L’anno Innocenziano, il vescovo, le ragioni dell’appartenenza

Il vescovo monsignor Marcello Semeraro (Foto Raniero Avvisati)

Il vescovo monsignor Marcello Semeraro ieri ad Anzio (Foto Raniero Avvisati)

Ha ragione il vescovo, Marcello Semeraro, che ieri ha ricordato aprendo l’anno Innocenziano come esistano fatti e personaggi che danno il senso di una comunità e dell’appartenenza. Papa Innocenzo XII, il pontefice al quale dobbiamo la rinascita di Anzio o se vogliamo la nascita di Anzio moderna, è uno di questi.

Riscoprire questa figura, con l’auspicio che il quarto centenario della nascita sia l’inizio di un percorso, può dare a questa città uno dei momenti di aggregazione in grado di superare ogni divisione. Anzi, può rappresentare un settore nel quale sviluppare quel turismo religioso che altrove è scontato e qui è da costruire.

Per questo ieri sarebbe stato bello avere qualche consigliere comunale in più, avere soprattutto chi ha criticato spese che hanno da essere trasparenti – ci mancherebbe – ma mai come in questo caso erano necessarie. Perché Innocenzo XII, come Sant’Antonio, come Nerone, come lo sbarco, sono ciò che dovrebbe unirci a prescindere.

Chi segue questo spazio e ha letto in passato il Granchio sa bene quali critiche sono state mosse al “Palio del mare”. E’ una tradizione che non abbiamo, quella del palio, e non c’erano contrade ad Anzio, ma inserito in questo contesto ha una sua ragione di essere. Poi il parroco padre Francesco Trani ha sottolineato, a più riprese, la richiesta del sindaco Luciano Bruschini che le cose siano “fatte bene”.

Le premesse ci sono, proviamo a unirci una volta. Hai visto mai…

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