Capo d’Anzio: vertici assolti, dubbi che restano. La passerella di domani

La sentenza che manda assolti i vertici della Capo d’Anzio rispetto al contestato falso in bilancio ci dice una cosa e lascia almeno cinque dubbi
Ci dice che un’inchiesta non è una condanna e chiunque è coinvolto è innocente fino a prova del contrario. Chi segue questo spazio sa che la pensiamo così, da sempre e per tutti.
La sentenza stessa, però, aggiunge – se possibile – ancora più confusione intorno a una società che doveva realizzare e gestire il nuovo porto e si limita a fare (male) solo la seconda cosa.
I dubbi, dicevamo.
1) L’ufficio del pubblico ministero che aveva chiesto il rinvio a giudizio sulla base di una consulenza tecnica d’ufficio, una volta in aula ci ha ripensato. Può succedere, sia chiaro, ma com’è noto sulla Procura di Velletri in molti abbiamo perplessità e non da oggi.
2) Sul bilancio 2018 chi ha ragione, a questo punto? Uno era in perdita – approvato anche dai rappresentanti del Comune in consiglio d’amministrazione – l’altro, oggetto del processo, in attivo. Delle due l’una…
3) Sulla base del bilancio 2018 – approvato anche dai rappresentanti del Comune in consiglio d’amministrazione – il dirigente “signorsì” proponeva (è nella nota integrativa al bilancio del Comune) di liquidare la Capo d’Anzio. Anche lui ci ha ripensato. Come ha ripensato al bando per nominare il nuovo amministratore, poi preso dall’Aet nella quale eravamo entrati in fretta e furia.
4) Davvero nessuno conosceva Montani e il ruolo che svolgeva da direttore del porto? Suvvia, partecipava a riunioni, firmava documenti. Un po’ è come la storia del sindaco Bruschini che diceva al suo successore Candido De Angelis (allora all’opposizione di lotta e di governo) “caccio Marconi, parola d’onore” ma dieci giorni dopo firmava con lui la “road map“.
5) Se davvero i conti della Capo d’Anzio sono a posto, come mai il bilancio 2022 ancora non viene approvato e pubblicato? L’amministratrice che fino a tre giorni prima di diventare tale era in Aet, cosa sta facendo?

Sono domande, insieme a tante altre, che avremmo voluto fare domani (14 novembre) alla commissione che ormai da un anno guida Anzio. C’è un vertice a Villa Sarsina con prefetto, questore, parlamentari dell’antimafia, consiglieri regionali, ma è precluso al pubblico. I giornalisti potranno fare domande a fine riunione. Si dice che l’incontro nasca per dimostrare la vicinanza delle istituzioni ai cittadini. Bene! Si sappia che nell’ultimo anno dalla commissione straordinaria l’abbiamo vista poco o niente. Quella di domani, allora, rischia di diventare una passerella nella quale verranno a raccontarci cose che sappiamo da tempo, a dire che la guardia è alta, magari come ripete spesso la prefetta Scolamiero che qui ci sono tante brave persone. Intanto sentiamo dalle udienze del processo Tritone quale fosse la permeabilità dell’amministrazione che guidava Anzio e come la ‘ndrangheta (e la camorra) le radici le avesse ben piantate.

Per dovere di cronaca riporto quanto ha scritto – rispetto alla sentenza sulla Capo d’Anzio – l’ex consigliere comunale Marco Maranesi al quale dobbiamo riconoscere che senza la sua insistenza oggi non conosceremmo il parere dell’avvocato Cancrini e forse non sarebbe mai stata fatta causa a Marconi e alla Marinedi. Con Marco siamo schietti da sempre: sa bene chi ha portato Marconi e chi se lo è tenuto, così come immagina il motivo per il quale gli venne opposto il “segreto di stato” su quel parere. Il porto che doveva essere della città risponde evidentemente ad altre logiche e ne stiamo ancora pagando le conseguenze.

IL COMUNICATO DI MARANESI

“La sentenza emessa oggi dal Tribunale Penale di Velletri mette finalmente la parola fine ad un procedimento che ha dell’incredibile. Un’accusa di falso in bilancio dopo aver sistemato e messo ordine  un vero e proprio  falso in bilancio procurato da costi inseriti con procedure illegittime, spese personali pagate con carte di credito di una società pubblica e tanti altri reati che spero  prima o poi la magistratura farà il suo corso.

Questo procedimento penale è l’ennesima assoluzione dopo le tante denunce presentate dall’ex socio privato della Capo d’ Anzio che usa questi mezzi estremi intimidatori nei confronti di pubblici amministratori. Dopo il proscioglimento chiesto addirittura dal PM nei miei confronti e in quelli dell’ex sindaco De Angelis, dopo essere stati querelati per diffamazione dall’ex socio privato della Capo d’Anzio per aver portato alla luce, in pieno consiglio comunale il più grande sperpero di fondi pubblici della storia di questa città e il più grande imbroglio di stato che i cittadini di Anzio hanno subito, arriva oggi l’ennesima conferma che la strada intrapresa nel passato era l’unica corretta da intraprendere.

La sentenza di oggi mette il giusto bavaglio ai tanti, troppi sciacalli che speravano di vedere la società pubblica Capo d’Anzio nel fallimento e ai titoli di coda, magari su suggerimento di chi in realtà,  qualche reato nell’amministrare una società pubblica, lo ha fatto. E qualche domanda dovremmo prima o poi farcela del perché accade tutto questo.

Termino questo comunicato ringraziando la magistratura per la serietà dimostrata in una vicenda estremamente delicata come questa e faccio i miei migliori auguri per questo importante risultato all’ex CDA della Capo d’Anzio, che ringrazio per il  coraggio che hanno avuto nel saper difendere un importante patrimonio pubblico dal fallimento e da losche mani”.

Marco Maranesi, Movimento Civico “Energie per Anzio” Unione Civica di Anzio

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