Se l’assessore alle querele tenesse almeno la città pulita

L’assessore dalla querela facile, Patrizio Placidi (ne ha annunciate altre a chiunque parli di lui) sembra non vedere quello che succede in città. Siamo sommersi dai rifiuti e dipende certamente da tanti cittadini incivili, solo che non si riesce a vedere una via d’uscita. E ci si chiede cosa facciano lui, il suo assessorato, dove siano i controlli, per quanto tempo ancora dovremo vedere scene come quelle che quotidianamente ci accompagnano e vengono documentate su facebook (https://www.facebook.com/photo.php?fbid=754597471248071&set=pcb.597383743704517&type=1&theater è solo un esempio) o sui siti di informazione. E’ chiaro che la raccolta differenziata porta a porta è un mezzo fallimento se numerosi cittadini, largamente impuniti, continuano ad arrivare fino al centro di Anzio per lasciare i rifiuti come un tempo o se – per accorciare la strada – li gettano un po’ ovunque in discariche improvvisate. Non possono essere i singolari cartelli a fermarli (http://www.inliberuscita.it/immagini/36171/discariche-la-battaglia-agli-zozzoni-viaggia-sui-muri/) ma quelli sono almeno il segno che qualcuno prova a reagire.

E se ci sono incivili, vanno sanzionati a dovere. Ora il Comune ha certamente mille problemi, ma possibile che se una via è ridotta a discarica non si possa organizzare mezzo servizio tra polizia locale e neo ispettori ambientali per prendere qualcuno sul fatto, fare multe esemplari e poi rendere pubblica la cosa? Un deterrente, almeno.

Detto questo, il rovescio della medaglia è dato dal fatto che pure quelli che fanno la differenziata correttamente sono stufi di vedere crescere la bolletta senza avere spiegazioni plausibili. O, peggio, per spese alle quali si è costretti dalle discariche improvvisate, crediti inesigibili di dieci anni fa, fondo di garanzia del quale ci si ricorda solo ora.

Non si hanno spiegazioni né si dispone di dati. Quanto si differenzia? Quanto si risparmia in discarica? Quanto si incassa da carta, vetro, plastica e alluminio? Mistero. Magari saperlo – e cominciare a spendere meno – invoglierebbe chi ha almeno un po’ di buona volontà.

Altro discorso la bandiera blu. Aspettiamo ancora la pubblicazione sul sito del Comune (sigh!) del dossier grazie al quale Anzio l’ha nuovamente conquistata, ma mentre altrove si prodigano in iniziative che aiutano in termini di trasparenza (http://www.ilmessaggero.it/latina/latina_bandiera_blu_analisi_ok_a_giugno_acque_pulite_alla_marina/notizie/787317.shtml ) qui siamo in fiduciosa attesa. Del dossier, certo, ma anche dei dati dell’Arpa. Possiamo cercarli sul sito, vero (http://www.arpalazio.gov.it/ambiente/acqua/dati/balneazione/balneazione.htm?prov=roma&comune=anzio ) ma la bandiera blu – e Placidi che è un comunicatore lo sa – presuppone che i cittadini siano informati, gli stabilimenti balneari espongano i dati, si organizzino iniziative di promozione. Anche qui, non vediamo nulla.

Così resta solo la desolante cartolina quotidiana dei cassonetti stracolmi.  Vanno bene le querele, per concludere, ma almeno la città fosse pulita… 

 

 

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