Equilibri di bilancio, nuovo richiamo della Corte dei Conti

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Il sistema dei controlli interni è partito, la Corte dei Conti ne prende atto, ma le criticità rispetto alla situazione finanziaria del Comune di Anzio restano tutte. Mentre la maggioranza si approva da sola il pacchetto relativo a tariffe, imposte e bilancio 2014 – con documenti arrivati in ritardo e cambiati anche in extremis – la magistratura contabile con la deliberazione 145/2014 relativa al primo e secondo semestre 2013 torna a porre la sua attenzione sull’ente. Non bastasse l’ispezione della Ragioneria generale dello Stato né la successiva presa di posizione della Corte dei Conti, il Comune è di nuovo sotto la lente.

Tutto previsto, attenzione, le norme stabiliscono che vadano inviate le relazioni e su quelle ci siano le verifiche ma è proprio “dall’esame delle relazioni” che “sono emersi elementi, sui quali è opportuno richiamare l’attenzione dell’Ente, allo scopo di individuare le cause che possono aver determinato ipotesi si scostamento da modelli di gestione finanziaria e amministrativa che via via sono da considerare ottimali e di cui occorre assicurare l’effettiva funzionalità”. Nel documento ci sono una serie di prese d’atto, ma anche la rilevazione di criticità che non accennano a essere risolte. La Corte dei Conti, ad esempio, prende atto che “le entrate di competenza riscosse non sono state congrue rispetto ai dati previsionali, e che il grado di riscossione delle entrate di competenza (riscossioni/accertamenti), anche avuto riguardo gli esercizi precedenti, non risulta idoneo a garantire gli equilibri di cassa”. Poi afferma che “l’Ente, al fine di rientrare nel più breve tempo possibile in una situazione di cassa equilibrata, e, quindi, aumentare la velocità di riscossione delle entrate, riferisce di aver avviato procedure interne per aumentare la percentuale di avvisi di pagamento esitati”. Procedure delle quali non abbiamo conoscenza, ma non c’è da stupirsi di questo.

In ogni modo la Corte dei Conti “richiama l’attenzione dell’Ente sulla circostanza che persistenti squilibri nella gestione di cassa possono costituire significativi elementi di criticità intaccando il sistema che, invece, deve garantire costantemente una sana gestione finanziaria”. E’ così da anni, ormai, i richiami sono sempre stati sistematicamente ignorati. Rispetto al contenzioso, poi: “E’ gestito da uffici legali interni all’ente, ma non è stata effettuata alcuna stima del contenzioso che potrebbe potenzialmente generare passività né è stata stanziata alcuna posta di accantonamento in bilancio”. C’è su quello appena approvato? Inoltre “il ritardo nella definizione e approvazione della programmazione 2013 ha inciso profondamente sul fisiologico svolgimento dell’attività amministrativa posta in essere nel corso dell’annualità presa in esame”. Avute le relazioni e fatte le osservazioni sulla situazione economico-finanziaria del Comune di Anzio, la Corte dei Conti ricorda che “i risultati formeranno oggetto di valutazione anche nei successivi cicli di bilancio”.

Il “contro” consiglio, oltre i partiti. Ora non fermarsi

La riunione di oggi (Foto Reporternews)

La riunione di oggi (Foto Reporternews)

L’iniziativa delle opposizioni del “contro” consiglio comunale di oggi va al di là dei partiti rappresentati a Villa Sarsina. E’ la prima iniziativa politica vera e propria che prende l’opposizione da quando si vota ad Anzio con questo sistema elettorale. Un dibattito per spiegare le contro-proposte, ribadire le regole non rispettare, criticare l’impostazione data dalla maggioranza alla conduzione del Comune in sé. Bene ha fatto Eugenio Ruggiero a chiedere di non attaccare chi era assente – la maggioranza, ovviamente – perché altrimenti si sarebbe caduti nello stesso errore di chi guida l’amministrazione. Bene hanno fatto i consiglieri presenti, da Andrea Mingiacchi a Pino Ranucci, da Maria Teresa Lo Fazio a Cristoforo Tontini, da Danilo Fontana a Ivano Bernardone, a focalizzarsi sui temi che riguardano i cittadini. Tutti.

Fa presto il sindaco a dire “non leggete niente” – come spesso afferma – se poi, come ha ricordato il capogruppo Pd, le carte arrivano in extremis e spesso vengono cambiate in corsa. Com’è stato sul piano dei rifiuti.

E’ altrettanto importante, l’iniziativa odierna, perché le opposizioni, insieme, andranno avanti in ogni sede possibile. Dal Prefetto (ma c’è poco da farci affidamento…) alla Corte dei Conti.

Dovranno fare di più, cominciare a immaginare delle proposte di deliberazione, costringere il presidente Sergio Borrelli a inserirle all’ordine del giorno, la maggioranza a confrontarsi. Con tutti i distinguo che si vuole rispetto all’appartenenza partitica, ma con il comune intento di smascherare un’amministrazione che se governasse quanto è litigiosa avrebbe fatto di Anzio un Eden. Sappiamo che così non è. Anzi… Per questo occorre non fermarsi.

Dispiace che Fratelli d’Italia abbia ufficialmente disertato prima la riunione preparatoria di ieri e poi i lavori di oggi, con qualche dissidio interno. Non c’era ragione di partito, oggi, non c’è neanche domani. C’è una questione di agibilità democratica, di mancata trasparenza, ma prima ancora di ricadute sui cittadini delle scelte che sono state fatte.

Quanto pagheremo di rifiuti -ad esempio- se diminuendo i volumi in discarica aumentano i costi e se dalla differenziata si immagina di incassare appena 400.000 euro?

Quanto ci costerà la Tasi? Ce ne accorgeremo presto. Un ultimo dato: la sala consiliare non era piena, ma c’erano più normali cittadini oggi che nelle normali sedute.

Ps, a oggi alle 13,15 le delibere del consiglio comunale di venerdì scorso relative a piano finanziario dei rifiuti, bilancio e quant’altro non sono ancora sul sito del Comune. Alla faccia della trasparenza…

Per dovere di cronaca, il comunicato ufficiale del Comune in merito all’incontro di questa mattina
http://portale.comune.anzio.roma.it/archivio10_notizie-e-comunicati_0_538_0_3.html

Trasparenza, una beffa dopo l’altra. Per il Comune obiettivo raggiunto al 95%

La pagina della relazione sulle performance deliberata dalla Giunta di Anzio il 31 luglio

La pagina della relazione sulle performance deliberata dalla Giunta di Anzio il 31 luglio

Avevano già provato a farci credere che il sito è conforme al decreto legislativo 33/2013 (http://wordpress.com/read/post/id/62382245/1983/) adesso ammettono che l’obiettivo lo scorso anno è stato “parzialmente raggiunto”. Dove parzialmente sta – secondo il Comune di Anzio – addirittura al 95%. Speriamo sia un errore, confidiamo che volessero dire 5% raggiunto e 95% ancora da fare, ma purtroppo temiamo che siano veramente convinti del fatto che sulla trasparenza il Comune sia all’avanguardia.

Ma davvero si immagina che i cittadini abbiano l’anello al naso? Basta entrare nel sito – anzi, nei siti che non dialogano tra loro – per capire che siamo lontani anni luce dai contenuti minimi previsti, eppure nella relazione sulle performance approvata in giunta il 31 luglio è scritto che l’obiettivo è raggiunto al 95%.

E’ un falso, avallato da sindaco e assessori. Perché basta collegarsi a questo indirizzo (http://www.magellanopa.it/bussola/page.aspx?s=verifica-dlgs-33-2013&qs=i%2fIwZsp5t0Z%2fqJNdz1eumw%3d%3d) per scoprire che il sito del Comune di Anzio soddisfa 0 criteri su 67 richiesti. Sì, non rispetta alcuno dei parametri previsti.

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Da dove arriva quel 95% e come fanno il sindaco 3.0 e gli assessori ad averlo approvato senza colpo ferire? E’ una delle “coperture” delle quali ha parlato il primo cittadino nel corso dell’ultimo consiglio comunale? Chissà…

ps, per la cronaca: alle 18 di oggi non ci sono ancora le delibere di consiglio comunale votate venerdì, alla faccia della trasparenza

Il sindaco riannuncia il porto. Qualche domanda…

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Il comunicato completo lo trovate a questo link (http://portale.comune.anzio.roma.it/archivio10_notizie-e-comunicati_0_536_0_3.html). Al contrario delle delibere e degli altri atti che non vengono pubblicati o “scompaiono” , resterà nel sito del Comune. Alla fine della nota si legge che l’approvazione del bilancio e la ritrovata maggioranza all’ultimo minuto, porterà tra l’altro “all’avvio dei lavori per la realizzazione del nuovo Porto di Anzio, opera fondamentale per lo sviluppo economico ed occupazionale del nostro territorio”. Bene, era ora… Siamo nel 2014 ed era il 2005 la data nella quale Candido De Angelis indicava l’avvio dei lavori. Era il 2008 quando l’ex sindaco e quello attuale – abbracciati – rilanciavano nel programma l’inizio del porto. Vero, siamo passati per i pareri “a soggetto” della Regione, la gara deserta e per l’esserci trovato un socio privato che non abbiamo scelto ma che di fatto – oggi – comanda nella Capo d’Anzio. Bruschini è certo che si parta e diciamo che sarebbe pure ora. E’ imminente, così sentiamo dire, un nuovo bando di gara. La Capo d’Anzio – nel frattempo trasformata dal socio privato Renato Marconi e nel silenzio del Comune in Marina di Capo d’Anzio – ha una concessione e ha ottenuto dalla Regione l’inversione del cronoprogramma, ha quindi le carte in regola per procedere.

Però rappresentando il 61% delle azioni possedute dai cittadini di Anzio, il sindaco non spiega ancora diverse cose sull’assetto societario e sul progetto. Proviamo a elencarle, sperando un giorno di avere finalmente dei chiarimenti. Dovuti ai possessori di quelle quote, vale a dire i cittadini di Anzio.

  1. Dove si trovano i soldi per realizzare l’opera, dato che le prenotazioni confermate dei posti barca sono appena 25?

  2. Qual è la reale situazione debitoria della Capo d’Anzio e come si intende affrontarla?

  3. In caso di necessità di ricapitalizzazione, il Comune ha i fondi per affrontarla o rischia che il privato acquisisca le quote pubbliche?

  4. E’ stato pagato e/o rinnovato il prestito – garantito da fidejussione del Comune – con la Banca Popolare del Lazio?

  5. Perché il sindaco non ha mai dato corso alla volontà unanime del Consiglio comunale di riacquisire le quote inizialmente di Italia navigando, quindi di Mare 2 spa e oggi di Marinedi srl ovvero Renato Marconi, applicando i patti parasociali (articolo 8) nei quali si afferma che le quote sarebbero tornate al Comune “al valore nominale” se il socio di minoranza non avesse trovato i fondi a un anno dalla concessione?

  6. Quali iniziative ha messo in atto e/o quali accordi sono intervenuti con il privato per arrivare alla situazione attuale?

  7. In consiglio comunale il sindaco ha affermato che il privato stava eseguendo atti o lavori che la Capo d’Anzio non era in grado di fare perché senza soldi. Hanno un costo quei lavori? E in che modo saranno, eventualmente, pagati? C’è il rischio che il privato voglia altre quote, dato che Marconi acquisì quelle di Italia Navigando per aver svolto delle progettazioni?

  8. Esiste agli atti la certificazione antimafia del socio che la Capo d’Anzio si è ritrovata e nei confronti del quale, sostanzialmente, non ha battuto ciglio?

  9. Il sindaco era a conoscenza del fatto che il socio privato ha registrato un dominio internet come Marina di Capo d’Anzio? Cosa ne pensa?

  10. Perché il sito della Capo d’Anzio non è più operativo?

  11. Il socio privato ha affermato nel corso di un’assemblea che intende mettere a disposizione 200.000 euro “a titolo fruttuoso”. L’ha fatto? Se sì, a cosa sono serviti quei soldi?

  12. Come sono stati utilizzati i fondi del progetto Life?

  13. Dalla data della concessione (21 settembre 2011) la Capo d’Anzio aveva cinque anni per realizzare il progetto, ne sono trascorsi ormai tre. Con la Regione Lazio sono stati decisi tempi diversi? E di quanto?

  14. Nell’inversione del cronoprogramma – iniziando dal bacino interno – la Capo d’Anzio dovrà realizzare o far realizzare le opere previste nel progetto definitivo tra le quali una strada alternativa all’attuale Molo Innocenziano, al di sotto della banchina. E’ confermata?

  15. Invertendo il cronoprogramma i cantieri resteranno al loro posto?

  16. Qual è il piano finanziario previsto?

  17. Che genere di gara si sta preparando, dato che la precedente è andata deserta?

  18. La Capo d’Anzio ha i fondi per l’escavo del canale di accesso al porto, a suo carico a partire “dall’inizio dei lavori” (articolo 13 della concessione)

  19. La Capo d’Anzio ha i fondi per la cauzione prevista dall’articolo 7 della concessione, di oltre 1,2 milioni di euro?

  20. Il sindaco ha sentito parlare, come chi scrive e come numerosi cittadini, di capitali esteri e in particolare russi per la realizzazione del porto? Ha ricevuto offerte in tal senso?

Il sindaco, l’affondo sui dirigenti e gli uffici, quel 100% liquidato…

Il sindaco durante il suo intervento in Consiglio

Il sindaco durante il suo intervento in Consiglio

Il sindaco si unisce al coro dei consiglieri e assessori scontenti dell’operato degli uffici e si sfoga contro i dirigenti. Lo fa dopo aver salvato in extremis la maggioranza e, forse, per dare il “contentino” a qualcuno dei dissidenti o comunque della coalizione, solito a girare per gli uffici stessi e “pretendere”. Anche l’impossibile.

Stavolta non può dire di essere stato frainteso o, peggio, di non sapere. Basta riascoltare lo streaming della seduta per rendersi conto dell’affondo di Luciano Bruschini che da domani – così ha detto – manderà i carabinieri negli uffici. In fondo a questo articolo c’è solo un accenno (http://www.reporternews.it/politica/anzio/anzio-laula-occupata-ed-il-consiglio-a-senso-unico.php) alle esternazioni del primo cittadino che a risentire la registrazione lamenta di ricevere “all’ultimo minuto, dell’ultima ora, dell’ultimo giorno” i documenti dagli uffici. E ammette – come spesso sottolineato da più parti e umilmente anche qui – che “l’atto non si trova, quello si è bruciato” o che “sono capaci solo a spendere soldi, invece li devono spendere al meglio, meglio dei loro perché sono quelli dei cittadini”. In quest’ultimo caso c’è da chiedersi dove fosse il sindaco mentre si pagava l’affitto a piazza Garibaldi di un locale per tenerlo chiuso, perché non abbia mai trovato nulla da dire sulle diverse informatizzazioni delle mense, su un cassetto tributario ormai inutile, il motivo per il quale non intervenga – lui, 3.0 – sull’informatica che fa acqua da tutte le parti mentre si continuano a comprare programmi e a pagare aggiornamenti. Forse perché la politica chiedeva – dobbiamo ricordare il camp di Panatta, solo per fare un esempio? – e i dirigenti davano. C’è da chiedersi cosa abbia chiesto – e ottenuto – la politica. Ora qualcosa sembra essersi rotto. Ricorda, Bruschini, che lui “copre” tutti “politici, dirigenti, faccio il coperchio ma ora basta, devono lavorare”. Da domani, poi – e questa è un’altra ammissione di come si facciano le cose al Comune rispetto al personale – “nessuno venga a dirmi quello è amico mio, non ci stanno più amici”. Sul rapporto tra politica e dirigenza non ci esprimiamo da oggi, ma oggi quello che balza agli occhi è altro. Bruschini fa un attacco veemente l’1 agosto, ma dimentica di aver deliberato in giunta, il giorno prima, la relazione sulle performance del 2013 (http://pubblicazioni.saga.it/publishing/AP/docDetail.do?docId=55647) dove sono stati premiati tutti con il 100%. Delle due l’una: o i dirigenti e tutti gli altri sono tanto capaci dall’aver meritato il 100%, quindi gli uffici funzionano alla perfezione oppure sono di fatto incapaci come ha detto il sindaco in Consiglio comunale. La terza via è che il sindaco, finora, li abbia “coperti” – come ha detto lui – ma a questo punto dovrebbe spiegare per quali motivi e su quali argomenti/scelte.

Una cosa è certa, da domani – carabinieri o meno – al Comune il clima sarà totalmente diverso.

L’invito al segretario, i 10 minuti di Borrelli, le regole calpestate

Segreta’ o faccia de corsa…

Il segretario e Borrelli prima dell'appello contestato

Il segretario e Borrelli prima dell’appello contestato

Sergio Borrelli fa politica da quando c’erano i ciclostile, con lo streaming non deve avere molta dimestichezza ma nella registrazione dell’appello fatto oltre l’ora prevista dal regolamento, si sente chiaramente il suo invito a Pompeo Savarino ad accelerare i tempi. Il segretario non cambia ritmo, forse sa anche lui che si è oltre i termini, e alla fine va come sappiamo. E’ lo stesso Borrelli a dire, prima dell’appello “Ho sforato dieci minuti, va bene?”, correggendosi successivamente e dicendo che in realtà ha ripreso i lavori alle 11 e 8 minuti.

Sarebbe nulla, Borrelli deve crederci, se i lavori preparatori del Consiglio comunale che lui presiede da sedici anni – una sorta di Papa laico – fossero stati regolari. Borrelli fa politica forse da prima del ciclostile e dopo essere stato consigliere, assessore, componente del Consorzio di Carano e presidente dell’allora Usl Rm35, ha fatto del ruolo di presidente del Consiglio comunale una professione. E’ stato democraticamente votato dai cittadini prima e dai suoi colleghi poi, quindi rispettiamo la scelta. A lui si chiede, però, di rispettare le regole. Anche – e lo facciamo da tempo – quando le interrogazioni vanno ben oltre il consentito. Non può diventare una scusa per dire: io vi do spazio, poi vado oltre l’ora per consentire di avere un numero legale che altrimenti non ci sarebbe stato.

Con l’appello di ieri le regole le ha nuovamente calpestate, come quando fece identificare i giornalisti, ma ancora non è questo il punto. Perché le regole sono state ignorate prima. Al momento della convocazione mancavano i documenti previsti dal testo unico degli enti locali e non c’è bisogno che lo ricordi – come fa giustamente – il Pd. Lo sanno bene l’assessore Giorgio Zucchini, assente alla commissione andata deserta, propedeutica alla seduta di bilancio, il sindaco Luciano Bruschini – che pure non sa mai nulla… – il dirigente Franco Pusceddu, i revisori dei conti. Ma tanto “si è sempre fatto così” – è la disarmante risposta arrivata dagli uffici a chi chiedeva lumi. E si è fatto male, evidentemente. Ci fossero stati i lavori preparatori, fosse stato possibile confrontarsi sul piano finanziario dei rifiuti – un emendamento è stato aggiunto in extremis perché era stato “dimenticato” un leasing – fosse stato possibile far notare in commissione che per gli stessi rifiuti il piano prevede una cifra e il bilancio un’altra, i dieci minuti – ma l’appello è iniziato anche dopo – non avrebbero rappresentato un problema. E’ questo che dovranno andare a dire, Pd e Fratelli d’Italia al Prefetto al quale hanno chiesto un incontro. Dal quale non c’è da aspettarsi molto, visti i precedenti, ma che va comunque fatto.

I dieci minuti sono un problema perché mancava tutto prima e, soprattutto, per come si è arrivati a rabberciare una maggioranza a dir poco litigiosa. Cosa si sono detti il sindaco Luciano Bruschini e i consiglieri comunali “dissidenti” Umberto Succi, Valentina Salsedo e Pasquale Perronace? Cosa li ha convinti a entrare in aula e a votare il bilancio? L’amministrazione è soggetta a possibili “ricatti”?

Ecco perché non basta dire “Segreta’ o faccia de corsa…”. Borrelli e la sua maggioranza, sanno bene che i problemi sono altri. E ormai lo sanno anche i cittadini

Millaci non è tra i “dissidenti”

Il consigliere comunale Massimo Millaci precisa che non è tra i “dissidenti”. Questa mattina era fuori Villa Sarsina insieme a Succi, Salsedo e Perronace – di rientro dal lavoro – ma non fa parte del gruppo di coloro che oggi hanno posto dei problemi. Era lì, fra l’altro, per “smorzare” i toni. “Io sono e resto a sostegno di Luciano Bruschini e se ero in ritardo era solo per questioni di lavoro“. 

Ne prendo atto.  

Giustamente identificati. E gli altri?

I cittadini che hanno occupato simbolicamente l’aula consiliare sono stati – giustamente – identificati. Con molta probabilità saranno anche denunciati. Torniamo a ripetere un appello, caduto nel vuoto. L’emiciclo del consiglio comunale è sistematicamente violato da chi non ha titolo per stare nell’aula. Ci sono anche facce poco raccomandabili. Non solo stanno lì e non vengono mandati via, ma ovviamente nessuno li identifica. Magari la prossima volta… 

L’indegno spettacolo che meritiamo, ma guai ad arrendersi

protestaccE’ quello che ci meritiamo. Non giriamoci troppo intorno. Lo spettacolo di questa mattina è la cartina al tornasole di una città dove prima del bene comune vengono gli interessi di bottega, a tutti i livelli. Il familismo amorale imperante, il “vogliamoci bene” o l’andare avanti “per il paese”.

Ma sì, quattro consiglieri comunali decidono di fare i dissidenti – e speriamo spieghino perché lo erano e perché, poi, hanno deciso di ripensarci – vengono cercati alacramente, sono in via Ambrosini, poi entrano, si incontrano con il sindaco che ha annunciato le dimissioni e tutto – apparentemente – si risolve. Perché se il sindaco va a casa – e lo avrebbe fatto, ha sbagliato a non farlo – poi le piccole prebende delle quali sta vivendo chi più e chi meno finiscono.

Così il Consiglio si fa, calpestando palesemente il regolamento.

Ma tanto qui è la norma, dal sito internet che non rispetta le norme sulla trasparenza ai pareri che spariscono, dalle costituzioni di parte civile che si fanno e si revocano “a soggetto” alle presenze nell’emiciclo, dai conti della differenziata che non tornano a un consuntivo non approvato (quello 2011) per il quale oltre un anno fa il Consiglio andava sciolto, fino ai documenti di bilancio consegnati oltre il termine previsto dal testo unico degli enti locali.

Ma nessuno fa nulla, a cominciare dal Prefetto più volte sollecitato. Da colui che è lo Stato in questa provincia.

Così il Consiglio si è fatto, con un dato politico che secondo il sindaco “ci consente di dare seguito all’azione amministrativa tesa a dare risposte alla cittadinanza”. Da un anno a questa parte, in tutta coscienza, quali ha dato?

O le risposte vanno date, prima, a chi ancora una volta “alza il prezzo” per restare in maggioranza? Bruschini sa bene che quanto accaduto oggi non rafforza la sua coalizione, tutt’altro. Conosce Umberto Succi, “dissidente” da quando lo stesso Bruschini era sindaco nel ’90 (allora faceva gruppo con Candido De Angelis e Marco Garzia, nella fila della Dc, poi con De Angelis primo cittadino; conosce Pasquale Perronace che è in consiglio da 30 anni, sa come stanno “crescendo” nel brodo di coltura della politica anziate gli altri “dissidenti” Millaci e Salsedo. Per questo, politicamente, il responsabile della situazione non può che essere lui. Le dimissioni non si minacciano per parlare con quattro consiglieri che penseranno anche al bene della città, ma domani torneranno a bussare – come altri – alle porte degli uffici o a perorare qualche causa. Le dimissioni si danno.

Incontrati in via Ambrosini, poco prima della “folgorazione”, i quattro hanno promesso – a chi scrive – che avrebbero spiegato la loro posizione sul bilancio. Che le tasse non devono essere aumentate. Poi sono entrati e hanno votato, perché? E il sindaco, che continua nella mediazione a tutti i costi, che oggi ha forzato la mano perché si facesse il Consiglio, da cosa è animato oltre alla responsabilità istituzionale?

E torniamo al regolamento. A chi, come un politico navigato ovvero il presidente a vita del consiglio comunale, Sergio Borrelli, lo ha calpestato, con l’avallo del segretario generale. Articolo 24 su numero legale e validità delle sedute: “All’ora indicata nell’avviso di convocazione, il segretario generale procede all’appello nominale dei Consiglieri. Qualora gli stessi non siano presenti nel numero necessario, per la validità della seduta, il segretario generale procederà a nuovi appelli, a congrui intervalli di tempo. Trascorsa un’ora senza che sia raggiunto il quorum prescritto, il Presidente ne disporrà menzione al verbale, dichiarando deserta la seduta. (…)”.

La seduta era convocata alle 10 e l’ora – non c’è interpretazione di sorta – parte da lì. Alle 11, dopo un primo appello a vuoto alle 10,14, non c’era il numero legale perché Bruschini “trattava” con i dissidenti. L’ora era trascorsa, invece Borrelli ha forzato la mano. E non è nuovo a interpretazioni del regolamento. Sistematicamente ignorate dal Prefetto. Cacciata dei giornalisti compresa.

L’opposizione e alcuni cittadini hanno fatto, allora, ciò si doveva. Hanno simbolicamente occupato l’aula, denunciato con forza una situazione nella quale si continuano a calpestare le regole basilari. Ecco, se c’è un risultato politico che Luciano Bruschini ha ottenuto è compattare una minoranza che finora si guardava in cagnesco.

Comunque oggi non si parlava di bruscolini, ma di un bilancio che vedrà l’aumento delle tasse e non dà certezze sui residui, di un piano finanziario per i rifiuti che – se va bene – porterà a un aumento del 10% rispetto allo scorso anno. Di un piano cambiato fino all’ultimo istante (avevano dimenticato di inserire un leasing…) e con conti che non tornano. Per questo non si doveva forzare la mano. Ma va bene così, è quello che ci meritiamo. Anzio è questa, farsi illusioni è lecito ma temiamo serva a poco. E’ ciò che ci meritiamo. Ma non dobbiamo arrenderci. 

https://giovannidelgiaccio.wordpress.com/2014/08/01/millaci-non-e-tra-i-dissidenti/

Parco di Veio, nessun affine della Salsedo

Questo spazio è aperto a ogni replica, fatta nei modi consoni. Basta una mail o una telefonata. E’ uno spazio di confronto dove ciascuno, finora, ha potuto esprimere opinioni diverse da quella di chi scrive o precisare.

Con una certa veemenza, questa mattina, la consigliera comunale Valentina Salsedo ha fatto notare che nel passaggio da “Gi.Va” a Parco di Veio non sono stati assunti suoi affini.

Ne prendo atto. Ricordo – come ho fatto con la consigliera in via Ambrosini, presenti testimoni – che la mattina nella quale si è scatenata la discussione ed è stato chiuso l’accesso di Villa Adele uno dei motivi di lamentela dei lavoratori che si erano presentati senza sapere nulla della nuova società era che per loro non c’era posto ma per altri sì. Affini, appunto, della consigliera.

Se questo poi non è accaduto, non resta che chiedere scusa per una inesattezza. Detto ciò, c’è modo e modo di rapportarsi e questa volta si tollera, ma non ce ne sarà una prossima.