Porto, la banca batte cassa. Forse finalmente capiremo

L'home page del sito Marina di Capo d'Anzio, registrato dal socio privato

L’home page del sito Marina di Capo d’Anzio, registrato dal socio privato

Forse avremo delle risposte. Forse. La Banca popolare del Lazio vuole che sia il consiglio comunale di Anzio a votare il rinnovo del prestito scaduto un anno fa, mai onorato e del quale nemmeno è stato rispettato – a quanto sembra – uno straccio di piano di rientro messo in piedi per evitare il peggio.

La situazione relativa al prestito – ottenuto per registrare la concessione demaniale – era una delle questioni poste al sindaco meno di un mese fa. Sappiamo per altre vie che non è stato pagato. Ebbene sarà il caso che il sindaco, in quanto rappresentante del 61% delle quote della Capo d’Anzio che sono dei cittadini, spieghi finalmente e faccia capire se si sta procedendo per tentativi ed errori o se c’è qualcosa di concreto intorno a vicende che si sentono negli ambienti e nessuno finora ha mai confermato né smentito.

Come diciamo dalle nostre parti: se la foglia si muove, il vento tira. Per questo oggi più che mai il sindaco ha il dovere di andare in consiglio comunale non tanto a portare in discussione l’atto preteso dalla Banca popolare del Lazio ma a spiegare. Alla città prima ancora che al consesso o, peggio, ai componenti di una maggioranza litigiosa altrimenti chiamati ad alzare la mano com’è stato per un piano dei rifiuti incomprensibile o un bilancio viziato sotto diversi aspetti. 

E ci piacerebbe tanto sentire cosa sapeva il socio di maggioranza di un privato che il consiglio comunale unanime ha votato per liquidare e che, invece, cambiava la carta intestata, registrava un sito con il suo nome e logo (Marina di Capo d’Anzio) aveva e ha una pagina facebook propria. Ci piacerebbe sapere da Luciano Bruschini, ma anche dal presidente di nomina pubblica Luigi D’Arpino, cosa avrebbero fatto se in una loro società privata chi aveva la minoranza agiva come sta facendo Renato Marconi. A meno che ne fossero a conoscenza ed esistano atti formali che autorizzano il socio privato – non è una banalità, anche se forse è l’ultimo dei problemi – a cambiare nome, logo e registrare un dominio. A meno che nell’intenzione sempre paventata da Bruschini non sia stato già deciso di vendere le quote pubbliche o una concessione che si avvia alla scadenza e con le poche idee – pure confuse – di chi sta portando avanti l’impresa perde ogni giorno di valore.

Comunque si dovrà andare in consiglio comunale e pure a stretto giro, così ha chiesto la Banca popolare del Lazio, ma non basterà rinnovare il prestito. Sul porto serve chiarezza una volta per tutte. 

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