Ho aspettato, non potevo fare altrimenti. Il “Maestrone” se n’è andato, aveva i suoi anni, ma quando accadono cose del genere realizzi i momenti di una vita e fatichi a dire la tua subito. Soprattutto se al coro di chi lo ha conosciuto, apprezzato e seguito si unisce il La Russa di turno. Meglio evitare, ho pensato, poi no, sento di farlo ma preferisco aspettare. Così sono arrivate le esequie private e ci ha pensato il cardinale Matteo Zuppi a togliermi da ogni impaccio: “Servono giganti, e quelli che piacciono al Signore non sono i grandi di questo mondo ma quelli con il cuore grande, con tanta umanità, gratuita, che condivide e non calcola, che dona e non possiede”,le sue parole riportate dall’agenzia Ansa. Lo aveva capito anche Paolo VI che mandò su Radio Vaticana “Dio è morto”. I benpensanti che oggi fingono di piangere Francesco Guccini pensavano fosse blasfema, a rileggerle oggi quelle parole sono di un’attualità assoluta.
Quelle, come tante altre, per questo non c’è dubbio che Francesco Guccini è stato un gigante. Come cantautore, come scrittore, nelle comparizioni nei film, come padre. “Le domande non sono mai riuscita a fartele tutte. Il più grande regalo che mi hai fatto è sapere dove andare a cercare. Oppure non smettere mai di porsele, quelle domande, senza avere per forza una risposta” – ha detto la figlia, Teresa. Io, al massimo, posso aver fatto ascoltare all’infinito le canzoni di Guccini ai miei ragazzi, chissà se sarò stato in grado di fargli porre domande. E’ quello che mi auguro.
Ecco, allora Guccini è stato molto più di un cantautore, lo dimostra l’affetto di questi giorni, la gente che s’è ritrovata in via Paolo Fabbri prima e in piazza Maggiore, poi, a Bologna, per cantarlo. Ha accompagnato me, come le generazioni precedenti e successive, nei momenti di ribellione e in quelli di riflessione, nel porsi domande e nel provare a rispondere, nello stare dalla parte degli ultimi. Siamo stati tutti un po’ Don Chisciotte e un po’ Cirano, vero?
Una vita, appunto: dalle difficoltà per arrivare al concerto a Roccagorga, oltre 40 anni fa, al più “comodo” Palaeur tempo dopo, dai 33 giri alle musicassette, dai cd, alla penna usb con i brani, fino alla ricerca di qualcosa di diverso dalla Locomotiva o l’Avvelenata, perché ci sono pezzi di “nicchia” che meritano ancora di più. Mi commuove “Il pensionato”, ad esempio – anche questa attualissima – e mi incanta “Tango per due”. Scherzando (ma non troppo) con l’amico medico Mario Mellacina, anni fa, in occasione di un intervento chirurgico al quale dovevo sottopormi, gli chiesi se fosse andata male di cantare alle esequie “L’ultima volta”, dato che lui nega ma la chitarra la sa suonare bene. La cosa singolare è che la provò davvero…. ma capirete da soli che se sto scrivendo queste righe, non ce ne fu bisogno. Così come mi colpì una giovane corrispondente, quando dirigevo “La Provincia quotidiano”, che chiuse il pezzo di un incidente mortale con le parole di “Canzone per un’amica”. Le dissi “tu conosci Guccini” e lei “ma certo”. Aveva poco più di 20 anni, come i tanti che oggi a quell’età lo conoscono, lo cantano, lo apprezzano.
Cosa che lo rende in un certo senso immortale, il cardinale Zuppi perdonerà. Una cosa mi è dispiaciuta: non essere riuscito a incontrarlo di persona, pur essendoci andato molto vicino…
Allora, alzando un bicchiere di vino, uso le sue parole, quelle del “Maestrone”, proprio de “L’ultima volta”, per salutarlo: “Sarà quando quell’ultima volta che la vedi e la senti parlare, quando il giorno dell’ultima volta che vedrai il sole nell’albeggiare e la pioggia ed il vento soffiare ed il ritmo del tuo respirare che pian piano si ferma e scompare”.
Ciao Francesco!
