L’errore di Candido De Angelis, il clima irrespirabile

D'Arpino e De Angelis, quando amministravano insieme la città

D’Arpino e De Angelis, quando amministravano insieme la città

C’è una vignetta con la quale Giorgio Forattini ha salutato Giovanni Spadolini, il giorno dopo la sua morte, che mi viene in mente dopo l’aggressione verbale – condita da sputi – che Candido De Angelis ha fatto ieri mattina a Luigi D’Arpino (http://www.inliberuscita.it/cronoca/37197/darpino-colto-da-malore-dopo-litigio-con-de-angelis-3/)

In quella vignetta Forattini è di spalle all’ipotetica tomba dello statista, ha una lacrima che scende sul viso, getta via la matita. Ha finito di caratterizzare quel personaggio. 

La voglia di gettare via tutto è forte, soprattutto perché dietro al litigio tra due vecchi amici arrivati ai ferri corti c’è un mio scritto commentato, su facebook, da D’Arpino. E del quale ho parlato con De Angelis.

Il mio pensiero era relativo al porto (https://giovannidelgiaccio.wordpress.com/2014/07/27/porto-privato-si-comincia-con-il-sito/) e a quanto sta accadendo con il socio privato. Renato Marconi non è nuovo a questi lidi, fu Candido De Angelis sindaco a portarlo con Italia Navigando. Poi è successo ciò che tutti sappiamo nei rapporti tra De Angelis e D’Arpino – un tempo amici, amministratori insieme per un decennio, cresciuti all’ombra di Gianfranco Fini – divenuti avversari alle ultime elezioni: il primo candidato sindaco, il secondo schierato con Luciano Bruschini. Ma fin qui, salvo qualche battuta al veleno, si trattava di rapporti più tesi ma normali.

Ieri Candido De Angelis ha superato il limite. Ha macchiato la sua storia di amministratore, di personaggio pubblico e istituzionale, dato che ha ricoperto anche il ruolo di senatore. Ha dato un pessimo esempio a tutti. Se uno che è stato sindaco e senatore aggredisce quello che oggi è un avversario politico, chiunque domani si può sentire “autorizzato” a comportarsi allo stesso modo con un consigliere comunale o con un dipendente dell’ente individuati come “nemici”.

De Angelis è il primo a sapere di aver sbagliato e nessuna ipotetica provocazione – D’Arpino è aduso alle battute – può giustificare ciò che ha fatto. Meno che mai – anche se sarebbe la goccia che ha fatto traboccare il vaso – un commento su facebook. Ma stiamo scherzando?

Detto questo, la voglia di gettare la matita – con un paragone certamente azzardato con Forattini – è tanta perché il clima che si è creato dall’ultima campagna elettorale a oggi è irrespirabile. Tra le tante, troppe “prime volte” di questa città (https://giovannidelgiaccio.wordpress.com/2014/06/20/non-era-mai-successo-le-troppe-prime-volte-di-anzio/ ) mancava il litigio tra De Angelis e D’Arpino, con strascico inevitabile nelle aule di giustizia. Si è fatta, purtroppo, della battaglia politica una questione personale. Si vedono “nemici” ovunque e si è perso il senso del bene comune, della città da amministrare. La fa da padrona la dietrologia, mentre la città è allo sbando e le tensioni in maggioranza sono note e tutte relative a vicende di piccolo cabotaggio. Come sono note quelle tra alcuni esponenti politici e i dirigenti del Comune. Ma dove vogliamo arrivare?

In un posto normale D’Arpino oltre a parlare di “padrone delle ferriere” si preoccuperebbe di far sapere alla città a che punto è il progetto del porto, quali sono i rapporti con Marconi, la situazione della Capo d’Anzio. Meglio, solleciterebbe il sindaco – che rappresenta la città, proprietaria del 61% della Capo d’Anzio – a spiegare cosa sta succedendo. Invece finora, rispetto alle notizie uscite, l’unica cosa che ha fatto è accettare un invito, senza stampa, a uno streaming dei “Cittadini cinque stelle”.

In un posto normale, Candido De Angelis una volta perse le elezioni farebbe il consigliere d’opposizione incalzando – quotidianamente – un’amministrazione latitante sul porto come su tanti altri argomenti, dal bilancio ai rifiuti, dalla trasparenza a singolari ordinanze. E proporrebbe, costringendo Bruschini e la sua maggioranza a discutere.

Invece no, siamo in una città arrivata ai minimi termini, dove la maggioranza si “trascina” tra i veleni che mettono a rischio anche il consiglio di venerdì, si parla di elezioni imminenti da mesi, la minoranza prova a denunciare ma fatica a proporre.

Soprattutto una città dove si arriva con troppa facilità –  nel centro-destra che governa e in quello che sta all’opposizione – a minacce, grida, insulti, aggressioni, insinuazioni. E’ ora di dire basta.

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