Area Puccini, Attoni: “Tutto secondo il piano regolatore”

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Il vecchio adagio recita che quando la foglia si muove, il vento tira. Così dopo la pubblicazione della prossima edificabilità nella zona “Puccini” l’assessore all’urbanistica Sebastiano Attoni conferma ma rassicura. L’edilizia residenziale, del resto, sarebbe stata improponibile per quanto accaduto fino a oggi.

Presenteremo alla maggioranza e poi in giunta il progetto che rispetta quanto previsto dal piano regolatore, non c’è un metro quadro di residenziale, ma solo strutture turistico ricettive“.

Le cubature, previste a ridosso dell’Ardeatina, sono spostate a monte, il vincolo archeologico esistente sull’area è ovviamente escluso dal progetto che stando alle prime indiscrezioni prevede quatto diversi “blocchi” con attività mirate a congressi, realtà giovanili e spazi per anziani.

Avremo i 60 ettari previsti, anche qualcosa in più – aggiunge l’assessore – ripeto che è tutto nel rispetto delle previsioni di piano“.

Meglio così. Aspettiamo di vedere i progetti.

Urbanistica, l’ultimo “sacco”. L’area Puccini verso l’edificabilità

L'area Puccini vista da google.maps

L’area Puccini vista da google.maps

Era stato l’allora capogruppo di Forza Italia, Luciano  Bruschini, a chiedere di cancellare la cosiddetta lottizzazione “Puccini” – nell’area di fronte a Tor Caldara – “salvo insediamenti turistici” ai tempi della redazione del piano regolatore. Una vicenda che si trascinava dagli anni ’60 e per la quale, nel frattempo, si è espresso anche il Consiglio di Stato in merito all’originaria ipotesi di costruzione.

La proprietà aveva provato a far rientrare dalla finestra quello che era uscito dalla porta, prima con una “osservazione” respinta dal Consiglio comunale e poi con un ricorso al Tar “infondato” secondo i giudici amministrativi e mai appellato.

Oggi la proprietà ci riprova ed è pronta una delibera per far entrare – a questo punto dalla porta principale – la proposta allora bocciata. Cosa ne pensa l’oggi sindaco Luciano Bruschini?

Un passo indietro, al piano regolatore di Cervellati: inizialmente l’area, in passato edificabile, era stata inserita completamente a verde nelle previsioni di piano e in sede di osservazioni era stata modificata con la possibilità del privato di realizzare un centro congressi in cambio della cessione al Comune di 60 ettari di fronte a Tor Caldara.

Lì si sarebbe realizzato il “parco urbano” immaginato da Cervellati. Allora quando si parlava di “central park” a quello ci si riferiva, salvo ripiegare in campagna elettorale sull’ospedale militare e poi accontentarsi solo di una porzione. Il piano che doveva essere “mare, cultura e natura” ma in questi anni è diventato “varianti, cemento e furberie” prevedeva per quell’area  “una soluzione ottimale, specie quando questo parco e definito da un territorio ancora integro qual è quello di Tor Caldara. E soprattutto quando questo parco -da definirsi, lo si ripete, urbano- ha possibilità di accesso e di percorso pedonale, ciclabile e ippico, specie nella zona ad ovest”. Così leggiamo nella relazione del progettista, il quale immaginava un accesso da piazzale Roma, una “porta” del parco, collegato fino alla riserva di Tor Caldara.

Era uno dei punti qualificanti del piano che, per il resto, ha fatto costruire troppo e calato sulla realtà di Anzio ancora di più. Lo dice chi proponeva, paradossalmente, di non mettere più un mattone.

L’osservazione della proprietà, invece, proponeva di edificare con un indice più basso del precedente in cambio di 46 ettari al Comune. Venne bocciata prima in consiglio comunale nel 2002, poi dal Tar nel 2008, viene riproposta oggi e l’assessore Sebastiano Attoni è pronto a portarla in discussione.

Gli ettari, a quanto sembra, sono 45 ma del centro congressi e dell’hotel non c’è traccia. Certo, non sarebbe remunerativo, non c’è stato lo sviluppo che si immaginava, ma i villini lo saranno? Non basta il record di invenduto su un territorio che secondo Cervellati si sarebbe regolato da solo e dove, invece, c’è stata la corsa selvaggia all’edificazione, c’è chi prova a costruire ancora.

Sarebbe l’ultimo “sacco“.   

Urbanistica, le voci sul nuovo mercato: attenzione ai terreni vincolati

Pierluigi Cervellati

Pierluigi Cervellati

Negli ambienti si parla di vere e proprie pressioni. La corsa è partita da un pezzo, d’altro canto sono trascorsi dieci anni e quegli espropri il Comune non li farà. Scuola e piazza a Colle Cocchino, per esempio? Ma quando mai. Lo stesso per gli altri interventi pubblici previsti dal piano regolatore firmato da Pierluigi Cervellati e del quale anziché mare, cultura e natura abbiamo visto varianti, cemento e furberie.

Per queste ultime rischiamo di assistere a un ulteriore mercato, con l’interesse – ma le certezze in questo campo sono sempre difficili e le prove, purtroppo, intangibili – di un importante personaggio politico di casa nostra. Diciamo uno che ha diversi interessi, in settori trasversali. A muoversi sono imprenditori a lui vicini.

Proprio una furberia no, diciamo l’offerta a Tizio – proprietario di un terreno con vincolo ovvero dove si dovrebbe realizzare un’opera pubblica – di acquistare quel lotto. L’utente della strada dice, in prima battuta,: “ma come è vincolato….” Vero, tanto che il prezzo per chi acquista è a dir poco un affare. “Tanto, caro Tizio, tu non puoi farci nulla. Anzi, ti offro anche qualcosa in più…” Lui non può farci nulla, ma…

Il terreno è vincolato, vero, ma sono trascorsi ben oltre i cinque anni entro i quali il Comune doveva “usare” quel vincolo. Cosa che non ha fatto e difficilmente farà. Così l’offerente compra, poi ricorre al Tar e dice che non avendo il Comune eseguito le opere che intendeva il vincolo è decaduto e lui può realizzare di fatto ciò che vuole.

Meglio, propone al Comune – dove intanto l’importante personaggio ha preparato la strada – un progetto e se lo fa approvare. Basta una perequazione e il gioco è fatto.

Voci, ripetiamo, ma come ci ricorda un vecchio adagio anziate “quando la foglia si muove il vento tira”. Per questo è bene che l’assessore all’urbanistica del Comune (esiste ancora, sì?) dica chiaramente quanti sono e cosa intende fare dei lotti dove sono previste opere al momento irrealizzabili e riporti all’approvazione quei vincoli. Oppure dica che pur in presenza di una vittoria del nuovo acquirente non passeranno mai progetti di ulteriori costruzioni. Insomma, faccia qualcosa. Di cemento ne abbiamo avuto fin troppo, anche l’opposizione sia vigile.