Ispettori ambientali fino al 2015. Se conoscessimo i risultati…

ispettori

Mentre continuiamo a domandarci se sono regolari o meno, quante multe hanno fatto e se il Comune vedrà mai quei soldi, mentre emerge un’incompatibilità tra chi controlla e chi è controllato, i volontari del “Nucleo ispettori ambientali comunali” di Anzio continuano a prendere i loro rimborsi. A tempo di record. E’ stato già liquidato agosto, se per tutti il Comune pagasse come per queste associazioni sarebbe di un’efficienza assoluta.

A forza di andare avanti, però, ci si rende conto di ulteriori anomalie. Agli ispettori, infatti, è stato fornito un tesserino che a quanto pare dà diritto anche a sconti in non meglio specificate strutture convenzionate. Hanno anche il parcheggio gratuito “per compiti istituzionali”, ma quello che colpisce è che la scadenza del tesserino – con tanto di foto, numero del decreto, simbolo del Comune e firma del sindaco – è fissata al 2015.

Fateci capire: una quarantina di persone avranno fino ad allora quel tesserino valido. Cosa potranno fare? E come deve comportarsi un cittadino di fronte a questi novelli “sceriffi” che mostrano quel tesserino? E i benefit di oggi, proseguiranno, parcheggio compreso? O andrà avanti – con la storia dei rimborsi – il servizio di controllo del quale continuiamo a non sapere nulla?

Se l’assessore Placidi ci fosse, batterebbe un colpo.

La mafia, Fondi, i silenzi, la povera Nettuno

La Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione

La sentenza della Corte di Cassazione che conferma la presenza a Fondi di un’associazione a delinquere di stampo mafioso riapre una vicenda che è stata purtroppo archiviata con troppa facilità. E’ quella del mancato scioglimento del consiglio comunale di Fondi, chiesto dal prefetto Bruno Frattasi dopo il lungo lavoro della commissione d’accesso, fatto proprio dall’allora ministro Roberto Maroni, portato nel consiglio dei ministri presieduto da Silvio Berlusconi e lì rinviato più volte e poi bocciato a fronte delle dimissioni di quell’amministrazione. Quella che lo stesso Maroni indicò come la scelta di “ridare la parola al popolo sovrano” era e resta una vergogna nazionale. Una pagina buia nell’applicazione delle misure di prevenzione nel nostro Paese.

E non serve la sentenza odierna a stabilirlo, perché la commissione d’accesso – funzionari dello Stato che qualcuno definì incautamente “pezzi deviati” – avevano accertato ciò che era partito dalle dichiarazioni di un assessore, eletto con i voti del clan, e messo nero su bianco il marcio di quel sistema per il quale – applicando prima che entrassero in vigore le nuove norme e chiedendo a Frattasi una nuova relazione – alla fine hanno pagato un paio di dirigenti con delle sospensioni.

Amo ripetere, quando parlo di criminalità organizzata nel Lazio e in provincia di Latina in particolare, che avevo più capelli di oggi e non ancora bianchi quando scrivere di “infiltrazioni” o di “interessi” era considerato quasi uno scoop. Oggi abbiamo sentenze per 416 bis – per Fondi come per Latina, per i Tripodo/Trani come per gli Schiavone/Noviello – e c’è chi prova ancora a negare o minimizzare. E’ di ieri la notizia della confisca di 30 milioni di beni a una famiglia in odore di ‘ndrangheta, non è passato molto tempo dalle condanne in primo grado ai Gallace. Segno che lo Stato, sia pure lentamente, risponde. E non è affatto “deviato”.

Quello che stupisce dopo la sentenza odierna è il silenzio della politica. Di quelli – di ogni schieramento – che sono abituati a fare attraverso solerti uffici stampa auguri a chi viene eletto anche al condominio, a commentare tutto il possibile, a inondare di comunicati redazioni. Quelli che oggi hanno taciuto. Come se la sentenza di Fondi non fosse epocale. 

A fronte di tutto questo fa quasi tenerezza la povera città di Nettuno. Lì il Consiglio comunale è stato sciolto per un centesimo rispetto a quanto emerso a Fondi. E non servirono i big nazionali che prendevano i voti o erano abituali frequentatori di questi lidi. No, quel Consiglio andava sciolto e non si fecero sconti. Pisanu, allora ministro dell’interno, avrà mille difetti ma non è Maroni. Oggi c’è un clima poco piacevole, ma le vicende – e spero di non sbagliare – sembrano più legate a piccoli interessi locali che ad altro.

Perché parliamo di città sane, attenzione, di un tessuto sociale non compromesso – non ancora almeno – ma Consigli comunali, classe politica e dirigenziale, che nella migliore delle ipotesi, a Nettuno come a Fondi, si giravano dall’altra parte. 

Ieri si è ricordato – poco e male – il delitto del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Diceva: “Finché una tessera di partito conterà più dello Stato, non ce la faremo mai a vincere”    

Non restano che l’indignazione, allora, per come finì la vicenda Fondi e l’auspicio che alla crescita della cultura della legalità si accompagni uno Stato che faccia sempre e dovunque la sua parte. 

Volontari: sorprese, Comune efficiente e un altro controllore-controllato

dterminangelita

I volontari a pagamento colpiscono ancora. Anzi, si scoprono vicende singolari a voler ben guardare dietro il fenomeno dei “rimborsi spesa”. La prima è che il 16 luglio – ma le determine sono pubblicate solo oggi, chissà perché… – il gruppo comunale di protezione civile “Angelita” riceve l’affidamento dell’incarico, impegno e liquidazione per “servizi da svolgere in aree demaniali marittime”, poi con l’atto successivo riceve un contributo per “vigilanza e pulizia arenili a libera fruizione”. Cose che il Comune deve fare, attenzione, ma a leggere gli atti – a questo serve la trasparenza che tanto dà fastidio ai vertici della nostra amministrazione – si scopre la seconda cosa. Cioè cosa devono fare i volontari sulle spiagge. Nel primo caso dal 12 luglio al 14 settembre devono occuparsi della “vigilanza di aree demaniali marittime soggette a pericolo di crolli e/o smottamenti e precisamente Arco muto e Tor Caldara con l’onere di ripristino ove necessario di cartellonistica e recinzioni, atte a non far transitare e sostare gli utenti in dette aree e alla rimozione dello stato di pericolo sito in area ante traslazione stabilimento Pilone 2”. Attività per la quale lo stesso ufficio demanio ha chiesto di prestare servizio proprio al gruppo Angelita che a sua volta ha chiesto “un contributo economico forfettario per rimborso spesa di 7500 euro” impegnato e pronto a essere liquidato “successivamente alla consegna dei giustificativi delle spese sostenute”.

Terza scoperta: stesso giorno, atto successivo a quello appena letto, stessa associazione e medesime motivazioni – vale a dire provvedere alla salvaguardia e al mantenimento delle spiagge libere – si apprende che “per esigenze straordinarie” è stato chiesto ai volontari di “prestare servizio su arenili a libera fruizione del Comune per svolgere pulizia e vigilanza zone interdette Arco muto”. Continuiamo a leggere: dal 13 al 15 giugno, dal 20 al 22 giugno e dal 28 giugno all’1 luglio. Dieci giorni, in tutto, per 3.000 euro che “considerata la congruità dei costi” – stabilita come? – viene liquidate in quella sede. Come? Sulla base di note inviate dal gruppo e acquisite al protocollo del Comune ma non si sa in quale data. Magari il 14 o 15 luglio, non ci sarebbe da scandalizzarsi visti illustri precedenti… Ora c’è da fare uno sforzo di memoria, ma non è che la spiaggia delle Grotte di Nerone fosse particolarmente pulita in quei giorni, però possiamo certamente sbagliare.

Ancora scoperte, allora, meglio restare agli atti. Arriviamo al 13 agosto e vengono liquidati i contributi alle associazioni di volontariato. Parliamo degli ispettori ambientali, per intenderci. Qui scopriamo quanto il Comune, se vuole, sa essere efficientissimo. Il gruppo Guardie ambientali presenta il 31 luglio la rendicontazione per il servizio svolto dal 30 giugno al 27 luglio e due settimane dopo ottiene i 2796 euro richiesti. Il gruppo “Angelita” presenta il rendiconto per lo stesso periodo il 4 agosto e 9 giorni dopo ottiene i 4.044 euro di rimborso spese. Curiosità: hanno la stessa sede, segno che tra associazioni si organizzano e dividono gli spazi.

E qui facciamo prima delle domande, poi poniamo l’ultima questione. Allora: si può sapere cosa hanno fatto questi ispettori ambientali e quanto, in termini di pulizia e decoro della città ma anche sanzioni da far introitare alle casse comunali hanno prodotto? Speriamo di sì, pur mantenendo tutti i dubbi sul fatto che possano sanzionare…

Ciò che sappiamo è che in Comune c’è un altro caso di controllore/controllato dopo quello, ancora irrisolto (ma non solo qui, va detto) del segretario comunale che è responsabile dell’anticorruzione ma poi gestisce interi settori dell’ente. Si tratta del vigile urbano distaccato presso l’ufficio ambiente, al quale gli ispettori fanno capo, chiamato immaginiamo a organizzare e verificare ciò che fanno i volontari e al tempo stesso punto di riferimento dell’associazione “Angelita” praticamente da sempre.

Va bene tutto, per carità, chiunque segue il volontariato deve solo che avere encomi. A forza di leggere atti ci facciamo, però, un’idea sempre più diversa. Così, solo per curiosità: quanti fornitori del Comune hanno visto impegnare e liquidare le loro spese in così poco tempo? E più di 14.000 euro a un’associazione di volontariato, più quelli che verranno per i mesi a seguire, non sembrano “rimborsi spese” eccessivi?

A caccia della posta, quel tipo simpatico che però non convince

L'ufficio di Nettuno

L’ufficio di Nettuno

Non ha alcun cartellino per essere identificato ma è simpatico, soprattutto quando dice con un inconfondibile accento campano “in zona abbiamo cinque competitor, ormai di posta ne consegniamo poca”. Per niente, a dire il vero, e da mesi. Il motivo è semplicissimo: cambio “zona”, da Anzio a Nettuno.

E siamo lì, al centro smistamento di via della Vittoria, a Nettuno, in fila sotto al sole insieme a decine di altre persone. Da Anzio, dove siamo andati a chiedere lumi, ci hanno “dirottato”. Il simpatico signore prende appunti e prova a spiegare: “Via della Cannuccia? Chiedete al Comune che ha cambiato i numeri civici, quelli sono incapaci e poi ve la prendete con noi...” Il gentile utente che gli sta di fronte prova a replicare dicendo che il suo numero non è cambiato, è sempre quello, ma la posta non arriva. Spunta un altro addetto, anche lui non identificabile, e spiega a un gruppo di donne che a viale Europa il portalettere passa “solo che quello di prima aveva imparato i nomi, il nuovo non li sa e si crea il problema”. Anche le signore provano, inutilmente, a spiegare che sono in casa e del postino non v’è traccia. Guai, poi, se il portalettere prima entrava nel residence e oggi non lo fa più: “Non siamo tenuti, è la legge, il postino vi faceva un favore”. Quale legge? Nessuna risposta. Allora uno va a cercare e scopre nel decreto 9 aprile 2001 del Ministero delle Comunicazioni che: “Le cassette devono essere collocate al limite della proprietà, sulla pubblica via o comunque in un luogo liberamente accessibile, salvi accordi particolari con l’ufficio postale di distribuzione“. Un accordo – magari non scritto – evidentemente c’era, ma vallo a spiegare… 

Ci sono persino un paio di avvocati a chiedere delucidazioni su raccomandate introvabili, mentre il clima è tutt’altro che tranquillo. Il personale ha le sue ragioni, è esasperato da continue e quotidiane richieste, si rende conto che qualcosa non quadra, figuriamoci le ragioni di chi non vede bollette e altro da mesi e chiede di verificare se c’è o meno la sua posta. Anche ci fosse, non potrebbero consegnarla. Altrimenti “ci denunciano”. Paradossale. Ma chi e perché? Scusate: la posta non ci arriva, è in giacenza qui, se la consegnate voi chi dovrebbe denunciarvi? Misteri…

E dire che la vicenda non è di oggi, sistematicamente viene segnalata dagli organi di informazione e in zone diverse. Saranno i “competitor” citati dal simpatico dipendente delle Poste che è tutt’altro che convincente o il segno che qualcosa non va?

Agostino Gaeta si ferma, brutto giorno per la libertà

gaeta

Quando un giornalista si ferma è sempre una cosa grave. Agostino Gaeta può stare più o meno simpatico, si può condividere o meno quello che scrive e il modo come lo fa, ma oggi è un giorno brutto per la libertà di espressione. Mi occupo poco di Nettuno, ma il clima non mi piace affatto. 

Da domani eviterò perfino di andare in giro per il paese. Si è insediato un sistema di stampo mafioso che limita le libertà individuali…” C’è bisogno di aggiungere altro? Sono parole pesantissime quelle di Gaeta, al quale – non dimentichiamolo – è anche già andata a fuoco un’auto. Ora, con quello che sta accadendo a Nettuno, la sua trasmissione su Youngtv – il titolare della quale segnalò uno strano controllo ormai tempo fa – andava a mille. Però Agostino si ferma.

Chi lo ha minacciato e perché? E’ quello che vorremo vedere scritto sul prossimo numero del suo Controcorrente, come denuncia pubblica di una situazione che a Nettuno – ma in parte anche ad Anzio – non è più sostenibile. Spesso con Agostino sono stato in disaccordo, ora gli esprimo tutta la solidarietà possibile e gli dico di non mollare. 

Fallimento dietro l’angolo, così rispunta il Consorzio campano

villa_sarsina_fronte_anzio

La delibera bocciata all’assessore Giorgio Zucchini, un problema che resta e che si riproporrà a stretto giro. Strettissimo: recuperare i circa 15 milioni di euro che per un motivo o per un altro il Comune non ha riscosso. I famosi residui attivi che sono tutt’altro che “normali” e che continuano a essere una spina nel fianco del bilancio di Anzio. Il motivo è semplicissimo: si continua a spendere senza alcuna certezza delle entrate. Non c’è ancora un quadro preciso relativo alla Tares dello scorso anno, ad esempio, ma è noto che la stava pagando circa il 55% dei cittadini. E non andrà meglio, adesso, con la Tari.

E’ vero, ad Anzio c’è una propensione elevata a non versare i tributi locali, avvalorata dal fatto che tanto nessuno è andato a cercare gli elusori ed evasori, né si è mai investito sulla creazione di una cultura del contribuente. Difficile – sempre per fare un esempio – far credere che sono soldi spesi bene quelli versati con la tassa per i rifiuti, pure aumentata rispetto allo scorso anno, quando la città è sommersa dall’immondizia.

Allora ecco la soluzione per provare a recuperare e fare cassa, quella della famosa delibera che non poteva passare come niente fosse ma che, adesso, verrà fatta ingoiare come un’amara medicina. Insieme alla vicenda della fidejussione per la Capo d’Anzio, questa è la prima emergenza da affrontare ora che le ferie sono finite e il Comune si ripopola dopo un mese nel quale politici e dirigenti se la sono presa giustamente comoda.

Il Consorzio con sede in Campania, scelto non si sa come da Zucchini – esistono realtà anche nel Lazio, la Provincia ha messo in piedi una struttura analoga – sarà fatto ingoiare alla maggioranza come una pillola amara ma necessaria. E magari basterà promettere che qualche notificatore di cartelle sarà “assunto” tra gli amici….

Il motivo è semplice: non c’è più un euro, la cassa del Comune è al collasso, le anticipazioni non sono più possibili e per di più c’è un mutuo da pagare. Il sindaco Luciano Bruschini si è sempre vantato di non averne fatti, ora è stato costretto a contrarlo con la Cassa depositi e prestiti per pagare 10 milioni e più di debiti pregressi.

Debiti che se non ci sono entrate, continuano a crescere. Così arriva il Consorzio campano, ultima strada per provare a non dichiarare il fallimento.

Porto, la banca batte cassa. Forse finalmente capiremo

L'home page del sito Marina di Capo d'Anzio, registrato dal socio privato

L’home page del sito Marina di Capo d’Anzio, registrato dal socio privato

Forse avremo delle risposte. Forse. La Banca popolare del Lazio vuole che sia il consiglio comunale di Anzio a votare il rinnovo del prestito scaduto un anno fa, mai onorato e del quale nemmeno è stato rispettato – a quanto sembra – uno straccio di piano di rientro messo in piedi per evitare il peggio.

La situazione relativa al prestito – ottenuto per registrare la concessione demaniale – era una delle questioni poste al sindaco meno di un mese fa. Sappiamo per altre vie che non è stato pagato. Ebbene sarà il caso che il sindaco, in quanto rappresentante del 61% delle quote della Capo d’Anzio che sono dei cittadini, spieghi finalmente e faccia capire se si sta procedendo per tentativi ed errori o se c’è qualcosa di concreto intorno a vicende che si sentono negli ambienti e nessuno finora ha mai confermato né smentito.

Come diciamo dalle nostre parti: se la foglia si muove, il vento tira. Per questo oggi più che mai il sindaco ha il dovere di andare in consiglio comunale non tanto a portare in discussione l’atto preteso dalla Banca popolare del Lazio ma a spiegare. Alla città prima ancora che al consesso o, peggio, ai componenti di una maggioranza litigiosa altrimenti chiamati ad alzare la mano com’è stato per un piano dei rifiuti incomprensibile o un bilancio viziato sotto diversi aspetti. 

E ci piacerebbe tanto sentire cosa sapeva il socio di maggioranza di un privato che il consiglio comunale unanime ha votato per liquidare e che, invece, cambiava la carta intestata, registrava un sito con il suo nome e logo (Marina di Capo d’Anzio) aveva e ha una pagina facebook propria. Ci piacerebbe sapere da Luciano Bruschini, ma anche dal presidente di nomina pubblica Luigi D’Arpino, cosa avrebbero fatto se in una loro società privata chi aveva la minoranza agiva come sta facendo Renato Marconi. A meno che ne fossero a conoscenza ed esistano atti formali che autorizzano il socio privato – non è una banalità, anche se forse è l’ultimo dei problemi – a cambiare nome, logo e registrare un dominio. A meno che nell’intenzione sempre paventata da Bruschini non sia stato già deciso di vendere le quote pubbliche o una concessione che si avvia alla scadenza e con le poche idee – pure confuse – di chi sta portando avanti l’impresa perde ogni giorno di valore.

Comunque si dovrà andare in consiglio comunale e pure a stretto giro, così ha chiesto la Banca popolare del Lazio, ma non basterà rinnovare il prestito. Sul porto serve chiarezza una volta per tutte.