Volontari a pagamento, dopo gli ispettori anche i carabinieri

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Il concetto rimane sempre lo stesso: solo ringraziamenti a chi si prodiga per gli altri. Detto questo, la lista dei volontari “a pagamento” – contraddizione in termini – si allunga. Nuove liquidazioni alle associazioni di protezione civile o simili che hanno svolto, attraverso loro personale, il ruolo di “ispettori ambientali” dei quali ancora ignoriamo criteri di scelta e soprattutto risultati. Somme che vengono chieste e liquidate – ma materialmente i pagamenti attendono ancora di essere effettuati perché non sono stati emessi mandati – a tempo di record. D’altro canto con un punto di riferimento delle stesse associazioni che siede direttamente in Comune ed è chiamato al ruolo di controllore e controllato è difficile avere tempi lunghi.

Agli “ispettori” – ma c’è un’intera associazione dimissionaria –  si aggiungono, adesso, i volontari dell’Associazione nazionale carabinieri. Non è una novità. Ormai da anni appartenenti all’Arma ormai in congedo si prestano all’ingresso e all’uscita delle scuole medie per cercare di prevenire fenomeni di bullismo. Un servizio che “ha prodotto una notevole diminuzione degli atti vandalici e di bullismo”. Bene, qualcosa che funziona e che forse merita pure i 12.600 euro destinati all’associazione. Si tratta di 1.400 euro al mese per due ore al giorno con cinque operatori. Un rimborso spese, vero, ma resta il problema di cosa intenda, il nostro Comune, per volontariato. Ah, sarebbe bello sapere anche se esiste o meno un registro e quali criteri si usano per assegnare a questa o quell’associazione dei servizi a pagamento.

Ispettori ambientali, i dubbi che restano

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Non ci pagano e non abbiamo permessi”. Gli ispettori ambientali – attraverso facebook o in incontri personali – ci tengono a precisare. Nel primo caso hanno ragione: le associazioni alle quali appartengono sono state liquidate, a tempo di record, dal Comune ma i mandati di pagamento non ci sono ancora e quindi per i rimborsi c’è da aspettare… Il permesso, invece, come dimostra questa immagine, qualcuno evidentemente ce l’ha… Peccato – nonostante la scritta – che non l’abbia rilasciato la polizia locale…

Restano i dubbi, poi, sulle sanzioni che questi “pubblici ufficiali incaricati di pubblico servizio” – come vengono definiti nei decreti di nomina – hanno fatto e stanno facendo, persino a chi ha delle siepi troppo abbondanti e non solo a chi getta rifiuti in luoghi non consentiti. Perché? Semplice, basta cercare su internet per scoprire che “l’ispettore ambientale non può essere un qualsivoglia soggetto privato”. Ed è facile fare un riscontro in particolare con gli ausiliari del traffico. Mentre per questi ultimi esiste una disposizione che “autorizza la delega di funzioni” è vero che “una norma analoga manca certamente nel caso degli ispettori ambientali”.

Allora? L’impressione è che si sia creato tutto questo apparato sì per provare a controllare il territorio ma anche con l’intento di far “arrotondare” qualche euro ad alcuni ispettori o di mantenere qualche promessa elettorale. Certo, non saranno 20.000 euro a rovinare il Comune di Anzio, però questa vicenda è emblematica di come si procede.

Nessun bando, nessuna ricerca, nessun criterio, soldi ad associazioni che in alcuni casi nemmeno sono iscritte al registro regionale, 10 euro a forfait a ciascun volontario non si sa sulla base di quali pezze d’appoggio. Non c’entrano gli ispettori, sia chiaro, anzi sono vittime di questo sistema. Altri dovrebbero fornire spiegazioni…