Posti barca, il “porta a porta” che funziona. Ma i dubbi restano

 

C’è un porta a porta che funziona. E’ misterioso come quello per i rifiuti – del quale non conosciamo i dati rispetto al materiale raccolto e ai ricavi della vendita di ciò che viene riciclato – ma almeno arriva a risultati concreti. Quello della firma dei contratti per i posti barca nel futuribile porto di Anzio.

All’insegna del facciamo noi, non capite nulla, la società è a maggioranza pubblica ma non intendiamo comunicare niente ufficialmente, un avvocato del gruppo Marinedi – il socio privato della Capo d’Anzio – va in giro a far firmare i contratti ai 25 che hanno deciso di acquistare comunque il posto.

L’azienda che doveva rilanciare le sorti di Anzio con uno dei porti più avveniristici del Mediterraneo – ormai naufragato con quel modello per i più disparati motivi e con un danno fatto negli anni alla città da chi ostacolava con pareri “a soggetto” – non è degna nemmeno di avere una sede. Una stanza in Comune, a Villa Sarsina, oppure in piazza Cesare Battisti, in uno dei locali comunali che con tanta facilità si danno – senza regole – a questo o quel partito (che spesso non paga) a questa o quell’associazione, nulla. La Capo d’Anzio non ha uno spazio fisico dove convocare gli acquirenti per far firmare loro i contratti. Come una società di paese che vende per corrispondenza e manda in giro l’incaricato a far firmare gli accordi. A dire il vero uno spazio ci sarebbe, ma nessuno lo dice ufficialmente: presso la Lega Navale, disposta a ospitare la società. Uno dei circoli che non voleva questo porto e che deve essersi convertito sulla via di Damasco o su quella dell’inversione dell’accordo di programma, secondo il quale si cominceranno i lavori dal bacino interno.

Con la vendita, per ora, di 25 posti barca. Ma se il “porta a porta” – al contrario di quello dei rifiuti che ci sta riempiendo la città di discariche – funziona per i contratti, quello che continua a essere nascosto è tutto il resto: debiti della società, cronoprogramma dei lavori una volta ottenuta l’inversione, tempi, investimenti, escavo del porto a carico della concessionaria che è la Capo d’Anzio (al 61% del Comune e quindi dei cittadini), assunzioni che ha pubblicizzato “Marina di Capo d’Anzio” della quale ignoriamo l’esistenza come tale.

In tutto questo – essendo ormai il rapporto tra Regione Lazio e concessionaria Capo d’Anzio – c’è da chiedersi anche che tipo di controllo intendano avere il presidente Nicola Zingaretti, l’assessore Michele Civita e gli uffici. Basterebbe sapere, ad esempio, quante volte si è riunito – se si è mai riunito – il comitato che deve verificare l’attuazione dell’accordo di programma e sapere cosa ha deciso. Si chiama trasparenza, anche questa.    

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