Grazie Roger, adesso per favore basta giocare alla guerra

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L’immagine di Roger Waters bambino in braccio al padre che ci ha accompagnato nei giorni in cui il grande musicista è diventato nostro cittadino onorario apre il film. Il certificato che parla del padre, morto ad Anzio, è lì sullo schermo in una sala non da tutto esaurito ma comunque gremita. Di quello che è successo in Italia con gli sbarchi alleati e di Anzio si parlerà ancora in un film per il quale dobbiamo dire solo grazie al nostro concittadino.

Sono oltre due ore intense, commoventi, belle, soprattutto che ci danno un messaggio di pace preciso. Nella grande parete di volti che chiude il film, fatta di persone decedute nelle guerre più disparate, c’è il senso pieno di quello che Waters dice al mondo.

E’ assolutamente condivisibile quello che afferma Luca Marra “Waters racconta l’inutilità della Guerra, il muro esempio famigerato del confine, delle divisioni, del dolore“. Sapevamo che aveva perso il padre, per esempio, non che la precedente guerra aveva portato via il nonno. Ci si commuove quando lui e i pronipoti si fermano davanti a quella croce, in un cimitero francese.

Ciò che interessa qui è che davanti agli occhi di milioni di persone è riecheggiato e riecheggerà il nome di Anzio, per questo il film è una grande occasione. Occorre crederci, però, fare come all’avvento della Palmolive. Racconta Castore Marigliani che gli americani chiedevano infrastrutture, certezze, e lui diceva sempre di sì. Ammettendo di non sapere, in quel momento, dove avrebbe trovato i soldi ma di avere chiara in mente l’opportunità che quell’investimento avrebbe dato.

Per questo farà bene il sindaco, Luciano Bruschini (ieri sera in sala c’era la delegata all’archeologia, Valentina Salsedo) a scrivere a Waters e ringraziarlo, dicendogli che Anzio è a disposizione come città della pace, di tutti i muri abbattuti. E’ una grande opportunità.

Tuo padre sarebbe fiero di te” – questo racconta rispetto a un incontro con un ferito in battaglia. E noi dobbiamo essere fieri di averlo come cittadino onorario, provando a coinvolgerlo in un grosso progetto che possa essere al pari della Palmolive più di 50 anni fa.

Allora, fermo restando il rispetto per chi ha combattuto e ha lasciato la vita qui, ricordando sempre l’onta dello sfollamento delle nostre famiglie, cominciamo il 22 gennaio a non rievocare più la guerra. Diciamo basta a finte battaglie che porteranno, è vero, tanta gente, ma sono il messaggio esattamente contrario a quello che non uno qualsiasi ma un personaggio del calibro del nostro concittadino onorario ha lanciato. Non da oggi.

I soldatini tanto cari a chi – sia pure meritoriamente – con lo sbarco si è ritagliato un ruolo, mandiamoli in soffitta con le loro divise che sanno di naftalina.  Giocare alla guerra non serve, quando abbiamo un’occasione come questa da immaginare quale grande, immenso, messaggio di pace. Da Anzio a Salerno, a Roma, alla Normandia….

Un progetto di respiro europeo che faccia essere fieri quanti – nelle nostre famiglie – hanno conosciuto quella guerra e la sua distruzione.

Waters, lo sbarco, la grande occasione per “costruire”

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La cittadinanza onoraria a Roger Waters va annoverata tra gli atti più importanti fatti dal sindaco Luciano Bruschini e – in generale – dalla classe dirigente di questa città nel corso degli anni.

Ne abbiamo eco ancora oggi, con il film “The Wall” che esce nelle sale il 29 e 30 settembre e sarà proiettato  anche ad Anzio. Bene ha fatto il sindaco a ribadire di essere orgoglioso delle scene girate qui. Dobbiamo esserlo tutti.

Questa è la conferma che Waters – che ha girato parte delle scene a Tor Caldara – “tiene” alla cittadinanza conferita e che averlo tra gli anziati – sia pure in modo onorario – era ed è una grande occasione.

Se cominceremo, una volta per tutte, a immaginare lo sbarco come un momento sul quale costruire e non fare pagliacciate fuori dalla storia, allora il legame con Waters sarà la grande occasione.

Immaginiamo un vero museo, legato alla Normandia, legato alla liberazione di Roma, un percorso a ritroso verso i luoghi di sfollamento dei nostri padri e dei nostri nonni, la costruzione di una memoria che parli al mondo di pace.  E che lo faccia tutto l’anno, non solo il 22 gennaio.

Certo, i soldati mascherati e irridenti che ci hanno riservato le ultime ricostruzioni “storiche”  vanno nella direzione esattamente opposta.

Allora il sindaco Bruschini decida se investire sulla “risorsa” Waters in un progetto di respiro europeo e fare finalmente dello sbarco alleato un reale biglietto da visita della città, o restare a compiacersi di un concittadino così illustre tenendosi però le carnevalate.

ps, nota polemica: i cancelli delle scuole di via Ambrosini e le parti “visibili” al passaggio dell’illustre cantante vennero verniciati in occasione della cittadinanza onoraria. Il resto delle inferriate era arrugginito e nel frattempo è peggiorato….

Roger Waters, la grande occasione

ImmagineCresce l’attesa per il conferimento della cittadinanza onoraria a Roger Waters, il fondatore dei Pink Floyd che perse il padre dopo lo sbarco di Anzio, nelle campagne di Aprilia. L’idea di dare a un mito della musica questo riconoscimento è straordinaria. Il fatto che abbia accettato è ancora più importante. Waters si è prodigato – in questi decenni – nelle ricerche del padre che non ha mai avuto degna sepoltura,  ha dedicato alla figura di Henry Fletcher del quale conserva solo un’immagine in bianco e nero versi indimenticabili e ha diffuso in tutto il mondo un messaggio di pace. Averlo concittadino, sia pure onorario, dovrà essere un vanto per tutti noi.

Al di là dell’attesa cerimonia, però, occorre una riflessione per fare in modo che questo evento diventi una grande occasione per ragionare finalmente sull’importanza dello sbarco e per costruire un percorso di pace reale. Il messaggio lanciato quest’anno è quello atteso da tempo, certo celebrare la pace con scene di guerra (fra l’altro con il falso storico della presenza dei tedeschi in spiaggia) non è il massimo ma diamo spazio anche a qualcosa che sembra attirare turisti. La domanda è: passato il 22 gennaio, data adesso la cittadinanza a Waters, vogliamo continuare a puntare su veterani ai quali va tutto il nostro riconoscimento e loro affini o si fa, finalmente, il salto di qualità?

Percorsi storici da realizzare e “vivere” tutto l’anno, quindi “vendere” dal punto di vista turistico non solo il 22 gennaio; Anzio laboratorio di pace; una sede finalmente degna per il museo; ricostruzioni vere, e non carnevalesche, in occasioni speciali o comunque spazi per scene virtuali “sul campo” ovvero laddove si sono verificate le barbarie della guerra; un lavoro di ricerca sullo sfollamento della popolazione; il coinvolgimento di Amnesty international, Medici senza frontiere, Unicef, Emergency e chiunque lavori sui teatri di guerra per dimostrare che nel mondo c’è ancora tanto bisogno di pace e che questo messaggio parte da una città che ha conosciuto morte, rovine, il già citato sfollamento, quindi ha saputo ricostruire e accogliere… Ecco, il luogo che si onora di avere Roger Waters tra i suoi illustri  concittadini deve fare il salto di qualità. Cogliere questa grande occasione a partire dal 71° anniversario e per gli anni a venire.

A proposito di occasione e della cerimonia, evitiamo una sagra paesana. L’interesse è altissimo, quelli che vorrebbero vedere da vicino o “toccare” il mito sono molti e richieste – da quello che si apprende – arrivano da tutto il mondo. Chiaramente non sarà possibile soddisfarle tutte, anzi ricordiamo che Waters viene nel giorno in cui suo padre perse la vita.

Detto ciò è partita la corsa, questo risulta, alla ricerca dell’amico o dell’amico dell’amico che possa far assistere alla cerimonia a Villa Sarsina. Evitiamo. Diamo il segnale di una città e non di un paesello. Anzi, cominciamo a darlo dal consiglio comunale convocato per giovedì quando sarà votata la cittadinanza onoraria che poi verrà conferita il 18. Discutere quel giorno interrogazioni e interpellanze è fuori luogo, si decida da ora una seduta apposita ma si eviti di “sporcare” quella  con discussioni certamente importanti ma  rinviabili. Di più: si decida tutti insieme un piccolo gesto, simbolico: il gettone di presenza di giovedì e quello della seduta del 18 devoluto a un’associazione impegnata nei teatri di guerra. E’ poca cosa ma sarebbe un bel gesto. C’è solo l’imbarazzo della scelta.