I circoli “padroni”, ma il porto è dei cittadini…

marinamateriale

I circoli velici che saranno “diffidati” per lasciare i luoghi dei quali la Capo d’Anzio è – piaccia o meno – concessionaria, rappresentano una parte di quelli che preferiscono l’attuale situazione di sbando. A loro, tutto sommato, il porto va bene così.

Certo, da decenni si trovano in una zona esclusiva, pagano un canone irrisorio (4.000 euro l’anno circa sia il Circolo vela Roma sia il Canottieri Tevere remo) e fanno ciò che vogliono. Si sentono “padroni”, insomma.

Ora che non è più così fingono di non sapere che da quasi venti anni c’è una società a maggioranza pubblica che il nuovo porto voleva farlo e che, adesso, è di fatto incaricata di gestirlo. Ha – non “avrebbe”, come sostenuto dai circoli – una concessione rilasciata dalla Regione, ha chiesto a chi detiene gli attuali spazi una “manleva” per poter proseguire e chiederà poi di essere pagata con un canone lievemente superiore all’attuale.

Una storia che poteva essere gestita diversamente, certo. Una società prossima al fallimento che sarà salvata dalla ricostituzione del capitale appena sottoscritta, dopo la mozione del Pd in Consiglio comunale, e dall’emissione di bollette ai concessionari che dimostreranno che in bilancio ci sono potenziali incassi. Una società che ha comunque titolo ed è per il 61% dei cittadini di Anzio. Molti dei quali, nelle rispettive famiglie, hanno sentito i racconti dei nonni che lì, proprio lì dove sono i circoli esclusivi, andavano a fare il bagno nei primi anni del secolo scorso. Tuffo dal porto, poi a nuoto fino allo “scoglio Molettone”. Non c’erano i circoli dei vip, quelli che fra un corso di vela e qualche quota sociale potrebbero già pagare ampiamente il canone annuo. E che adesso stanno facendo ciò che prima di loro ha fatto la Lega Navale – ora, invece, diventata “amica” del progetto – come se il porto fosse loro.

Così, per ricordare un po’ di storia e per dire – a Marconi che è il socio privato della Capo d’Anzio e ai circoli che sembrano disconoscere la società, a quanti pensano che la loro concessione è intoccabile – che il porto era, è e resta dei cittadini.

Diverso il discorso degli ormeggiatori, con i quali la vicenda andava sicuramente gestita in modo diverso e che si dovrà necessariamente affrontare riconoscendo loro delle garanzie. Ma chi fa di ampi spazi come quelli dei circoli una vera e propria attività e pensa di continuare senza rapportarsi con chi il porto deve gestirlo e, forse, finalmente farlo, è francamente troppo.

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