Porto: Capo d’Anzio da cedere, ora una risposta

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Alla luce della riforma della pubblica amministrazione sembrano esserci pochi dubbi sul fatto che la Capo d’Anzio è arrivata al capolinea. Le anticipazioni del Sole 24 ore sono  chiare e fanno riferimento alle partecipate e  alle controllate, tanto siamo lì.

Abbiamo meno dipendenti rispetto agli amministratori, anzi nel piano di razionalizzazione è stato scritto che nemmeno ci sono,  bilanci in negativo, siamo in un settore dove altri sono specialisti e non il pubblico. Si parla di “scatole vuote” che si occupano di “beni e servizi non indispensabili alle finalità istituzionali  dell’ente“.

Letta così la Capo d’Anzio è da cedere. Di più, con finalità che qui sfuggono si è fatto – da ogni parte – di tutto per arrivare a questo punto. Il sindaco che non dà seguito all’ordine del giorno unanime del 2012 di mandare via Marconi, il tentativo abortito di referendum (con responsabilità anche di chi scrive) per riprendersi le quote, il parere dell’avvocato Cancrini tenuto nei cassetti e una causa mai intentata, l’inversione del crono-programma che avrebbe consentito di avviare i lavori bloccata da una gestione dei vari “passaggi” con i concessionari fatta mandando avanti l’ex presidente Luigi D’Arpino con il sindaco che sistematicamente lo smentiva, il ricorso al Tar di ormeggiatori e circolo della vela, una proposta di delibera sul “controllo strategico” della Capo d’Anzio da parte del Comune rinviata e mai discussa (sai com’è, l’aveva presentata Candido De Angelis…), un piano di razionalizzazione spedito in ritardo alla Corte dei conti e imbarazzante nei contenuti, una proposta del Pd di discutere la ricapitalizzazione bollata come “impossibile” e mai portata in Consiglio comunale, la promessa di un fantomatico bando e la presenza di una cordata che avrebbe i soldi in Turchia.

Chi per un verso, chi per un altro, si è mandata la Capo d’Anzio verso gli scogli. Tra l’altro con la spada di Damocle di un debito ancora in essere con la Popolare del Lazio (che Marconi deve restituire per la sua parte, ma in capo alla società) la vicenda mai risolta del progetto Life, D’Arpino che andando via ha chiesto di avere i compensi mai percepiti e in conferenza stampa ha annunciato che farà atti in tal senso.

La responsabilità politica di questo andazzo è senza dubbio del sindaco – il quale da ultimo,  dopo aver fatto rinviare il consiglio d’amministrazione sulla seconda fase dei lavori ha deciso di non presentarsi – e di una maggioranza che pensa a chi “mettere” nello stesso consiglio al posto dei dimissionari ignorando che siamo al capolinea.

Vogliamo chiudere la Capo d’Anzio, consegnare le quote a un privato – con Marconi in pole position – o provare a dire che Anzio “è” il porto e non si può immaginare di appaltare la città? Vogliamo discuterne in  Consiglio comunale?

Una cosa è certa: se esiste una via d’uscita è quella di dimostrare che le aree sono in possesso della società (lo chiede anche la Regione nella sua lettera) e che si può diventare operativi… ieri. Basterà? Non è detto, ma va fatta un’azione seria della città e delle sue istituzioni. Va spiegato perché si decise di fare il porto pubblico e a cosa andremmo incontro privatizzandolo.

Un’alternativa – difficile – è che la Regione si riprenda la concessione e la Capo d’Anzio venga chiusa. Il porto resta com’è, anzi fra sei anni i concessionari di oggi non se la vedono più con D’Arpino o il sindaco, bensì con la normativa europea Bolkstein e i loro titoli – allora sì – decadono senza troppe storie e magari vengono ceduti a prezzi molto più ragionevoli. Intanto i debiti della Capo d’Anzio ricadono sui cittadini.

Un’altra è quella della ricapitalizzazione, dando al Comune un ruolo simbolico ma passando per un’azionariato diffuso, un po’ quello che si aveva in mente all’atto della costituzione, prima che ci venisse imposta Italia Navigando che non era interamente pubblica già allora. E’ l’idea del Pd: peregrina o meno, è l’unica proposta in campo.

La via d’uscita di cedere tutto all’autorità portuale è percorribile, ma si tagliano anche queste e poi si dovrebbe dire a quella di Civitavecchia di liquidare la Capo d’Anzio pagando la concessione e poi avviare i lavori. Ha soldi per questo che non è, tra gli altri, uno dei suoi fini istituzionali? Qui la Regione dovrebbe dire la sua. Avremmo il porto comunque in mano a un’autorità pubblica e non al faccendiere di turno.

Solo che ogni passaggio va  fatto presto e bene, mentre qui la politica continua a “giocare“.

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