel suo insieme. Però speriamo davvero che vada in Procura, cominciando a denunciare se stesso.

Perché se arriviamo a questa situazione di incertezza sul consuntivo, un atto dovuto, un documento del quale si conoscevano i tempi, è per una situazione che si trascina da tempo. Quando gli ispettori della Ragioneria dello Stato facevano ben 27 contestazioni la vicenda, in Comune, veniva liquidata pressapoco in “tutte stupidaggini” o “vanno in tutti gli enti locali“.

Quando la Corte dei Conti metteva nero su bianco criticità che si trascinano da anni (residui, gestione delle entrate, anticipazioni, inventario) a Villa Sarsina politici e dirigenti facevano spallucce “ma sì…” e come al solito “stanno messi così tutti“. Dimenticando che in casi del genere mal comune non è mezzo gaudio, anzi…

E vogliamo ricordare i sette punti contestati, pressapoco un anno fa, dagli stessi revisori dei conti? E’ bastato il primo bilancio redatto in presenza di tecnici “terzi” e non nominati dalla politica che i nodi sono venuti al pettine e oggi dobbiamo dedurre che siano rimasti. Ora apprendiamo che il collegio di professionisti ha rinviato a data da destinarsi l’arrivo ad Anzio per l’ultimo confronto. Un parere, comunque, dovranno esprimerlo e l’auspicio è che stavolta a nessuno venga la febbre. Perché ci sarà pure un complotto come dice Bruschini, ma va ricordato che un anno fa il parere dei revisori era firmato solo da due dei tre componenti del collegio. Una era malata. Ma sì, in questa città tutti dimenticano, che vai a guardare….

Sulla febbre del revisore di un anno fa nessun dubbio, mentre qualcuno ci assale – e dovrebbe far riflettere anche il sindaco 3.0 – sui guasti che puntualmente si verificano in prossimità di scadenze di rilievo. I dati perduti (per aver acquistato di tutto, meno un sistema cloud), le firme digitali che non partono, i sistemi che faticano a dialogare, la posta elettronica certificata che si blocca…. Francamente sembrano, ormai, un po’ come le giustificazioni che dà in “Un giorno in Pretura” Alberto Sordi e se davvero il sindaco andrà in Procura sarebbe il film simbolo da mostrare.

Magari anche al Prefetto, che nel frattempo è cambiato e sembra meno accondiscendente del predecessore. Perché, complotto o meno, chi guida l’amministrazione – e il suo vice che si occupa proprio delle finanze –  deve rispondere su ciò che è stato fatto dopo le contestazioni arrivate da organi dello Stato, deve dire perché non abbiamo riscosso e non riscuotiamo, come si arriva a 58 milioni di residui e a 14 di avanzo di amministrazione e non cercare scuse che non reggono più. O vie d’uscita, come sentiamo dire da giorni, ma si tratta di “voci” non confermate purtroppo, di  dichiarazione di predissesto. Le condizioni, del resto, ci sono tutte. Sarebbe ora di ammetterlo e trarne le conseguenze, prima di andare in Procura.

Comune, quando spariscono mail e protocolli “sgraditi”

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Gli esperti di informatica sapranno essere di conforto, ancora di più quelli di ufficio protocollo negli enti pubblici. Perché, veramente, qualcosa non quadra con gli indirizzi mail al Comune di Anzio e meno che mai con le carte spedite a Villa Sarsina e che, misteriosamente, non si trovano. Altre, invece, hanno dei percorsi virtuosi.

Partiamo dalla vicenda dei chiarimenti richiesti il 21 marzo dalla Corte dei conti. Sembra – così viene riferito in Comune – che sia arrivato solo il sollecito una decina di giorni fa. Della precedente richiesta… nulla. E’ vero, questi della Corte dei conti un po’ singolari lo sono: hanno usato una mail normale e non certificata, chiesto a ufficio.ragioneria@comune.anzio.roma.it di inoltrare al sindaco la pesante richiesta. Della mail, però, non c’è traccia! Ecco la necessità degli esperti di informatica: ci sarà, ad Anzio, un “filtro” che si accorge della posta elettronica sgradita? Dobbiamo pensarle tutte.

A dire il vero, e non si dovrebbe ma qui occorre citare un caso personale, anche usare la posta certificata non garantisce – nonostante l’avvenuta consegna – che i documenti arrivino a destinazione. E’ questione di qualche giorno fa, per un accesso agli atti chiesto da marzo e misteriosamente finito non si da dove. Forse vittima di qualche “filtro”.

Oppure del mal funzionamento – ma solo in determinati casi, come vedremo – dell’ufficio protocollo. Serve ricapitolare i casi più eclatanti? Ma sì, proviamoci.

Il parere del Ministero dell’interno sull’incompatibilità di Placidi: il 17 maggio 2011 viene spedito dal Viminale, lo aveva chiesto il Comune l’11 aprile. Dice che l’assessore è incompatibile se non paga per la condanna della Corte dei conti, ma sparisce. Viene portato alla luce, un anno dopo, da chi scrive, grazie a una nota della Prefettura che fa riferimento proprio a quel parere. Disarmanti le risposte: il direttore generale dell’epoca, Franco Pusceddu, dichiara di non averlo visto, lo stesso dicasi per il segretario Pompeo Savarino, il sindaco ammette candidamente in consiglio comunale “sarà una delle tante carte che mi capita di non leggere”.

E vogliamo parlare del mare inquinato? E’ il 20 luglio 2012, l’Arpa rileva coliformi fecali oltre la norma. Se la prende con calma, spedisce via fax (eh già, vogliamo prendercela solo con chi gestisce Anzio?) al Comune il 24 quando gli uffici, però, sono già chiusi. La lettera viene vista il 25 ma protocollata solo il 30. Per i cittadini che hanno segnalato l’inquinamento l’assessore Patrizio Placidi ha presentato denuncia.

Dicevamo degli esempi virtuosi, però, per capire se sono eccezioni o se, veramente, il Comune potrebbe funzionare sempre così e non fingere di ignorare le carte più scottanti. Sagra del peperoncino, circa 12.000 euro pubblici: proposta protocollata l’1 ottobre 2012 e approvata tre giorni dopo in giunta.

E la proposta di “comando” dalla Provincia al Comune arrivata il 21 marzo 2013 e deliberata il 25?

Ma c’è stato anche di meglio, le approvazioni… a posteriori. Ricordate il caso del corso di tennis gratis (15.000 euro a carico del Comune) per i ragazzi dei circoli di Anzio? E’ il 29 luglio 2011 quando l’associazione “La Lupa” presenta la proposta. Il Comune la trova “di notevole interesse” e paga. Si era già svolta, a Monte Livata, dal 18 al 23 luglio. Il sindaco dirà “Me lo ha chiesto Adriano…” Leggi Panatta, il quale deve aver trovato da queste parti – finché è stato possibile – la gallina dalle uova d’oro, dati anche i precedenti e i costi dell’Off shore.

Morale? I “filtri” ci sono, eccome. Non sono informatici – a meno che gli esperti ci dicano altro – ma semplicemente dipendono da cosa c’è scritto nelle missive inviate all’Ente e da chi sono recapitate. Se danno fastidio, spariscono o aspettano. Se arrivano dagli amici degli amici, si trova una corsia preferenziale.