L’invito al segretario, i 10 minuti di Borrelli, le regole calpestate

Segreta’ o faccia de corsa…

Il segretario e Borrelli prima dell'appello contestato

Il segretario e Borrelli prima dell’appello contestato

Sergio Borrelli fa politica da quando c’erano i ciclostile, con lo streaming non deve avere molta dimestichezza ma nella registrazione dell’appello fatto oltre l’ora prevista dal regolamento, si sente chiaramente il suo invito a Pompeo Savarino ad accelerare i tempi. Il segretario non cambia ritmo, forse sa anche lui che si è oltre i termini, e alla fine va come sappiamo. E’ lo stesso Borrelli a dire, prima dell’appello “Ho sforato dieci minuti, va bene?”, correggendosi successivamente e dicendo che in realtà ha ripreso i lavori alle 11 e 8 minuti.

Sarebbe nulla, Borrelli deve crederci, se i lavori preparatori del Consiglio comunale che lui presiede da sedici anni – una sorta di Papa laico – fossero stati regolari. Borrelli fa politica forse da prima del ciclostile e dopo essere stato consigliere, assessore, componente del Consorzio di Carano e presidente dell’allora Usl Rm35, ha fatto del ruolo di presidente del Consiglio comunale una professione. E’ stato democraticamente votato dai cittadini prima e dai suoi colleghi poi, quindi rispettiamo la scelta. A lui si chiede, però, di rispettare le regole. Anche – e lo facciamo da tempo – quando le interrogazioni vanno ben oltre il consentito. Non può diventare una scusa per dire: io vi do spazio, poi vado oltre l’ora per consentire di avere un numero legale che altrimenti non ci sarebbe stato.

Con l’appello di ieri le regole le ha nuovamente calpestate, come quando fece identificare i giornalisti, ma ancora non è questo il punto. Perché le regole sono state ignorate prima. Al momento della convocazione mancavano i documenti previsti dal testo unico degli enti locali e non c’è bisogno che lo ricordi – come fa giustamente – il Pd. Lo sanno bene l’assessore Giorgio Zucchini, assente alla commissione andata deserta, propedeutica alla seduta di bilancio, il sindaco Luciano Bruschini – che pure non sa mai nulla… – il dirigente Franco Pusceddu, i revisori dei conti. Ma tanto “si è sempre fatto così” – è la disarmante risposta arrivata dagli uffici a chi chiedeva lumi. E si è fatto male, evidentemente. Ci fossero stati i lavori preparatori, fosse stato possibile confrontarsi sul piano finanziario dei rifiuti – un emendamento è stato aggiunto in extremis perché era stato “dimenticato” un leasing – fosse stato possibile far notare in commissione che per gli stessi rifiuti il piano prevede una cifra e il bilancio un’altra, i dieci minuti – ma l’appello è iniziato anche dopo – non avrebbero rappresentato un problema. E’ questo che dovranno andare a dire, Pd e Fratelli d’Italia al Prefetto al quale hanno chiesto un incontro. Dal quale non c’è da aspettarsi molto, visti i precedenti, ma che va comunque fatto.

I dieci minuti sono un problema perché mancava tutto prima e, soprattutto, per come si è arrivati a rabberciare una maggioranza a dir poco litigiosa. Cosa si sono detti il sindaco Luciano Bruschini e i consiglieri comunali “dissidenti” Umberto Succi, Valentina Salsedo e Pasquale Perronace? Cosa li ha convinti a entrare in aula e a votare il bilancio? L’amministrazione è soggetta a possibili “ricatti”?

Ecco perché non basta dire “Segreta’ o faccia de corsa…”. Borrelli e la sua maggioranza, sanno bene che i problemi sono altri. E ormai lo sanno anche i cittadini

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