Si toccano persino i morti, basta con questo atteggiamento mafioso

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La vicenda che Controcorrente aveva annunciato settimana scorsa e che ha ripreso sull’ultimo numero – con la lunga e accorata lettera del responsabile della segreteria del sindaco e dell’ufficio comunicazione di Anzio, Bruno Parente – dovrebbe far balzare sulla sedia più di qualcuno in Comune. Ma anche tra le forze dell’ordine, dato che si fornisce lì una notizia chiara di reato. O nell’opposizione che dovrebbe chiedere la convocazione di un consiglio comunale urgente e mettere all’ordine del giorno: situazione del cimitero. Sì, cosa c’è per arrivare a misurare i 3,3 metri quadrati di Parente? Che fastidio danno? Sono regolari tutte le altre situazioni? E la vicenda inceneritore – un tempo cara a Patrizio Placidi – che fine ha fatto? E le due indagini sull’affidamento dei lavori? Ecco, non facciamo finta di nulla. Andiamo a fondo per davvero…

Al tempo stesso questo episodio dovrebbe mettere insieme la parte rimasta sana di questa città per gridare forte basta. Non sappiamo se qualcuno abbia già espresso o meno solidarietà al responsabile della comunicazione, ma speriamo vivamente di sì.

Se si arriva a toccare i morti, solo perché Parente non “controllerebbe” i giornali come piace a qualche assessore o anzi fornirebbe notizie (è il suo mestiere) o solo perché essendo evidentemente inattaccabile sotto altri profili deve “pagare” la sua vicinanza al segretario generale che è il nuovo nemico giurato di alcuni, siamo all’atteggiamento mafioso. Sì, avete capito bene: mafioso.

Quello che accade a uno dei responsabili del Comune è solo l’ultimo atto di come si intenda, ad Anzio, chi fa giornalismo o comunicazione. Un “peso”, quando va bene. Poche ore dopo la lettera pubblicata da Controcorrente sono state squarciate le gomme al collega Cosimo Bove che segue le vicende del territorio ormai da anni. A chi ha dato fastidio? Alla solidarietà dell’associazione Stampa Romana c’è solo da associarsi.

E vogliamo dimenticare i giornalisti fatti identificare dal presidente Sergio Borrelli solo perché scattavano foto in una fase concitata del consiglio comunale? O l’aggressione al “nemico” Ivo Iannozzi dopo l’insediamento del secondo mandato di Bruschini? E Agostino Gaeta che era pronto a fermarsi, sia pure per vicende di Nettuno? Ma sì, che sarà mai….

No, è un metodo. Ci sono personaggi che non contemplando chi fa semplicemente il suo lavoro si arrampicano in congetture di ogni genere e se non trovano soluzioni attaccano. A chi scrive avrebbero fatto “vendere casa” quando riportava della Francescana, salvo poi chiarire e chiedere scusa… Intanto è stato fatto arrivare il messaggio di un fantomatico “dossier” relativo alla consorte sempre di chi scrive, la quale ha la sventura di lavorare in Comune.

Ah, non sono mancate le promesse di richieste di maxi risarcimento del danno, vicenda per la quale non Anzio ma l’Italia sono tra i Paesi nei quali la libertà di stampa è in caduta libera

Ci sono dipendenti che hanno già “pagato”, nel silenzio assoluto di politica e dirigenti (i quali o si giravano dall’altra parte o semplicemente eseguivano) quando notizie sgradite comparivano sul Granchio e si doveva individuare il capro espiatorio. Dipendenti che – caso unico da quando Anzio esiste – sono stati segnalati da consiglieri comunali all’ufficio disciplinare…. C’è chi, in questi anni, ha preferito cambiare Comune, risulta? E c’è chi veniva a fornire documenti al sottoscritto, ma solo vedendoci lontano dal centro, perché non si sa mai…

Va ricordato, infine, che Parente era stato già oggetto di pesanti pressioni nel suo ufficio e che solo l’intervento del sindaco aveva evitato che si recasse dai Carabinieri. Adesso, dopo il lavoro e le famiglie, si arriva a toccare i morti.

Basta, non ci stiamo.

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