I titoli, il copia-incolla, le promozioni, il Mef. Va tutto bene

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Il corso tenuto per la We Com (foto dal profilo facebook)

Dicono negli ambienti che “se fai politica” non dovresti più esprimerti. Sarà un “leit motiv” in caso di campagna elettorale, ma dico subito che finché vige l’articolo 21 della Costituzione scrivo eccome. Lo faccio da una vita, non mi fermo adesso. Soprattutto non mi piego alla logica “lascia fa...” o quella di tacere perché il sistema è uso non pestarsi i piedi. Pure fossi candidato – a oggi non lo sono – si sappia sin d’ora che sarei fuori da certi schemi. Poi la politica è mediazione, certamente, ma la vogliamo raccontare una vicenda che riguarda il nostro Comune?

L’hanno scoperta i giornali, ne ho parlato qui, l’aveva segnalata persino il capogruppo Pd prima di darsi alla ritirata. E’ una vicenda emblematica di come vadano le cose in questo Comune, nel silenzio della “po-li-ti-ca“, ma benché sia passato un anno torna di stringente attualità. Un paio di settimane fa il dirigente dell’area finanziaria che è al Comune grazie a un titolo per un altro rispetto all’avviso al quale ha risposto, dichiarando di avere una laurea equipollente che tale non è, è incappato nel “copia e incolla“. Comprensibile, i primi a usufruirne siamo noi giornalisti molto spesso. Peccato che la delibera con la quale si aderiva al “nodo dei pagamenti” della pubblica amministrazione riportasse quale responsabile Riccardo Rapalli che è dirigente, vero, ma a Civitavecchia. Negli uffici nessuno se n’è accorto, in giunta né la segretaria né il sindaco, né gli assessori se ne sono accorti, forse non hanno letto. Poi la cosa è emersa, un post di chi scrive su facebook, qualche verifica ed ecco che la delibera 70 del 6 settembre è stata rettificata  l’11 e la giunta la modifica “nella parte in cui per errore materiale viene nominato il dott. Riccardo Rapalli quale referente…“. Si copia, lo suggeriva Umberto Eco in “Come si fa una tesi di laurea“,  e non c’è da scandalizzarsi ma qui si è persino incapaci di copiare… O si è distratti, diciamo così. La rettifica sarebbe stata più corretta dicendo “per un errore di copiatura….” Perché a leggere l’atto che viene adottato è spiegato che è lo stesso di Civitavecchia dal quale è preso pari pari. Persino il passaggio che si tratta di una decisione urgente da prendere. Solo che a Civitavecchia era urgente ad aprile, ad Anzio a settembre! La politica direbbe “ma lascia fa...” senza preoccuparsi di un fatto. Torniamo a un anno fa, al titolo valutato erroneamente e nel silenzio pressoché generale. Sapete chi era in commissione insieme alla segretaria generale, a un componente che ha patteggiato la pena per reati contro la pubblica amministrazione e non poteva essere lì secondo le regole che il nostro Comune si è dato? Su, è facile: Riccardo Rapalli. Lo stesso che insieme al nostro dirigente, qualche giorno dopo quella selezione, è andato a tenere un corso.  Non è vietato, ci  mancherebbe. Coincidenze. Che dice la politica? “Ma sì, che vai a guardà...”

Attenzione: non si discutono le capacità professionali e chi lavora, ma i metodi. Questo deve essere chiaro, per tutti.

Come per la storia dell’alta professionalità per la quale la Corte dei Conti ha condannato l’ex segretario generale Pompeo Savarino. La sentenza si può scaricare qui.  Quel riconoscimento è risultato probabilmente determinante nell’assegnazione di un ulteriore incarico profumatamente pagato quale dirigente Capo di gabinetto (con l’esclusione dalla selezione non di chi scrive, pazienza era un gioco, ma almeno di chi titoli da poter valutare li aveva eccome…) come si evince dalla determina

Il problema principale non è questo, quanto ciò che si legge nella sentenza e cioè che l’amministrazione ha provato a mettere una “pezza” solo mesi dopo e solo a seguito di una ispezione del Mef, in particolare della Ragioneria dello Stato.  Va tutto bene…

Una netta linea di confine tra chi gestisce l’amministrazione oggi e l’ipotetica #unaltracittà è che certi metodi cambierebbero.

ps, già in passato per la vicenda “copia e incolla” ho ricordato come con “il Granchio” scoprimmo una delibera per rifare le strisce a piazza Garibaldi, alla stessa cooperativa. Se la presero, manco a dirlo, con “gli uffici” e sistemarono. Il sindaco era Luciano Bruschini, il suo successore Candido De Angelis oggi nuovamente in lizza per il centro-destra unito, era un battagliero consigliere comunale.

Bilancio e corte dei conti, è l’ora della verità

Adesso ci diranno che è tutto a posto, sono solo richieste formali e che tutto sommato questi della Corte dei Conti un po’ si saranno anche “accaniti”. Che miseria, fino a che lo dicono i consiglieri comunali – di ieri e di oggi – fino a che quei rompiscatole di giornalisti (sempre con qualcuno “dietro”, strumentalizzati e chi più ne ha ne metta) lo scrivono – ma adesso alla Corte dei conti sembrano veramente aver preso di mira Anzio…. Dai, non si fa così… Lo sentiamo già il sindaco dire che è tutto in regola. Come per la relazione della Ragioneria dello Stato per la quale, intanto, si è corsi ai ripari…

A leggere queste notizie (http://www.ilgranchio.it/index.php?option=com_content&view=article&id=4137:anzio-anche-la-corte-dei-conti-chiede-chiarimenti-sui-bilanci-consuntivi&catid=42:intestazionesito) e (http://www.inliberuscita.it/politica/32808/bilanci-e-capo-danzio-la-scure-della-corte-dei-conti/) c’è la conferma, invece, che le criticità sono molte e anche difficili da sanare.

Perché ci portiamo dietro, da anni, la vicenda dei residui, quella del “buco” della Capo d’Anzio, i ritardi nel rispondere alla magistratura contabile (che vogliono questi?) e soprattutto la presunzione di essere sempre e comunque nel giusto o – peggio – di potersene infischiare dei richiami. Com’è stato per i precedenti interventi di controllo della Corte dei Conti, per i bilanci consuntivi approvati in ritardo – e per quello 2011 il Comune andava commissariato, ma il Prefetto di Roma s’è guardato bene dal farlo – e come è stato per la vicenda dell’incompatibilità di Placidi per la condanna per danno erariale.

Allora il parere del Ministero dell’Interno, chiesto e poi “imboscato”, è stato tirato fuori da chi scrive. Era passato oltre un anno, in Comune avevano finto di non conoscerlo deliberando in merito alla vicenda delle condanne. In questo caso il richiamo è “solo” del 21 marzo.

Hanno risposto gli uffici? E cosa? E hanno nulla da dire i revisori dei conti che hanno dato parere prima negativo – tutti e tre insieme – quindi positivo, guarda caso con l’assenza di una delle componenti, si dice in Comune la più “ostica”?

Richiami, quelli della Corte dei Conti, che arrivano da lontano e sono stati sistematicamente ignorati o quasi. Adesso è il momento della verità.