Brutto clima e parole pesanti. Diciamo basta

Non possiamo abituarci. Non vogliamo. Ci sono momenti storici in cui la resistenza culturale è un obbligo morale, è il canto libero privo di connotazioni ideologiche di coloro che si oppongono ad una società liquida che sacrifica i valori del rispetto, dell’empatia, della solidarietà, del valore del significato della parola in nome di una comunicazione sguaiata e dal consenso facile.

Tutto questo mentre in città si discute di gravi fatti di cronaca, in cui la violenza urbana è protagonista, in cui una parola mal pronunciata scatena risse fra adolescenti. Le istituzioni sono chiamate (sarebbero…) a dare il loro buon esempio. Ma quale può essere se il confronto nella massima assise cittadina – il consiglio comunale – trova le sue espressioni nella denigrazione della persona e nella mortificazione di caratteristiche anche fisiche che esulano dal dibattito politico che dovrebbe invece concentrarsi sui contenuti?

Stiamo perdendo – diceva Camilleri – la misura, il peso e il valore della parola. Le parole sono pietre e possono essere pallottole. Le parole sono importanti. E l’esempio che si trasmette prende la forma di un’educazione rivolta ai giovani improntata sulla mortificazione dell’altro. Il linguaggio politico (ormai depresso dalla comunicazione social dei “vaffa”) deve conservare il compito di promuovere dibattiti incentrati sui contenuti e non sulla squalifica dell’avversario. Stiamo assistendo ad un clima di allarmante ostilità verbale, in un crescendo di aggressività diffusa, a un’inaccettabile violenza di termini e concetti espressi senza distinzione di colore o partito. Siamo di fronte a un’aggressività tanto trasversalmente agita, quanto universalmente percepita da cittadini di tutte le età ed estrazione sociale che si stanno abituando ad un clima ostile e privo di rispetto.

Il silenzio di chi assiste poi è ancora più grave, perché avalla comportamenti che dovrebbero essere, invece, stigmatizzati per principio. Questo clima di intollerabile prevaricazione non ha, né deve trovare, giustificazione alcuna. L’appello che facciamo è quello di sottoscrivere i principi del manifesto della “Comunicazione non ostile”. Una città che si rispetti, comincia da qui.

Chiara Di Fede, Giovanni Del Giaccio

Firmate la petizione https://www.change.org/p/sindaco-anzio-adottiamo-il-manifesto-della-comunicazione-non-ostile/share_for_starters?just_created=true&tag_selected=local

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