Trasparenza, ecco il responsabile. Meglio tardi che mai

E certo che non si capisse nulla sulla trasparenza al Comune di Anzio. Mancava ancora il decreto. Che diamine, la forma vuole la sua parte e la burocrazia si nutre di timbri e protocolli. Così solo oggi il sindaco ha nominato responsabile della trasparenza il segretario generale, Pompeo Savarino.

Dopo l’ultimo consiglio comunale, nel quale il capogruppo del Pd e presidente della commissione trasparenza Andrea Mingiacchi aveva riferito di comprendere “le difficoltà oggettive” nell’attuare il decreto legislativo 33/2013 ho affermato che c’erano nomi e cognomi dei responsabili. Vale a dire sindaco e segretario. Perché decreto di nomina o meno, la legge va applicata. E chi è deputato a farlo, in un Comune, sono i vertici dell’ente. I quali – ricordo sempre lo stesso caso – hanno “brillato” nel non vedere la nota del Ministero dell’Interno che affermava l’incompatibilità dell’assessore Placidi. 

Adesso, almeno, sindaco e segretario non hanno più alibi. La nomina c’è stata, meglio tardi che mai, è ora che il Comune risponda. L’autorità nazionale anticorruzione ha già scritto  sul mancato rispetto della norma e chiesto chiarimenti dopo l’esposto del gruppo “Cittadini a cinque stelle”. Le richieste dei consiglieri comunali, figuriamoci quelle dei cittadini, sono sistematicamente inevase. Sul sito non compaiono ancora tutti gli atti e quelli che ci sono, spesso, sono incompleti.

Il tempo è scaduto e giova ricordare una recente frase di Raffaele Cantone, nuovo responsabile dell’Autorità nazionale anti corruzione e magistrato di provata fama nella lotta alla criminalità organizzata. “La trasparenza è l’anticorpo più potente nei confronti del malaffare. La corruzione è un reato che si compie al buio e il rimedio più efficiente per contrastarlo sta nella trasparenza”.
Sindaco e segretario, è l’ora dell’accessibilità totale.

Allergia alle notizie, denunce e il volto del sindaco

“Registra, registra…” A sentire la conferenza di Patrizio Placidi (http://www.inliberuscita.it/politica/28836/patrizio-placidi-gioca-a-fare-il-boss-e-minaccia-la-stampa/) non c’è da stupirsi. Conosciamo il personaggio, ormai da tanti anni, e arriviamo persino a comprendere lo sfogo. E’ eloquente, in quei pochi minuti, la faccia del sindaco Luciano Bruschini. E’ la migliore risposta a chi, avendo un importante ruolo istituzionale come quello di presiedere il consiglio comunale, dovrebbe evitare certi toni minacciosi.
Se Repubblica ha sbagliato saranno i magistrati a stabilirlo, sfugge cosa abbiano fatto altri ma Placidi è libero di denunciare chi vuole. L’ha già fatto, del resto, con quattro cittadini che sulla base di dati dell’Arpa Lazio segnalavano l’inquinamento del mare in un determinato periodo. Servirebbe un’inchiesta non sulla sua denuncia, ma su come funziona il protocollo del Comune di Anzio e la comunicazione tra enti rispetto ai dati dell’inquinamento o, peggio, al parere per il quale Placidi era incompatibile ma è rimasto al suo posto. Parere nascosto per oltre un anno in Comune e sul quale – davvero – si dovrebbe indagare. Ma il personaggio è questo, prendere o lasciare. Con me o contro di me, i giornalisti “amici” (e non ci tengo affatto ad esserlo) e quelli che non lo sono, quelli che sanno fare il mestiere perché scrivono ciò che piace a Placidi e quelli incapaci perché cercano e diffondono notizie. Sì, notizie. La differenza è tutta qui: i giornali esistono per riportarle, dopo averle verificate e valutate. Se Repubblica non l’ha fatto vedremo, su cosa hanno fatto altri anche. Ma parliamo di notizie, quelle che spesso sono scomode per i politici, quelle che a Placidi non sono mai piaciute.
Dispiace un atteggiamento del genere e, ripetiamo, il volto del sindaco è la migliore risposta. Di avvocati pronti a “dividere” i risarcimenti come ha spiegato Placidi ce ne saranno molti e anche bravi, chi dovrà difendersi ne avrà di altrettanto bravi non nel “dividere” ma nell’affermare il principio costituzionalmente garantito della libertà di stampa. Esiste uno sportello, all’Associazione stampa romana, sulle “querele temerarie”. Lo ha messo in piedi un principe del foro come Oreste Flammini Minuto che purtroppo non c’è più ma nel solco del quale si continua la sua attività.
Ed esiste un osservatorio “Ossigeno per l’informazione” che mette insieme i tanti Placidi che in Italia sono allergici alle ricostruzioni dei giornalisti.
Stia tranquillo, dunque, e pensi alla campagna elettorale davvero. Alla sua, non a quella di altri che inventa, è una cosa che gli riesce particolarmente bene dati i risultati ottenuti. Stia tranquillo, perché in fatto di denunce è in grande e pessima compagnia.

Forza Italia a caccia del “nemico”, ma i problemi sono altri…

Come inizio non c’è male. La rinata Forza Italia sembra avere bisogno di un “nemico” e l’ha individuato nel sottoscritto, sul quale da più parti si continua ad alimentare la fandonia della candidatura a sindaco già pronta. E’ successo anche ieri nell’incontro all’Astoria.

Gente che ha smesso di lavorare da tempo o, peggio, non l’ha mai fatto per dedicarsi alla vita politica, si diverte a fantasticare su elezioni che sono lontane quattro anni – salvo scossoni – o a perdere tempo su ipotetici accordi presenti solo nella loro mente. E così uno che fa il giornalista e cerca di svolgere semplicemente la sua professione ed esprimere il proprio pensiero, diventa candidato (Perché? Deciso da chi? Quando?) e quindi “spauracchio” da usare per una platea che si preoccupa – invece – semplicemente di restare legata al treno della gestione della cosa pubblica ad Anzio.

Individuato il “nemico”, si passa oltre. Diciamo che il coordinatore di Forza Italia, Patrizio Placidi, nel corso degli anni ne ha trovati molti (mitica la frase rivolta in consiglio comunale a Sergio Mangili “ti stai preoccupando di un futuro che una futura sedia a sinistra ti potrebbe vedere”) compresi i suoi attuali alleati, quando entrando nella sede degli allora Popolari a vittoria di Stefano Bertollini ormai acquisita urlava “fascisti”. O quando, da solo, si è candidato primo cittadino senza grande fortuna.

Ma serve il fumo agli occhi, trovare una scusa per nascondere una gestione sulla quale, invece, c’è più di qualche ombra. Ecco “il complotto”, allora, d’altro canto se ne vede Berlusconi perché non i suoi di “Forza Silvio”? Non si immagina che la Ragioneria dello Stato abbia fatto il suo dovere, né che in Comune qualcuno si sia “dimenticato” di andare a verificare chi pagava e chi non la tassa sui rifiuti – facendo accumulare in cinque anni circa 17 milioni di euro – no: è una macchinazione.

Ha spiegato oggi il segretario del Psdi, Paride Tulli (http://www.inliberuscita.it/politica/28610/rifiuti-e-rischio-dissesto-tulli-il-comune-affondava-e-i-dirigenti-venivano-premiati/) come funzionava.

E’ a questo che devono rispondere, politicamente, Placidi & C. prima di inventare candidati che non ci sono, strategie fantasiose e complotti. Perché c’è la relazione del ministero che ha già portato a fare delibere “riparatorie”, c’è una situazione con la riscossione rifiuti resa nota dalla stampa che l’ha appresa perché c’è stata una riunione tra il vice sindaco e i dirigenti nella quale un allarme è stato lanciato. Poi ci sono la poca trasparenza che resta un problema, un sito fuori legge, un fascicolo spedito in Procura dalla Finanza con l’ipotesi di voto di scambio rispetto ad assunzioni “elettorali”, le tensioni in maggioranza e chi più ne ha ne metta.

Diverso il discorso sulla vicenda sollevata da “Repubblica”. Se è vero, come fino a oggi è vero, che formalmente non sono indagati il sindaco Luciano Bruschini e il presidente del consiglio comunale Patrizio Placidi, è stata una cosa grave. Gravissima. Ci sono le sedi per accertarlo e speriamo si faccia chiarezza al più presto. Per il bene di persone che dicono (e gli crediamo) di essere state ingiustamente coinvolte, ma soprattutto per la città che non merita nemmeno il sospetto di legami a dir poco singolari.