L’estate blu, le spese: una riflessione

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Uno vorrebbe capire i criteri. La “cornice” entro la quale il Comune si muove per dire che questo spettacolo si organizza e questo no, a Tizio si danno i soldi a Caio solo il service. Perché rivedremo per l’ennesima volta Albertazzi e avremo lo stesso “cartellone” di Minturno.

Soprattutto vorremmo capire quale indirizzo ha la programmazione turistico-culturale di questa città. E’ chiedere troppo, vero? A leggere delle spese sostenute per l’Estate blu (http://www.inliberuscita.it/primapagina/37964/estate-blu-e-processione-il-comune-ha-impegnato-236-000-euro/ ) e a spulciare le determine, messe sul sito con molta calma rispetto alla loro adozione, quello che emerge è che c’è stata per alcuni spettacoli la “espressa autorizzazione” del sindaco o dell’assessore alla cultura. Altra cosa che si nota è che arrivano all’assessorato una serie di proposte “spontanee” – così è scritto negli atti. Della serie si va un po’ a caso, si sceglie chi si conosce o è amico, una reale programmazione non sembra esserci. Fare un bando, ad esempio, è così difficile? E poi Anzio si caratterizza per cosa?

E’ senza dubbio rilevante la festa patronale, non si discute, se dai la cittadinanza onoraria a Roger Waters è giusto far suonare chi riporta in auge i Pink Floyd. Come si è arrivati a decidere Canzian a ingresso libero – a carico della collettività – mentre altrove per il suo spettacolo si pagava, forse non lo capiremo mai. Né chi ha scelto di mettere in scena la Boheme di un’associazione piuttosto di un’altra.

E, ripetiamo, non si comprende la “cornice” nella quale ci si muove, sembra anzi di essere negli empori di certe isole dove si trova il cartello “tutto per tutti”. E’ una scelta? Basta dirlo.

Dagli atti emerge un’altra cosa da sottolineare e sulla quale riflettere. Solo allestire il palco di Villa Adele e pagare audio, luci e Siae costa alla collettività oltre 120.000 euro. Ogni sera, di fatto, ne costa 4.000. E’ come se ciascuna associazione o organizzatore di evento avesse dal Comune un contributo del genere. Va detto quando c’è chi si lamenta o, peggio, pretende ulteriori contributi.

Ma la domanda è un’altra: quella spesa è un investimento sul turismo e la cultura o non sarebbe il caso di usare quei soldi diversamente?

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