Giornalisti di provincia, più forti delle intimidazioni

Vittorio Buongiorno

Vittorio Buongiorno

La vicenda che ha riguardato il collega Vittorio Buongiorno, capo della redazione di Latina del Messaggero, porta alla luce per l’ennesima volta una situazione molto pesante nel territorio pontino. E’ la punta di un iceberg, non si era mai arrivati a minacce di morte, ma l’elenco di chi vorrebbe mettere il bavaglio è lungo. Lunghissimo.

Nella redazione del Messaggero abbiamo ben presente quella domenica, i giorni successivi con i “passaggi” delle forze dell’ordine a verificare che fosse tutto a posto, le piccole precauzioni, la difficile scelta tra la riservatezza delle indagini e quella di scrivere tutto e subito. Si è preferita la prima e i risultati, per fortuna, si vedono. Perché contro certa gente erano stati pochi, finora, a mettere nero su bianco una denuncia. Vittorio lo ha fatto, noi  siamo stati al suo fianco, oggi tanti altri colleghi e non esprimono solidarietà e apprezzamento per il coraggio di chi aveva scritto raccontando fatti.  E dando evidentemente fastidio.

Ma in questa provincia  è pieno di gente che non è minacciata di morte, magari, ma è subissata di querele temerarie. Chi scrive, per aver riferito di un boss dei Casalesi che chiedeva e otteneva ospitalità in una nota struttura ricettiva, il titolare della quale faceva poi iniziative sulla legalità, è arrivato fino in Cassazione per avere ragione. La querela era stata archiviata, ma il personaggio non intendeva mollare.

Di casi del genere siamo pieni, i colleghi di Latina Oggi hanno avuto un record di querele solo per aver scritto delle gesta – poco eroiche – dell’ex presidente della Provincia, Armando Cusani, al punto che dopo una serie di archiviazioni o assoluzioni l’Associazione Stampa Romana ha presentato un esposto alla Corte dei Conti perché quelle querele erano pagate con i soldi dei contribuenti.

Per non parlare dei giovani collaboratori aggrediti nel Sud Pontino, delle battutine poco piacevoli,  di chi chiama l’editore e “tuona“, di un’altra serie di episodi  come le maxi richieste di risarcimento danni. L’osservatorio Ossigeno, cliccando Latina, fornisce questo quadro. Desolante.

In una provincia dove le mafie sono ormai radicate, perché quando iniziavamo questo mestiere sentivamo di infiltrazioni, mentre oggi abbiamo sentenze passate in giudicato con l’accusa di 416 bis. Con il compianto Santo Della Volpe e la collega Graziella Di Mambro abbiamo lavorato, in occasione della giornata di “Libera” a Latina due anni fa, al Manifesto dell’informazione locale che era e resta il faro da seguire in un territorio dove i tentativi di condizionamento sono pressoché quotidiani.

Nel 2007, in occasione del congresso nazionale dell’Unione cronisti a San Felice Circeo, portammo i colleghi in diversi luoghi della provincia. Volemmo dimostrare quanto, anche geograficamente, fosse difficile raccontare ciò che avviene. Ma le distanze si superano, i viaggi “infiniti” verso il sud, la difficoltà di salire sulle colline con il maltempo,  di arrivare sulle isole se c’è qualche evento, sono nulla di fronte ai tentativi di bavaglio di ogni genere.

Vittorio ha dimostrato che i giornalisti di provincia – quelli che vivono in prima linea, quelli che incontrano ogni giorno le persone delle quali scrivono – sono più forti delle intimidazioni. Con lui, ogni giorno, cerchiamo di essere tutti più forti.

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