L’indegno spettacolo che meritiamo, ma guai ad arrendersi

protestaccE’ quello che ci meritiamo. Non giriamoci troppo intorno. Lo spettacolo di questa mattina è la cartina al tornasole di una città dove prima del bene comune vengono gli interessi di bottega, a tutti i livelli. Il familismo amorale imperante, il “vogliamoci bene” o l’andare avanti “per il paese”.

Ma sì, quattro consiglieri comunali decidono di fare i dissidenti – e speriamo spieghino perché lo erano e perché, poi, hanno deciso di ripensarci – vengono cercati alacramente, sono in via Ambrosini, poi entrano, si incontrano con il sindaco che ha annunciato le dimissioni e tutto – apparentemente – si risolve. Perché se il sindaco va a casa – e lo avrebbe fatto, ha sbagliato a non farlo – poi le piccole prebende delle quali sta vivendo chi più e chi meno finiscono.

Così il Consiglio si fa, calpestando palesemente il regolamento.

Ma tanto qui è la norma, dal sito internet che non rispetta le norme sulla trasparenza ai pareri che spariscono, dalle costituzioni di parte civile che si fanno e si revocano “a soggetto” alle presenze nell’emiciclo, dai conti della differenziata che non tornano a un consuntivo non approvato (quello 2011) per il quale oltre un anno fa il Consiglio andava sciolto, fino ai documenti di bilancio consegnati oltre il termine previsto dal testo unico degli enti locali.

Ma nessuno fa nulla, a cominciare dal Prefetto più volte sollecitato. Da colui che è lo Stato in questa provincia.

Così il Consiglio si è fatto, con un dato politico che secondo il sindaco “ci consente di dare seguito all’azione amministrativa tesa a dare risposte alla cittadinanza”. Da un anno a questa parte, in tutta coscienza, quali ha dato?

O le risposte vanno date, prima, a chi ancora una volta “alza il prezzo” per restare in maggioranza? Bruschini sa bene che quanto accaduto oggi non rafforza la sua coalizione, tutt’altro. Conosce Umberto Succi, “dissidente” da quando lo stesso Bruschini era sindaco nel ’90 (allora faceva gruppo con Candido De Angelis e Marco Garzia, nella fila della Dc, poi con De Angelis primo cittadino; conosce Pasquale Perronace che è in consiglio da 30 anni, sa come stanno “crescendo” nel brodo di coltura della politica anziate gli altri “dissidenti” Millaci e Salsedo. Per questo, politicamente, il responsabile della situazione non può che essere lui. Le dimissioni non si minacciano per parlare con quattro consiglieri che penseranno anche al bene della città, ma domani torneranno a bussare – come altri – alle porte degli uffici o a perorare qualche causa. Le dimissioni si danno.

Incontrati in via Ambrosini, poco prima della “folgorazione”, i quattro hanno promesso – a chi scrive – che avrebbero spiegato la loro posizione sul bilancio. Che le tasse non devono essere aumentate. Poi sono entrati e hanno votato, perché? E il sindaco, che continua nella mediazione a tutti i costi, che oggi ha forzato la mano perché si facesse il Consiglio, da cosa è animato oltre alla responsabilità istituzionale?

E torniamo al regolamento. A chi, come un politico navigato ovvero il presidente a vita del consiglio comunale, Sergio Borrelli, lo ha calpestato, con l’avallo del segretario generale. Articolo 24 su numero legale e validità delle sedute: “All’ora indicata nell’avviso di convocazione, il segretario generale procede all’appello nominale dei Consiglieri. Qualora gli stessi non siano presenti nel numero necessario, per la validità della seduta, il segretario generale procederà a nuovi appelli, a congrui intervalli di tempo. Trascorsa un’ora senza che sia raggiunto il quorum prescritto, il Presidente ne disporrà menzione al verbale, dichiarando deserta la seduta. (…)”.

La seduta era convocata alle 10 e l’ora – non c’è interpretazione di sorta – parte da lì. Alle 11, dopo un primo appello a vuoto alle 10,14, non c’era il numero legale perché Bruschini “trattava” con i dissidenti. L’ora era trascorsa, invece Borrelli ha forzato la mano. E non è nuovo a interpretazioni del regolamento. Sistematicamente ignorate dal Prefetto. Cacciata dei giornalisti compresa.

L’opposizione e alcuni cittadini hanno fatto, allora, ciò si doveva. Hanno simbolicamente occupato l’aula, denunciato con forza una situazione nella quale si continuano a calpestare le regole basilari. Ecco, se c’è un risultato politico che Luciano Bruschini ha ottenuto è compattare una minoranza che finora si guardava in cagnesco.

Comunque oggi non si parlava di bruscolini, ma di un bilancio che vedrà l’aumento delle tasse e non dà certezze sui residui, di un piano finanziario per i rifiuti che – se va bene – porterà a un aumento del 10% rispetto allo scorso anno. Di un piano cambiato fino all’ultimo istante (avevano dimenticato di inserire un leasing…) e con conti che non tornano. Per questo non si doveva forzare la mano. Ma va bene così, è quello che ci meritiamo. Anzio è questa, farsi illusioni è lecito ma temiamo serva a poco. E’ ciò che ci meritiamo. Ma non dobbiamo arrenderci. 

https://giovannidelgiaccio.wordpress.com/2014/08/01/millaci-non-e-tra-i-dissidenti/

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