Mense scolastiche, pagare e… pretendere

Nei prossimi giorni ad Anzio si raccoglieranno firme per non pagare le mense scolastiche. Ho fatto spesso azioni di disobbedienza civile, però stavolta non sono d’accordo. A parte che un volantino anonimo mi annuncia la cosa, ma è il minimo, è bene fare un ragionamento più ampio e sereno sulla vicenda.

La Serenissima non è il massimo, non lo erano altre aziende non lo saranno altre ancora, per le mense siamo passati tutti e non possiamo pretendere che sia come a casa nostra. Poi abituati come siamo a dire che tutto non funziona temo che nemmeno se venisse Heinz Beck saremmo felici. Detto ciò ricordo che paghiamo poco più di 2 euro a pasto, il resto lo mette il Comune, e che con una cifra simile non si acquista un panino e una bottiglietta d’acqua al bar. No, tranquilli, non sto difendendo il Comune e me ne guarderei bene.

Quando abbiamo iscritto i figli al servizio mensa abbiamo firmato un “contratto” e dobbiamo rispettarlo. Stiamo mangiando – poco e male, vero – da ottobre, usufruendo di un servizio, dire oggi che non paghiamo ha poco senso a mio parere.

Diverso è il discorso rispetto al controllo del servizio svolto da questa azienda e da quella che verrà – sempre che non avremo una conferma come si vocifera negli ambienti politici – per il quale non da oggi esprimo perplessità.

Per anni, infatti, i genitori e i consiglieri comunali della “commissione mensa” sono stati presi per imbecilli, sobillatori, prevenuti, strumentalizzati e tutto ciò che volete. Solo perché facevano quello che il ruolo impone loro. Per altrettanti anni gli stessi epiteti – se non peggiori – sono stati riservati ai giornalisti che pubblicavano i verbali di quella commissione, prevista dal capitolato di appalto e quindi legittimata a operare e, nel caso, censurare.

Bene, paghiamo quello che dobbiamo  ma se poi la commissione assegna punteggi negativi all’azienda facciamo in modo che quella società non venga pagata per intero. A mio modesto parere è quello che si deve pretendere, mentre da anni le fatture sono liquidate così come presentate e di quella commissione nessuno si è preoccupato. Facciamo sì che i controlli – affidati peraltro anche a un’esperta – siano resi pubblici e sulla base di quelli l’appaltatrice sia penalizzata o meno. Facciamo sì che i menu vengano rispettati, siano il più possibile a chilometro zero, diventino più appetibili e a misura di bambino. Facciamo sì che qualcuno ascolti le lamentele prima di liquidarle come le solite scocciature. Il sindaco anni fa andò personalmente dove l’assessore non si presentava, dando superficialmente per scontato che tanto i genitori sono semplici rompiscatole manovrati: a mensa. Bruschini andò a mangiare e si lamentò, chiese verifiche. Ecco, ascoltiamo chi ne fruisce e andiamo a mangiare con i bambini… Dispiace  che in consiglio comunale, ad esempio, lo stesso sindaco che pure andò a verificare di persona abbia detto che queste “sono cose che attengono al dirigente”. No, sono cose che attengono alla città, ai bambini, a chi fruisce del servizio.  

Il resto è fattibile, certo, protestare è doveroso, mi chiedo però che senso abbia dire ai nostri figli che non si paga per un servizio ricevuto, far dire loro che “la mensa fa schifo” (l’ho sentito personalmente) e magari mandarli a scuola con un salutare (!?) panino con wusterl…   

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