Ciao Rolando, “il giornalaro” che ci ha visto crescere

Non è il mondo che è fatto male, so i monnaroli“. Quanta verità nelle parole di Rolando Valerio – per tutti “il giornalaro” – che oggi ci ha lasciato. Qualche giorno fa i suoi ultimi racconti, in diretta facebook, per ricordare cosa avvenne nei giorni dello sbarco. E per ricordarci tanti nomi di persone di Anzio e quello che avevano patito.

Rolando è stato, per anni – e prima ancora di lui il padre – un punto di riferimento per chi doveva comprare quotidiani e riviste. Li andava a vendere, rigorosamente scalzo, con un vecchio carretto che prima ancora aveva usato proprio il papà. Certo, ci andava in spiaggia, ma lui camminava senza ciabatte anche sull’asfalto rovente. Chi ha vissuto la guerra, del resto, può praticamente tutto. E lui ricordava alla perfezione quel periodo, come ha dimostrato fino ai giorni scorsi. Ed era un pozzo di aneddoti per tante vicende della vita cittadina. Mitico, invece, il suo racconto della crociera che i figli regalarono a lui e Vittoria (un abbraccio a lei, a Stefano, agli altri familiari) per i 50 anni di matrimonio: “Chi appena sposato, chi 10 anni, chi le nozze d’argento… Aho, noi avemo fatto la crisommola“. Ma anche “Mi fije avevano messo il vestito bello in valigia, sti tedeschi stavano tutti mezzi spojati, ho detto mo ve faccio vede io…” E senza preoccuparsi del protocollo fece la crociera rigorosamente in pantaloncini e ciabatte. E poi la passione per la Lazio, i commenti ogni lunedì, la cortesia – se qualcuno doveva darti un documento – di poterlo lasciare lì. Dicevi “da Rolando” e stavi a posto, anche se dovevi incontrare qualcuno. Non c’era bisogno di aggiungere altro. E anche adesso che da tempo è Stefano a gestire il chiosco, quando si organizzò una diretta facebook sulla falsariga di quella di Fiorello venne chiamata “Edicola Rolando”.

In mezzo ai “suoi” giornali siamo praticamente cresciuti, quando non c’era una lira Rolando non stava lì a preoccuparsi se ti avvicinavi all’edicola e li sfogliavi. Con fare benevolo fingeva di girarsi dall’altra parte… Sapeva della tua passione per questo mestiere, ma era in grado di dirti anche solo guardandoti a chi “appartenevi”, per esempio, cioè da quale famiglia provenivi. E capiva al volo – quando ormai molti di noi, cresciuti e con figli andavamo in edicola non solo per il giornale – se era il caso di dire ai bambini che più di tanti pacchetti di figurine o improbabili “cucciolotti” e simili non potevano essere venduti. Un “complice”, insomma.

Come quando – nell’ormai lontano 1994 – andarono per comprare tutte le copie del Granchio in edicola perché la notizia riportata infastidiva un politico di casa nostra e lui rifiutò l’offerta. Perché vendere giornali è anche, intimamente, apprezzare la libertà di stampa.

Se vogliamo, come molti stanno ricordando sui social, una “istituzione” nel suo campo e uno che la Anzio degli ultimi decenni l’ha “fatta”. Grazie, allora, noi “monnaroli” di oggi non possiamo che conservare uno straordinario ricordo.

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