Puccini: lottare, capire e proporre

vignarola

Immagine dalla pagina facebook dell’evento

La manifestazione di ieri La Vignarola nel cuore“, organizzata dopo la delibera che “spacchetta” la possibilità di realizzare sull’area nota come Puccini un insediamento turistico ricettivo è un buon punto di partenza. Dice che in questa città qualcuno che vuole ancora capire cosa gli succede intorno esiste.

Era stato così una settimana prima, con l’incontro sull’impianto Biogas che si vuole realizzare in zona Cinque Miglia, è stato così ieri. Con qualche differenza.

Una settima fa c’erano meno facce note – soprattutto di quanti facevano già politica quando si immaginava di realizzare nell’area Puccini 500.000 metri cubi o ci “regalavano” perle che vanno da Zodiaco, a Caracol ad Anzio 2, ai “Repubblicani” –  e nessun amministratore. Anzi, quando l’argomento della centrale è arrivato in Consiglio comunale abbiamo assistito a una scenetta ormai abituale. Il sindaco che dice di aver letto, sentito, ma che in Comune “non è arrivato niente” e al suo fianco l’assessore Placidi che lo smentisce, con Bruschini che risponde come è solito fare: “Ah, non lo sapevo“. A proposito, sulla biogas – dicono i bene informati – Bruschini si gioca la tenuta politica della sua maggioranza.

Ieri invece, facce note a parte, alcuni da anni di lotta e di governo – ultimo piano regolatore compreso – l’assessore Sebastiano Attoni si è presentato. L’iniziativa che era in atto su Puccini, in piena estate, è stata tirata fuori da questo umile spazio e l’assessore dal primo momento ha voluto spiegare.

Ha provato a farlo anche di persona – e gli va riconosciuto – ma ormai a cose fatte è sicuramente tutto più difficile. E’ chiaro che adesso si entra nella fase diciamo di lotta, ma è bene ricordare un piccolo particolare. In quell’area esiste un “diritto acquisito” ovvero la realizzazione di un insediamento turistico ricettivo. E’ stato il modo per far rientrare dalla finestra quello che era uscito dalla porta, in primo luogo cancellando la convenzione originaria, poi inserendo nella delibera di indirizzo – su proposta dell’allora capogruppo di Forza Italia, Luciano Bruschini, oggi sindaco – solo un eventuale insediamento turistico, poi inserendo a verde totale l’area sul piano e quindi respingendo l’osservazione della proprietà che voleva realizzare case (e ha perso anche tutti i ricorsi in tal senso) e inserendo l’hotel con centro congressi in cambio dei 60 ettari destinati a parco urbano.

Quel parco era, forse, una delle poche cose apprezzabili di una città immaginata come “Mare, cultura e natura” dall’urbanista Pierluigi Cervellati e intanto diventata “Varianti, cemento e furberie” con un piano senza gli scempi già ricordati ma che ha fatto costruire ovunque. E troppo. Una città nella quale c’è chi si diceva contro ma poi se aveva un terreno B5 lo voleva trasformare in B3 con più edificabilità o c’era chi “sbagliava” sede del ricorso al Tar….

Ma non è questo il punto. Se ci fosse uno con i soldi e interessato a realizzare l’insediamento previsto dal piano, domani mattina presenterebbe la richiesta e tra un mese ritirerebbe la concessione. Questo non c’è e la proprietà prova a “spacchettare” per vendere a pezzi il terreno e rientrare – si dice – di una decina di milioni. Qui dal momento della lotta occorre passare a quello dei dubbi e della comprensione. Anzitutto c’è il rischio che come la convenzione è uscita dalla porta, rientrando dalla finestra l’hotel, oggi a concessioni ottenute si faccia presto a cambiare… Il piano regolatore è lì a dimostrarlo, purtroppo. Allora di che borgo rurale parliamo se non c’è più un’azienda? E di quale albergo diffuso se la concezione di attività del genere è tutt’altra? E non c’è il rischio che si diano concessioni, si realizzi e poi resti tutto abbandonato poiché la domanda di residenze – anche turistiche – non esiste più e anzi è stata definitivamente affossata dalla “villettopoli” che alla fine Cervellati – con la politica che andava in quella direzione dopo aver per anni tollerato gli abusivi e averci dato le “perle” già citate – ci ha regalato?  Sul parco urbano l’intenzione del Comune qual è? Neropoli o ciò che indicava il progettista del piano?

Ancora: è possibile dividere in quattro quell’insediamento, con le sirene dei posti di lavoro – magari effimeri come quelli del boom edilizio post piano Cervellati –  della nuova viabilità e dei 60 ettari subito? Non insiste quell’area in un sito di interesse comunitario, non ci sono vincoli, soprattutto quella delibera di giunta – senza alcun confronto con la città, se non minimo in sede di capigruppo e con i giornali – non è in realtà una variante? Dubbi che la Regione Lazio dovrà necessariamente chiarire. Tenendo a mente che se il percorso del Comune è corretto o, comunque, se sarà più tortuoso del previsto, lì sempre un “diritto acquisito” c’è.

Per questo occorre sforzarsi di proporre, il no e basta va bene in questa fase ma lo sforzo da fare è altro. Non facile, anzi. La proprietà deve rientrare di una decina di milioni di euro? Quale attività alternativa si può immaginare – che non sia necessariamente 120.000 metri cubi e oltre di cemento – in quell’area? Dove si trovano i soldi per realizzarla?

Domande che i cittadini che hanno, giustamente, la Vignarola nel cuore debbono porsi. Cercando un percorso europeo, perché no, o qualsiasi possibile alternativa. Allora sì che sarà bello chiedere una variante che salvaguardi il più possibile quello spazio e dia alla città un polmone verde inestimabile.

Una sfida anche a quanti, negli anni, le varianti di salvaguardia le hanno messe nei programmi senza mai attuarle (addirittura indicando delle scadenze….) o sono stati troppo spesso di lotta e governo.

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