Lo sbarco di Anzio, Ulisse e l’inutile campanilismo

sbarco

Va detto grazie ad Alberto Angela e alla trasmissione Ulisse andata in onda sabato scorso per come è stato ricostruito l’intero contesto dello sbarco di Anzio nell’ambito della seconda guerra mondiale e della liberazione di Roma e dell’Italia.

Anziché pensare al “solito” sbarco, alla carnevalata in piazza e al Tirrena, immaginiamo sin d’ora di invitare Alberto Angela il 22 gennaio 2016 e prima di mandare in onda in tutte le scuole il suo lavoro e quello dell’équipe della trasmissione. Lo sbarco alleato sulle nostre coste, noto come “di” Anzio, è nulla se lo si esclude dal contesto nel quale è avvenuto. Meno ancora se pensiamo semplicemente a stabilire il punto esatto dove sono arrivati gli americani e dove gli inglesi, se alle vicende storiche sostituiamo quelle campanilistiche.

Ad Anzio è stata istituita la giornata della pace, si sta cercando di lavorare in tal senso, poi a gennaio abbiamo visto la guerra scimmiottata. Meglio, ovviamente, quella che ci ha fatto rivivere Angela, inserita in un percorso generale, che riguarda la liberazione di Roma ma anche le sofferenze patite a Cisterna, Aprilia, Lanuvio e quelle a sud del Lazio con Cassino e i dintorni. Perché quella è stata la guerra vissuta dai nostri genitori e nonni, da lì si parte per costruire la pace. A maggior ragione oggi, quando il Mediterraneo vive una guerra non dichiarata che vede morire migliaia di poveri immigrati che sognano semplicemente l’Europa e fuggono da conflitti che fingiamo di non vedere.

Per questo sono inutili tanto il campanilismo quanto le manifestazioni, spesso rabberciate, messe in piedi e che restano fini a se stesse. Spendiamo gli stessi soldi per fare un reale percorso di pace, per cominciare a costruire ad Anzio, Nettuno, Aprilia, Cisterna un grande museo diffuso delle atrocità vissute dalle nostre popolazioni. Un percorso da fare tutto l’anno, non solo il 22 gennaio. Facciamo di questo territorio un simbolo, lanciamo da terre devastate e popolazioni sfollate un messaggio all’Europa e al Mediterraneo. E’ uno nostro dovere per ciò che hanno vissuto e visto quanti ci hanno preceduto.

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