Addio a Luciano, cittadino perbene

Luciano Dell’Aglio

“Ma sto Dell’Aglio esiste?” A un certo punto, negli ambienti politici di Anzio, cominciarono a chiederselo in molti. Potenza dei social network, dove Luciano aveva iniziato una delle sue tante battaglie civiche. Sulla Tari, se non ricordo male. Esiste eccome, rispondevo io, e fareste bene ad ascoltarlo. Ma si sa, chi governa Anzio pensa sempre a cosa possa esserci “dietro”, non si fida, preferisce far decantare… E purtroppo lo segue anche chi ha fatto della burocrazia uno scudo, non un sistema per rendere efficiente la macchina amministrativa.

Luciano Dell’Aglio se n’è andato ieri, la sua patologia respiratoria cronica si era aggravata e lui, un leone per lunghissimo tempo, aveva mollato. Tranquilli a Villa Sarsina o in Prefettura, non c’è più bisogno di rispondere alle Pec di un cittadino perbene, uno che chiedeva semplicemente chiarimenti o che si metteva a disposizione se ci fosse un problema da risolvere. Da ultimo i pdf “editabili” – realizzati prima di quelli del Comune – per chiedere il contributo necessario ad acquistare i tablet e il resto in occasione della pandemia. Perché Luciano, un napoletano diventato manager in General motors e preciso più degli americani, si appassionava. Testardamente, senza mollare, scoprendo tra le pieghe – per esempio – che sull’ultima delibera per la tariffa rifiuti c’era una cifra e sul piano finanziario un’altra – con una differenza di decine di migliaia di euro – e realizzando un modellino per calcolare da soli la reale cifra da pagare. O smascherando qualche anomalia sul “Cassetto tributario” che avevamo pagato e altri registrato… O semplicemente trovando la soluzione con un programmino a qualche problema sulla “lettura” di documenti o dati da mettere insieme per una tesi.

Molti della politica anziate gli dicevano di sì, poi uscivano da casa sua (che è stata aperta a chiunque avesse voglia di ascoltare o avere un consiglio, anche solo di informatica) e dimenticavano.

Oggi che se ne è andato posso dire che è stata una delle persone migliori tra quelle conosciute passando dal virtuale dei social, al reale di un aperitivo “infinito” vicino casa sua, quando mi spiegò come aveva scelto Anzio, il suo essere combattente, la patologia con la quale conviveva, la passione per il tennis, l’essere stato arbitro di calcio…. Quella malattia lo teneva in casa, dove era diventata una bella abitudine andare a prendere un caffè per parlare della sua ultima “scoperta” attraverso i documenti del Comune, del programma per le mense che lui “suggerì” facendo risparmiare decine di migliaia di euro a un ente che comprava continui aggiornamenti per qualcosa che non funzionava, di come in questa sgangherata Italia i pazienti cronici siano lasciati a loro stessi. Ad esempio se scade un piano terapeutico e serve uno pneuomologo, ma non puoi muoverti, quello domiciliare c’è solo sulla carta. Altro che “Casa della salute” e “presa in carico” dei cittadini. Lo mandava in bestia questo sistema, il fatto che pochi reagissero o che nessuno – a Villa Albani o alla Roma 6 – si assumesse la responsabilità di dirgli come fare. Che si dovesse chiamare qualche “conoscenza” per venirne a capo.

Il nostro caffè si era diradato nel tempo per i miei impegni, ma era tra gli appuntamenti da non mancare. Aveva scritto la parte relativa all’informatica del programma di #unaltracittà, avrebbe spiegato che molto di quello che avevamo intenzione di fare era già compreso negli strumenti a disposizione e che bastava far partire e seguire la “macchina” senza pensare a compromessi politici o, peggio, agli aggiornamenti venduti dai soliti noti.

In questo difficile momento dico alla signora Adriana, ai figli che ho avuto modo di conoscere di sfuggita, ai nipoti, di farsi “anema e curaggio”, come avrebbe detto nel suo napoletano mai abbandonato. Conserverò per sempre quel “sient a papà” che in un momento di mia difficoltà disse, poggiandomi una mano sulla spalla, e il suo gesto una settimana fa, quando non c’era un caffè da prendere ma un amico da salutare. Sapevo che era grave, lui forse ha voluto “dirmi” che sarebbe stata l’ultima volta.

Addio Luciano, cittadino perbene. Grazie della tua amicizia.