I veleni di Pomezia, il diritto di sapere. Arpa, ci sei?

Aggiornamento delle 15,27, questo il documento diffuso dall’Arpa analisi arpa lazio. Beato chi ci capisce e soprattutto…. è stato come fare una passeggiata a Roma. Ma davvero? Restano i dubbi espressi sotto.

incendiopomezia

Ha “girato” il vento e da ieri sera ad Anzio si avverte una forte puzza di bruciato. Finora il meteo era stato clemente con il nostro lido, spingendo verso i Castelli il denso fumo sprigionato dalla Eco X di Pomezia che ancora brucia.

Sulle cause del rogo altri dovranno indagare, così come sul fatto che ci siano state segnalazioni dei cittadini cadute praticamente nel vuoto. Ora quello che interessa è avere informazioni certe sui rischi per la salute pubblica.

E’ comprensibile la precauzione del sindaco di Pomezia, del commissario di Ardea, così come sono sacrosante le misure adottate in assenza di indicazioni diverse, ma è inconcepibile che a quattro giorni dall’incendio e dai veleni che si sono certamente sprigionati da quel sito non si sappia ancora nulla sui potenziali rischi per la salute.

Stupisce soprattutto che l’Agenzia regionale per l’ambiente (Arpa) ci ripeta che “Dall’analisi dei dati non emergono superamenti dei limiti imposti per la qualità dell’aria ambiente dalla normativa vigente“. Purtroppo quando la comunicazione, anche in casi del genere, è soppiantata dal burocratese si scatena una reazione che è quella che viviamo quotidianamente: c’è l’amianto, che facciamo, si è depositato, oddio, ma no dai….

Confusione, dilettanti allo sbaraglio, specialisti da tastiera, persino falsi ispettori che vanno in giro. Nell’incertezza succede di tutto, perché chi deve dare informazioni commette l’errore di non voler creare allarme, ignorando che nel silenzio non fa che alimentarlo. O, peggio, nel dire: “I dati sono in linea con quelli misurati nelle giornate precedenti a quella dell’incendio e coerenti con quelli misurati normalmente in questo periodo dell’anno”  Ma no? E quali sono questi dati, quali i limiti, dove sono sul sito dell’Arpa dove, tra l’altro, l’ultimo comunicato stampa risulta pubblicato a giugno 2015 e nella sezione “news” l’ultima è di gennaio?

Ma chi è al vertice dell’Arpa le telefonate le riceve? Ai social dà una guardata? Le preoccupazioni le ascolta? Ecco, buon senso dovrebbe indurre a far conoscere in tempo reale quali sostanze sono state sprigionate  (dopo 4 giorni lo sapremo no?) qual è il limite, qual è il risultato delle analisi, quali rischi si corrono, a che distanza e via discorrendo. Tutto questo, a oggi, lo ignoriamo e un comportamento del genere favorisce la confusione, oltre a far venir meno quel poco di fiducia che resta nelle istituzioni.

Occorre essere bravi tecnici e all’Arpa sicuramente lo sono, ma occorre anche  capacità di informare e comunicare in modo corretto.  Dire che non c’è allarme o di evitare allarmismi significa avere l’effetto contrario, indicare con certezza i dati permette di avere conoscenza. Soprattutto perché neanche chi lo ha riferito – pensiamo – crede che se oggi rileviamo l’aria in casa nostra con il camino spento sia la stessa di quella del camino che, accesso, fa uscire del fumo. Suvvia, non pensate che i cittadini abbiano l’anello al naso…

Per questo quando c’è da comunicare, quando c’è da farlo a maggior ragione nei casi di emergenza, servono dei professionisti del settore.  Purtroppo tante istituzioni pubbliche continuano a ignorarlo o a trattare i giornalisti (quando ci sono) come pezze da piedi. I risultati sono evidenti, non saranno queste poche righe a convincere l’Arpa ma al posto dei sindaci pretenderei di avere i dati rilevati, i limiti e il confronto con le analisi precedenti pubblicati immediatamente e aggiornati di continuo. E’ la salute di tutti e non si scherza.

ps, in tutto questo chi è andato a dire sì per poi ripensarci, sul primo impianto previsto ad Anzio, ha nulla da dire?

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Bene sul caso Falasche, ma con le schede sarebbe meglio

granchiofalasche

Apprendiamo dall’ultimo numero del Granchio che il dirigente dell’area finanziaria del Comune di Anzio ha chiesto al Falasche la restituzione delle somme ricevute nel 2010 per la sistemazione del terreno di gioco. La società, fino alla data di quella richiesta, non aveva ancora versato una delle rate previste ormai sette anni fa. Ignoriamo se lo abbia fatto nel frattempo e sarebbe interessante che l’assessore Alberto Alessandroni – che di quella società resta il leader indiscusso – oltre a farci sapere che sono ultimati i lavori sulle strade cittadine, ci dicesse pure a che punto è la situazione rispetto al prestito.

Lui è ancora assessore e come ricorda anche il Granchio “dominus” del Falasche che usa ancora quell’impianto pubblico senza avere restituito un euro. “Se Alberto Alessandroni fosse stato solo presidente e non anche amministratore comunale avrebbe avuto una corsia preferenziale in una storia che ha causato anche un danno erariale alle casse del Comune? Crediamo proprio di no” – scrive ancora il settimanale.

Condivido e buon senso vorrebbe che questa vicenda si risolvesse. Perché è facile dire “non c’entro“, come in diversi hanno provato a fare: dai morosi che ricordano di non entrarci direttamente, perché dei tributi non versati risponde la Srl (della quale magari fanno parte) a quelli che compaiono ovunque (siti, giornali, social) rispetto, a società ma quando il Comune chiede di pagare il dovuto minacciano querele o richieste di risarcimento.

Comunque ben venga la richiesta di restituzione dei soldi  per il Falasche che nessuno vuole cacciare –  sia chiaro –  ma che deve stare alle regole. Vero, come ricorda il Granchio, che nessun dirigente comunale si era preoccupato prima (e pure qui, i doppi ruoli di assessori e consiglieri forse “pesano“, come nel caso di ordinanze mai eseguite, spiagge non revocate, tributi chiesti quando non era più possibile rinviare) ma sulla vicenda c’è un accesso agli atti e aspetto di avere il materiale richiesto. Magari ci si è mossi dopo la pubblicazione su questo blog, ma meglio tardi che mai.

Intanto rilancio la sfida 3.0: mettere on line – se esistono – tutte le schede del patrimonio pubblico. Con atto di assegnazione, eventuale canone, situazione dei pagamenti, scadenza del contratto e via discorrendo. Come ho avuto modo di dire quella del Falasche è solo la punta di un iceberg…

Interrogazioni parlamentari, Perronace replica

Il consigliere comunale Pasquale Perronace interviene sulle interrogazioni parlamentari che lo riguardano.  Come la penso l’ho detto molte volte e non lo ripeto, chi vuole può trovarlo in questo blog o negli archivi del Granchio.

perronace

Questa la sua replica:

“Provo dolore ed amarezza nel vedere continuamente il mio nome, insieme a quello della mia famiglia, associato a fatti con i quali non ho alcun coinvolgimento e che sono lontani anni luce dal mio modello di vita e dal mio impegno come Consigliere Comunale. Sarebbe opportuno che i parlamentari della Repubblica Italiana  si occupassero di problemi più seri e dei reali fenomeni criminosi che esistono in Italia. Ho tre figlie, otto nipoti ed una famiglia modello che continuamente, senza alcun motivo, si trova costantemente inserita all’interno di dossieraggi ed interrogazioni parlamentari redatte da persone che non hanno la minima conoscenza del nostro territorio. Sono rimasto senza parole nel ricevere una telefonata da mia figlia, che vive in Svizzera, preoccupata per alcuni articoli e per quanto dichiarato da chi dovrebbe rappresentarci nelle massime Istituzioni Democratiche. Dal 1985 vengo eletto in Consiglio Comunale, siamo venuti a lavorare ad Anzio nel lontano 1960 e tutti conoscono la mia correttezza e la mia condotta nell’esercizio delle mie funzioni. Chiedo soltanto rispetto per la mia famiglia, composta anche da otto nipoti minorenni, che senza alcun motivo è costantemente associata a squallide manovre, che nulla hanno a che fare con i nobili fini dell’attività politica”.         

Il Consigliere Comunale
Pasquale Perronace