C’è un gioco fantastico che si chiama baseball. Il Gioco, sì, con la lettera maiuscola. E c’è un gruppo di amici che praticando questo sport è cresciuto vivendo fianco a fianco. Restando unito per una vita e anche oltre. Già, perché uno di loro ci ha lasciato troppo presto e così noi – mandati dalla vita chi da una parte chi dall’altra – ci siamo ritrovati.
Come per magia, in nome del baseball e di Stefano Pineschi. A dire la verità persi davvero non c’eravamo mai, c’è chi aveva continuato a giocare, chi aveva messo in piedi una nuova squadra, chi si vedeva anche fuori dal campo di baseball. Ma intorno a Stefano e alla voglia di fare qualcosa per gli altri il gruppo è diventato ancora più solido. Quelli che hanno giocato insieme e quelli che sono arrivati dopo, chi c’era da prima ma poi mogli, fidanzate, compagne, nuovi amici uniti a un gruppo che in un paio d’anni ha raccolto e dato in beneficenza migliaia di euro per l’oncologia e la pediatria dell’ospedale di Anzio.
Stefano è stato strappato alla vita da un tumore a soli 41 anni, ma noi pensiamo che non sia mai andato via realmente. Così scherzando e ridendo c’è chi ha deciso di tornare in campo per il torneo di slow pitch che si gioca a Nettuno. Le regole sono un po’ diverse ma mazza, palla, guantone, basi… c’è tutto perché il Gioco sia ancora un collante.
Così è nata la Stefano7baseballmeeting – dal nome della manifestazione di beneficenza – slow pitch. Una squadra che oggi ha vinto il torneo amatoriale. Che prima ha condiviso la gioia di un pranzo con le famiglie, con vecchi e nuovi amici.
Una vittoria in una manifestazione di “nicchia”, come si direbbe oggi, ma per noi è come se fosse il Mondiale. Già, perché in nome di Stefano – e di tutti quelli che sono passati per il baseball ad Anzio e non ci sono più – difficilmente ci fermeremo.
Grazie ragazzi, soprattutto: grazie Stefano!