Porto, nodo fidejussione al pettine. La Corte dei conti….

marinamateriale

I nodi, si sa, arrivano al pettine e come regalo di Natale il Comune di Anzio – socio al 61% nella Capo d’Anzio, società nata per realizzare e gestire il porto – si trova una contestazione della Corte dei Conti sulla fidejussione prestata per pagare la concessione demaniale.

Una decisione contestata dai consiglieri comunali di opposizione nel 2011 – allora solo il Pd – e ribadita oltre che dal Pd anche dal centro-destra di minoranza quando nel 2014, a prestito mai onorato, la Banca popolare del Lazio ha chiesto una nuova sottoscrizione sempre della fidejussione. Addirittura si fece passare per “start up” una società operativa da circa 14 anni, cercando così di aggirare l’ostacolo che pure era lì, evidente.

Secondo la Corte dei Conti, semplicemente, quella fidejussione non si poteva prestare, al punto da immaginare un danno erariale. Risultato? Il Comune dovrà affrettarsi a rispondere, nel frattempo  sta cercando – insieme al socio di minoranza, il gruppo Marinedì di Renato Marconi – di pagare il debito con l’istituto di credito. Si tratta di una esposizione di oltre 800.000 euro.

Un piano – l’ennesimo – è al vaglio della direzione generale dell’istituto di Velletri,  ma certo la “tegola” della Corte dei Conti non ci voleva.

L’impressione è che sia la parola fine per una società che invertiva il crono programma e lo teneva per sé, decideva una cosa in assemblea e poi ne fantasticava un’altra in Comune, vedeva il socio di maggioranza firmare una cosa con il privato e poi dirne un’altra, il tutto continuando a parlare di un bando impossibile.

Una società che non è stata in grado – tra veti politici all’interno di chi rappresenta il maggior azionista, ricorsi,  e un Tar che se la prende con calma (chissà chi un giorno pagherà eventuali danni) nemmeno di gestire il bacino interno come previsto dall’inversione del crono programma concessa senza colpo ferire dalla Regione ormai  due anni fa.

Forse ha ragione il presidente Luigi D’Arpino quando dice che è Anzio a non volere il “suo” porto e che sta bene a tutti così. Non a caso lui stesso ha ammesso, a chi scrive, che sarebbe il caso a questo punto di riconsegnare la concessione.

Quelle attuali  andrebbero a gara e a realizzare il porto – inevitabilmente – ci sarebbe un privato.

Perché in attesa del mai realizzato piano sulla dismissione o meno della “Capo d’Anzio” da parte del Comune, di fronte a un altro bilancio che si presume in perdita e con la scadenza di legge del 30 marzo 2016 sugli “asset” strategici per gli enti locali, inevitabilmente le quote pubbliche andranno dismesse. E Marconi avrà la prelazione.

Dispiace pensare a male, ma forse è un gioco che parte da lontano. E a questo punto, tanto valeva far realizzare il porto negli anni ’90 a una società costituita alla bisogna e sponsorizzata da Piero Marigliani. Era la politica di allora, quella successiva – trasversalmente – non ha fatto meglio.

Immaginavamo un doppio porto, ci ritroviamo peggio di prima. Non saremmo ad Anzio.

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