Addio a Luciano, cittadino perbene

Luciano Dell’Aglio

“Ma sto Dell’Aglio esiste?” A un certo punto, negli ambienti politici di Anzio, cominciarono a chiederselo in molti. Potenza dei social network, dove Luciano aveva iniziato una delle sue tante battaglie civiche. Sulla Tari, se non ricordo male. Esiste eccome, rispondevo io, e fareste bene ad ascoltarlo. Ma si sa, chi governa Anzio pensa sempre a cosa possa esserci “dietro”, non si fida, preferisce far decantare… E purtroppo lo segue anche chi ha fatto della burocrazia uno scudo, non un sistema per rendere efficiente la macchina amministrativa.

Luciano Dell’Aglio se n’è andato ieri, la sua patologia respiratoria cronica si era aggravata e lui, un leone per lunghissimo tempo, aveva mollato. Tranquilli a Villa Sarsina o in Prefettura, non c’è più bisogno di rispondere alle Pec di un cittadino perbene, uno che chiedeva semplicemente chiarimenti o che si metteva a disposizione se ci fosse un problema da risolvere. Da ultimo i pdf “editabili” – realizzati prima di quelli del Comune – per chiedere il contributo necessario ad acquistare i tablet e il resto in occasione della pandemia. Perché Luciano, un napoletano diventato manager in General motors e preciso più degli americani, si appassionava. Testardamente, senza mollare, scoprendo tra le pieghe – per esempio – che sull’ultima delibera per la tariffa rifiuti c’era una cifra e sul piano finanziario un’altra – con una differenza di decine di migliaia di euro – e realizzando un modellino per calcolare da soli la reale cifra da pagare. O smascherando qualche anomalia sul “Cassetto tributario” che avevamo pagato e altri registrato… O semplicemente trovando la soluzione con un programmino a qualche problema sulla “lettura” di documenti o dati da mettere insieme per una tesi.

Molti della politica anziate gli dicevano di sì, poi uscivano da casa sua (che è stata aperta a chiunque avesse voglia di ascoltare o avere un consiglio, anche solo di informatica) e dimenticavano.

Oggi che se ne è andato posso dire che è stata una delle persone migliori tra quelle conosciute passando dal virtuale dei social, al reale di un aperitivo “infinito” vicino casa sua, quando mi spiegò come aveva scelto Anzio, il suo essere combattente, la patologia con la quale conviveva, la passione per il tennis, l’essere stato arbitro di calcio…. Quella malattia lo teneva in casa, dove era diventata una bella abitudine andare a prendere un caffè per parlare della sua ultima “scoperta” attraverso i documenti del Comune, del programma per le mense che lui “suggerì” facendo risparmiare decine di migliaia di euro a un ente che comprava continui aggiornamenti per qualcosa che non funzionava, di come in questa sgangherata Italia i pazienti cronici siano lasciati a loro stessi. Ad esempio se scade un piano terapeutico e serve uno pneuomologo, ma non puoi muoverti, quello domiciliare c’è solo sulla carta. Altro che “Casa della salute” e “presa in carico” dei cittadini. Lo mandava in bestia questo sistema, il fatto che pochi reagissero o che nessuno – a Villa Albani o alla Roma 6 – si assumesse la responsabilità di dirgli come fare. Che si dovesse chiamare qualche “conoscenza” per venirne a capo.

Il nostro caffè si era diradato nel tempo per i miei impegni, ma era tra gli appuntamenti da non mancare. Aveva scritto la parte relativa all’informatica del programma di #unaltracittà, avrebbe spiegato che molto di quello che avevamo intenzione di fare era già compreso negli strumenti a disposizione e che bastava far partire e seguire la “macchina” senza pensare a compromessi politici o, peggio, agli aggiornamenti venduti dai soliti noti.

In questo difficile momento dico alla signora Adriana, ai figli che ho avuto modo di conoscere di sfuggita, ai nipoti, di farsi “anema e curaggio”, come avrebbe detto nel suo napoletano mai abbandonato. Conserverò per sempre quel “sient a papà” che in un momento di mia difficoltà disse, poggiandomi una mano sulla spalla, e il suo gesto una settimana fa, quando non c’era un caffè da prendere ma un amico da salutare. Sapevo che era grave, lui forse ha voluto “dirmi” che sarebbe stata l’ultima volta.

Addio Luciano, cittadino perbene. Grazie della tua amicizia.

Rifiuti, biogas, Covid e “ricattatori”: non ci siamo

Diciamo la verità: nessuno vorrebbe trovarsi a fare il sindaco durante una pandemia con ricadute sociali ed economiche devastanti. E diciamo la verità: gli sforzi fatti dal Comune di Anzio – che ha unito fondi propri a quelli nazionali dei quali leggiamo sull’albo pretorio – vanno apprezzati. Al netto di una retorica che ha accompagnato ogni azione, comprensibile ma che era il caso di evitare.

Così come – in tempi di open data – è inutile distinguere i casi positivi al Covid 19 tra residenti e non. Come se il ministro Speranza,  dopo i due cinesi curati allo Spallanzani, avesse detto “nessun italiano positivo”. I dati relativi ai contagi avvenuti ad Anzio dall’inizio della epidemia sono consultabili qui e chi scrive sa bene che con certi numeri non ci sarà alcuna zona rossa, tanto meno la auspica. Continuiamo ad adottare le misure previste e ne usciremo. Ma prendere per scemi i cittadini o peggio “bannarli” dalla pagina Facebook del Comune se dicono qualcosa di sgradito, non è certo il massimo.


Come non lo è quanto accaduto intorno alla vicenda biogas e rifiuti, dimissioni della dirigente, incarico a uno che non potrebbe assumerlo (solo ora si cerca un parere) e ritorno al servizio ambiente di chi è indagato per una serie di vicende legate a quel settore (e resta innocente fino a prova contraria) ma è stato vittima di minacce e vede l’assessore di riferimento imputato in quel fascicolo. Ci spiegheranno che non c’è incompatibilità ed è probabilmente vero, l’assessore ha minacciato altri non il dirigente, ma al posto di chi si occupa di anti corruzione una questione di opportunità la solleveremmo. Siamo ad Anzio e tutto si può, anche emettere una ordinanza per mandare rifiuti in un impianto che si vuole chiudere (a parole e nelle lettere ufficiali) senza prevedere alcun impegno di spesa. Sì, al momento non esiste e senza quello difficilmente si può scaricare. A meno che quelli che “o ci vengono perché li chiamano o perché sanno che trovano terreno fertile” – come ebbe a dire il sindaco prima di tornare alla guida della città – siano benefattori. Cosa che non risulta, visto che avrebbero posto – ma questo potrebbe confermarcelo l’assessore – un limite alle tonnellate conferibili che è pressoché la metà di quelle che si producono ad Anzio. Speriamo non sia vero, come auspichiamo che i consiglieri di opposizione abbiano capito male e non ci sia alcuna “trattativa” ma si conosca già il prezzo di conferimento. Lo aveva proposto – a 100 euro a tonnellata – la stessa società ma in cambio di una “convenzione”, senza la quale evidentemente qualcosa è cambiato. Certo finora non spendevamo più del doppio, come sarebbe emerso in commissione ambiente. Basta andare a leggere le determine. Nettuno, intanto, conferisce a 150 euro ma con una “intermediaria” che sta ad Aprilia ma qualche interesse sportivo ad Anzio ce lo avrebbe, come ha scoperto Agostino Gaeta. Si sa, lo sport, il sociale, i “ragazzini”, quante volte ci si è girati altrove con queste scuse…

In tutto questo il sindaco ha sentito il dovere di urlare ai quattro venti (social e media locali) contro “ricattatori seriali”. Lasciamo stare gli altri aggettivi, degni del suo predecessore del quale egli stesso ha detto di essere la continuità, mancherebbero “ominicchi”, “viperette” e “ingegneri navali” ma non è questo il punto. Chi sono i “ricattatori seriali”? Il sindaco è ricattato? E da chi? Per cosa? Ha denunciato chi prova a ostacolarne l’azione? Questo, finora, nessuno (sempre meglio il “copia e incolla”, suvvia….) ha sentito il dovere di chiederlo. Perché parlare di ricatti è grave, ben sapendo come solo qualche “santo in paradiso” – con l’attiva partecipazione del Pd e del ministro Minniti – ha evitato che la Prefettura approfondisse certi rapporti tra criminalità e ambienti politici. Sarà bene, allora, che venga fatta chiarezza sui ricatti dei quali parla il sindaco. C’è anche una petizione on line in tal senso. Perché gli sfoghi possiamo pure dire che fanno parte del personaggio, è noto, poi è un periodaccio per tutti e non è semplice gestire l’emergenza, ma un sindaco ricattato proprio no.

Rifiuti, biogas e sistema Anzio: ricapitolando…

Nella nostra città la memoria è corta. Cortissima. Il fatto che i rifiuti “umidi” vadano nella Biogas che a parole la maggioranza – in perfetta continuità con la precedente – vuole chiudere, può stupire gli ingenui. Asja ambiente aveva proposto – tempo fa – una convenzione al Comune e più di qualcuno si sarebbe speso perché fosse sottoscritta. La dirigente non lo ha fatto, ha deciso di bandire una gara, la segretaria le ha detto che c’era un errore e la gara è stata revocata. Il resto è cronaca di questi giorni.

Ma siccome, dicevamo, qui si dimentica presto, per chi vuole approfondire si può leggere come – dalle indagini e non solo – sia emerso in maniera lampante il “Sistema Anzio” che intorno ai rifiuti e alla biogas ha dato e continua a dare il peggio di sé. Penalmente ognuno è responsabile per sé, politicamente sappiamo quale maggioranza governa ininterrottamente da anni.

Rifiuti, biogas, Onu e quella dirigente “scomoda”

Avrei taciuto volentieri. In questo momento di emergenza nazionale dovremmo tutti pensare a uscire dal tunnel nel quale ci ha messo il Covid 19. Però la storia della biogas di Anzio – che in questo umile spazio venne “scoperta” – mi affascina assai. Se poi quello che accade in Comune porta alle dimissioni dagli incarichi a interim della dirigente Angela Santaniello, significa che qualcosa è successo di serio. E vorrei provare a capirlo.

Andiamo con ordine. Ci sono da conferire i “rifiuti umidi” , e il sindaco con propria ordinanza stabilisce che debbano andare nella biogas di via della Spadellata della Anziobiowaste. Sì, avete capito. Asja ambiente – che quell’impianto lo ha costruito e l’ha messo in funzione – ha rilevato la società che lo aveva proposto alla Regione con il benestare dell’allora assessore Patrizio Placidi e del dirigente dell’epoca Walter Dell’Accio, nel silenzio del sindaco #nzognende Luciano Bruschini.

Nel documento si legge che la decisione è adottata “a seguito di revoca di affidamento di incarico ad impianto di conferimento rifiuti da parte del dirigente dell’area tecnica”. Siamo al 23 aprile, il dirigente è ancora la Santaniello, a “interim”. Quale affidamento ha revocato? Mistero, perché all’albo pretorio (siamo pur sempre nel Comune della trasparenza “a soggetto”) non c’è traccia. Scopriamo dal Granchio che avrebbe tolto l’affidamento alla stessa Biowaste, perché la procedura adottata è stata contestata dalla segretaria generale. In autotutela, quindi, la dirigente ha revocato. Lesa maestà, evidentemente…. Così il sindaco ha deciso che i rifiuti vanno comunque lì. La spiegazione, dopo che del “terremoto” in Comune sono emerse le prime notizie, è che c’erano rischi per la salute pubblica e risparmieremo. Così recita un comunicato ufficiale.

Ora il sindaco è lo stesso che in campagna elettorale prometteva di andare all’Onu per non far aprire la biogas. Slogan per attirare voti, si dirà (un po’ come quello “Porto, inizio lavori 2005” della campagna per il secondo mandato). Bene, ma il sindaco è lo stesso che ha chiesto alla Regione – il 23 dicembre scorso – la revoca delle autorizzazioni per quell’impianto. Sostenendo, fra l’altro che: “la scrivente Amministrazione Comunale ritiene che la realizzazione dell’impianto sia incompatibile con la tutela paesaggistico territoriale e con la salute dei cittadini evidenziando nuovamente la presenza, nelle immediate vicinanze dell’impianto in questione (raggio minore di trecento metri). di siti sensibili quali due scuole, un centro commerciale ed un importante nucleo abitativo.
Che detti siti sensibili sono stati ritenuti dalla stessa Regione Lazio motivi di diniego dell’autorizzazione per la realizzazione di un impianto simile nella stessa area (Green Future). Che l’Amministrazione Comunale conferma la propria contrarietà alla realizzazione di impianti di trattamento di rifiuti potenzialmente nocivi per la salute dei cittadini”. D’accordo, ma il sindaco è lo stesso che per essere eletto si è accordato con Bruschini, Placidi e compagnia che quell’impianto lo avevano autorizzato. E lo avrebbero fatto anche con il secondo, se non fosse nata una sollevazione popolare. Perché poi dalle intercettazioni telefoniche è emerso quali fossero gli interessi politici intorno alla biogas. Il sindaco e la sua intera giunta, chi in maggioranza chi in “opposizione” (!?) erano in quel consiglio comunale. L’ex assessore Patrizio Placidi – intercettato in una delle inchieste che hanno riguardato l’ambiente in questa città – descrive perfettamente il meccanismo. Nel quale “Prima erano tutti d’accordo, mo il vuzzo me lo devo incollà io”. Vanno rilette quelle carte, descrivono bene il “sistema Anzio”, spiegano alla perfezione ciò che l’allora consigliere e oggi sindaco diceva a proposito degli impianti: “O vengono perché li chiamano o perché sanno che trovano terreno fertile”. L’hanno trovato, evidentemente. Perché a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si indovina.

E allora se la Santaniello fa qualcosa che non piace torna a essere “scomoda”, in perfetta continuità con quanto accadde quando sindaco era Bruschini che in Tribunale diceva “è la migliore dirigente che ho” e in Comune la lasciava sospesa, in mezzo a una “guerra” tra segretario di allora e dirigenti che sembra riemergere oggi. A quel “sistema Anzio” la Santaniello ha dato, pagando con una detenzione domiciliare ingiusta e uscendo assolta. Ma come funzionassero le cose – benché alla fine, penalmente irrilevanti – era chiaro già in quel procedimento. L’assessore, la cooperativa vicina e via discorrendo. Dissi in tempi non sospetti come la pensavo, su dirigenti e politica, proprio in occasione del ritorno al lavoro della dottoressa Santaniello. Poco deve essere cambiato

Ora che è diventata “scomoda” si sostituisce, dando l’interim a un dirigente a tempo (Luigi D’Aprano) sul quale era forse il caso di farsi venire qualche dubbio, almeno leggendo cosa dice la Corte dei conti

Ma in questo Comune abbiamo controllori e controllati, abbiamo avuto dirigenti con titoli sbagliati, sceriffi scelti dalla politica (e tenuti da questo sindaco) figuriamoci qual è il problema… Personale che le pressioni della politica le ha subite: lo hanno messo nero su bianco in molti (dall’ex segretaria Inches destinataria pure di un proiettile al suo predecessore Savarino, fino alla Santaniello) in denunce rimaste sulla carta.

Ma ad Anzio il mare è una tavola, così il neo dirigente a interim nomina all’ambiente una vecchia conoscenza come Walter Dell’Accio. Che per quel settore è indagato (e per chi scrive innocente, fino a prova del contrario) ma in un procedimento è vittima. Quello del passaggio da Giva a Parco di Veio, con minacce pesanti subite. Che in quella – come in altre inchieste dove troviamo sempre nomi di questa maggioranza o molto vicini – emerga palese il “sistema Anzio” è noto, ma che tra gli imputati figuri l’attuale assessore all’ambiente che darà l’indirizzo politico a Dell’Accio è un dettaglio che pure al responsabile dell’anti corruzione deve essere sfuggito.

I migranti, l’hotel e gli smemorati

Vengo meno al silenzio che mi ero imposto in un periodo drammatico, nel quale abbiamo ben altre emergenze da affrontare. Però di fronte a quanto leggo per lo spostamento di alcuni richiedenti asilo da Nettuno all’ex hotel “Succi” è bene ristabilire i fatti.

Uno capisce – De Andrè perdonerà, – che c’è chi “Si costerna, si indigna, si impegna, poi getta la spugna con gran dignità”, ma è ora che chi ininterrottamente governa questa città dal ’98 si assuma le proprie responsabilità. O quanto meno riconosca che ha lasciato correre su alcune questioni, guarda caso riferite a chi era, è e probabilmente continuerà a essere negli ambienti politici o se vogliamo in quello che mi piace definire il “sistema Anzio”.

Una premessa è necessaria: se i cittadini non possono muoversi, non si capisce quale “genio” della Prefettura disponga lo spostamento di una cinquantina di loro, pur comprendendo il rischio sanitario in uno dei centri dove erano accolti. Né – se è vero – si capisce il motivo per il quale la cosa sia passata “sopra” la testa dei Comuni come riferiscono i sindaci. Sì, quello di Nettuno – dove la manifestazione non autorizzata e capeggiata da amministratori pubblici (sic!) è una delle peggiori pagine che si ricordi – e quello di Anzio. Possibile?

Detto questo, non è accettabile che tutti dimentichino, per primo chi oggi si adira per la presenza di migranti all’ex hotel, come sia stata fatta quella operazione e come siano arrivati. Come sia stato trattato chi, allora, provava a chiedere lumi, ad esempio l’ex consigliere regionale Fabrizio Santori e il movimento “Città futura”, chi scriveva questo blog o il comitato di cittadini. Perché il centro – lo ricorda la Asl in una sua lettera del 14 agosto 2015 – è stato aperto “all’interno di ambienti per i quali vige tuttora l’ordinanza sindacale del 9 giugno 2014 che imponeva la sospensione dell’attività alberghiera e l’immediata chiusura dei locali stessi”. Ordinanza, poi, parzialmente revocata. Sappiamo che il sindaco era Luciano Bruschini, sappiamo che una lettera della Asl del dicembre 2013 era rimasta nei cassetti, sappiamo che l’attuale sindaco De Angelis era consigliere comunale e come lui in quell’aula c’erano (all’opposizione?) gli oggi assessori Fontana, Ranucci, Ruggiero. Ma l’ex hotel era di un allora consigliere di maggioranza, la politica non pesta i piedi a chi la “fa”, così quel centro aprì ed è ancora al suo posto perché molti si girarono dall’altra parte. Compreso il resto dell’opposizione (leggi Pd e allora esponente 5stelle) che si fermò a qualche interrogazione. E compresa una Procura (leggi Velletri) che non tenne conto dell’esposto presentato dai cittadini.

Oggi prendersela con la Prefettura – se davvero nessuno sapeva – ci può anche stare. Ma è la stessa Prefettura che – complice la politica e i suoi “aggiustamenti” – ha evitato l’onta di una commissione d’accesso che era praticamente pronta per Anzio. E che se fosse arrivata avrebbe scoperto che non solo le ordinanze non si rispettano, ma se metti insieme le carte di qualche inchiesta ritrovi sempre gli stessi personaggi e sempre intorno ad affari. Dai parcheggi dietro al porto alla biogas, dall’appalto dei rifiuti alle cooperative del verde. Aspetti che penalmente saranno pure irrilevanti, ma restano – opinione personale – almeno disdicevoli.

Ma c’è dell’altro relativamente a quella struttura e si legge in una perizia che era stata depositata in Tribunale, vale a dire la presenza di un abuso per il quale – nel 2002 – era stata emessa ordinanza sindacale “mai eseguita”. Chi era sindaco? E chi amministrava la città? Sempre gli stessi, non ci si può sbagliare.

Ad ogni modo, siccome non è la prima volta che racconto queste vicende, chi vuole approfondire trova tutto qui

Restiamo a casa, infine, e prendiamo atto dell’impegno dell’amministrazione di Anzio a favore dei cittadini in questo delicatissimo momento. Quando ci vuole, ci vuole.

Sindaco, batti un colpo: la responsabilità è tua

Rivendicare la continuità con Bruschini e alla prima crisi “incartarsi” come mai avrebbe fatto l’amato/odiato predecessore. Rischia di saltare – ce lo dicono le cronache in questi minuti – il Consiglio comunale convocato per domani, 18 febbraio, nel quale alcuni punti sono stati chiesti dall’opposizione. Sono quelli che una maggioranza litigiosa scansa, preferisce non affrontare, preoccupata di deleghe tolte, promesse, di un assessore diventato “scomodo” come Ranucci e delle parole pronunciate dal procuratore della Dda Prestipino e dal prefetto di Roma in commissione antimafia.

Il sindaco, all’indomani del ritiro delle deleghe – tra l’altro con beffa, molti assessori (d’altro canto pagati dalla collettività) hanno continuato a essere negli uffici e a organizzare eventi, Salsedo su tutti – ha ribadito che non c’era crisi e che stavano lavorando bene per Anzio, ha richiamato il nuovo “nemico” – l’opposizione che prova a dire la sua – ricordando che si vede in consiglio comunale se c’è crisi. Ebbene domani rischia di saltare tutto e come De Angelis diceva di Bruschini, se si è in questa situazione la responsabilità è sua. Di nessun altro.

Magari temendo di andare a casa, in extremis, domani mattina trovano una specie di “quadra” e raggiungono il numero legale, ma De Angelis sa bene che non è la strada per andare avanti. Per questo farebbe bene a battere un colpo, se vuole mantenere la credibilità che lo ha contraddistinto in passato. Dica alla città quali sono i problemi di una maggioranza che si è frantumata nonostante l’allargamento, spieghi i motivi per i quali dopo diversi “passaggi” da un gruppo all’altro alcuni consiglieri sui social continuano a fare distinguo – da ultimo Silani, eletto con la lista del sindaco e oggi di Fratelli d’Italia – dica se davvero c’era una manovra per portare Cafà alla presidenza del consiglio comunale con Piccolo “recuperata” in un assessorato e Ranucci fuori dalla giunta. Dica se è un problema il patto della pizza – o del popolo – quello che sicuramente, conoscendo il personaggio, definirà dei “vecchi e superati” (utili però quando servivano i voti…) se non di chi “ha rovinato Anzio”.

Dica se sono questi, i problemi, e non dover spiegare ai cittadini la biogas che apre, i poco di buono sulla soglia del Comune e vicini a troppi che “fanno” politica, il bilancio che fa acqua, il porto fallito, una gestione dei rifiuti che se fosse stata di Placidi lo avrebbe visto primo degli oppositori a urlare in consiglio comunale e non certo a vedere se l’appalto a Camassa va inteso dal 2015 o da quando è stato firmato il contratto, l’anno dopo. Non se la prenda con “avversari” sì bocciati dalle urne, i cittadini sono sovrani, ma ancora liberi di esprimersi in Consiglio e fuori.

Batti un colpo, sindaco: la responsabilità è tua. Sai che non meritiamo questa decadenza.

Ciao Angelo, possiamo solo dirti grazie

Era stato faticoso riportarlo sul campo di baseball. Aveva chiuso con quel mondo, un po’ nauseato, ma prima per lo “Stefano7” e poi per l’evento di 50 anni di baseball ad Anzio, c’era tornato. Perché quella era casa sua. Perché a noi tutti teneva come fossimo figli.

Oggi siamo qui a piangerlo, Angelo Scagnetti, presidente dell’Anzio baseball dei tempi d’oro, della promozione nella massima serie, degli scudetti giovanili, del campo da costruire. Siamo tutti noi che in quell’ambiente siamo cresciuti, abbiamo praticato questo fantastico sport con i figli, vediamo oggi proseguire una tradizione di famiglia con le nipoti. Angelo è stato un riferimento, dicevi Scagnetti in quegli anni e volevi dire baseball. Ma lui è stato anzitutto un grande artigiano, nella sua “bottega” – che dalla piazza, fino all’ultimo, ha sempre raggiunto a piedi – sono nate creazioni uniche. Ha avuto un ruolo importante nell’associazione di categoria, se n’è andato senza vedere realizzato il sogno di quella “Città artigiana” che aveva immaginato insieme ad altri e che aveva abbandonato dopo aver capito che c’era poco da fare. Anzio, da questo punto di vista, perde uno dei suoi artigiani migliori.

Anni fa mi raccontava delle sue opere in Belgio, per esempio, nelle boutique di diamanti, diceva che qui ci sono tante norme sulla sicurezza da rispettare “poi vai nel cuore dell’Europa dove fanno queste leggi ma trovi i fili elettrici volanti”. Conosceva il suo mestiere come pochi, era rimasto umile nonostante il presidente del Rimini baseball – Rino Zangheri – lo chiamasse “collega”, solo che lui aveva una falegnameria industriale e Angelo una bottega dove capitava di svolgere anche riunioni per parlare di baseball. Ci siamo cresciuti, tra il campo e quel posto, anche quando non era più presidente se ci incontrava chiedeva sempre come andassero le cose. Ci teneva, a tutti noi.

Gli episodi che vengono in mente sono tanti, dall’infortunio scendendo dal tabellone segnapunti dopo la prima vittoria in serie Nazionale, giocavamo allora a Nettuno, alla notte che lo svegliarono perché la prima squadra aveva vinto a Rimini e mica c’erano i telefonini, bisognava andare a casa e suonare…. Dalla riunione con l’allora sindaco Piero Marigliani che promise che il campo nuovo si sarebbe fatto – eravamo alle “4 casette” – alla prima volta in quello stadio dove raccoglievamo l’erba per far giocare la prima partita e lui montava le panchine per gli spogliatoi che sono ancora lì, dalla trasferta negli Usa nel ’90 a quando mi disse “tu alleni, ma non ti possiamo mica pagare, fai tutti i corsi e quelli sono a carico nostro, studia te che sei portato”. E l’amore per Anzio, l’arredamento del museo dello sbarco o l’idea di eseguire i lavori a Villa Sarsina “li farei pure gratis”. Mi diede anche uno “stipendio”, una volta, conservo da qualche parte la copia di un assegno di 250.000 lire che usai per l’università. Non avevamo vinto una partita quell’anno, ma volle premiare la mia costanza, la passione che ci mettevo nel seguire i ragazzini. E lo sentivi poco, però tornato dai corsi o dalle convention dovevi dirgli come era andata, fargli sapere che novità c’erano.

Non l’ho mai sentito dire una parola fuori posto, quando ho allenato e lui era dirigente non ha mai fatto mancare nulla ai ragazzi che sentiva – come era stato con noi – un po’ “suoi”. Ho visto in lui sempre una straordinaria passione. E’ quella che ha tramandato ai figli per il lavoro e per il baseball, è quella che abbiamo conosciuto noi che possiamo solo stringerci alla moglie Teresa, ai figli Pino, Laura e Andrea, a tutti i nipoti in un grande abbraccio.

Manchi già Angelo e grazie presidente, possiamo solo dirti questo.

Sindaco “ostaggio”, meglio staccare la spina

Il sindaco di Anzio, Candido De Angelis, ha fatto bene ad azzerare la giunta, ma poteva e doveva fare meglio. Ad esempio entrare in Comune questa mattina e revocare l’assessorato a Giuseppe Ranucci dopo lo “show” di ieri in diretta televisiva planetaria. Conosco Pino da quando siamo ragazzini, so quali sono i suoi modi di fare e lo sanno anche in maggioranza, ha detto senza peli sulla lingua quello che pensa dei suoi alleati. Lo ha fatto alzando la voce, come da ex consigliere interruppe la riunione della massima assise civica o come intervenne nel passaggio tra Giva e Parco di Veio minacciando i presenti o come, guarda caso per una vicenda relativa all’affidamento di palestre, poco più di un anno fa a Villa Sarsina. Pino è così, ma dopo le pesanti accuse di ieri è evidentemente incompatibile con la sua funzione. Per un semplice motivo che il sindaco non ignora: se passa il “metodo Ranucci” da domani mattina ciascun cittadino è autorizzato a entrare in Comune e pretendere a suon di parole pesanti o, peggio, di minacce. Il problema, però, non è Ranucci (come in passato non era solo Placidi) è che questo metodo è proprio di una maggioranza dove vince chi urla di più, dove se un primo dei non eletti si permette di chiedere chiarimenti viene minacciato, dove si mandano messaggi nemmeno tanto trasversali, dove ciascuno ha i suoi interessi che saranno pure legittimi ma che a volte cozzano con la funzione pubblica.

Con un elemento che si è aggiunto dopo ieri e che speriamo non sia vero: dicono che qualche consigliere abbia manifestato la sua preoccupazione a partecipare al chiarimento politico odierno a Villa Sarsina e che lo abbia fatto per paura. Sì, paura che finisse quantomeno a schiaffi. Come si rischiò nei seggi, nel 2018, quando le prove muscolari la fecero da padrone.

Di questa maggioranza e di quella confluita nel cosiddetto “Patto del popolo” – che lo hanno fatto eleggere, altrimenti al primo turno non avrebbe mai vinto – De Angelis è “ostaggio”. Adesso, e con l’azzeramento della giunta, prova a dire che sta facendo sul serio e il sindaco è lui. Se ha il coraggio deve andare avanti, mandando via Ranucci – certo – ma anche gli altri. E staccare la spina. Perché il video dell’assessore ai lavori pubblici se ci fosse una Procura che avesse voglia di occuparsi delle cose di Anzio dice molte cose. Troppe. E se quella dell’azzeramento è una pantomima, l’ennesima del centro-destra anziate, con queste premesse De Angelis sa bene che non va lontano.

Quando Luciano Bruschini è diventato sindaco per la seconda volta, nel 2008, dopo l’esperienza degli anni ’90, gli chiesi in una intervista quale fosse la principale differenza rispetto al passato. Rispose, mostrando il telefono cellulare: “Questo… ti stanno sempre a chiamare”. Oggi De Angelis, dodici anni dopo la fine dei primi due mandati, deve fare i conti con i social. Lui che è così attento a quello che si pubblica è “vittima” di chi, nella sua maggioranza e non altrove, scrive e crea i casi che poi sono reali. E’ bastato il post sulla piscina di Vasoli – che molti indicano come erede designato di De Angelis – per far dire ad esempio a Di Carlo che era solidale con Ranucci e che se in Comune qualcuno aveva sbagliato avrebbe pagato e per far esplodere lo stesso assessore ai lavori pubblici. Un post, pensate, la miccia che ha avviato una deflagrazione. Pensate a chi dopo il “sold out” va a cercare Anzio su google e vede la trasmissione con Ranucci. Facebook è globale, non dimentichiamolo, si vede in tutto il mondo e Anzio ha fatto una figura pessima, insieme all’amministrazione che lo guida. Dice “Ci vediamo ad Anzio, l’anno prossimo”. Già, questo rischiamo qualche schiaffone…

Ma come De Angelis aveva l’abitudine di dire del suo predecessore, che poi lo ha “incoronato”, il responsabile di questa situazione era, è e resta lui: il sindaco . E non gli è bastato, evidentemente, allargare la maggioranza a due ex avversari come candidati primo cittadino, se le premesse sono queste. Il De Angelis che abbiamo conosciuto aveva cacciato Ranucci da tempo, come fece ad esempio con Di Carlo nel primo mandato perché al posto dell’allora assessore ai lavori pubblici in Comune ci andava Piero Marigliani. O come fece con Guerrisi che aprì “abusivamente” un bar mentre era assessore. Un sindaco che non era “ostaggio”.

E che oggi per correre dietro a queste vicende finge di non vedere un bilancio che per i revisori fa acqua, una società per il porto praticamente fallita, i rifiuti che riempiono le strade, la biogas pronta ad aprire, la vicinanza pericolosa di personaggi legati alla criminalità alla soglia di Villa Sarsina, le singolarità in alcune procedure per troppe cose, dall’ex commissariato per la polizia locale e fino alla piscina. Un sindaco che potrà pure prendersela con chi scrive – senza contradditorio – o con l’opposizione, con la Regione o l’Area metropolitana, ma non attacca più. Il fallimento ce l’ha davanti e al suo interno e se vuole uscirne faccia come all’epoca Castore Marigliani: scenda con le sue gambe le scale del Comune, stacchi la spina. Potrà sempre vantarsi del fatto che senza di lui non si vinceva e dire che ha provato a rinnovare, però glielo hanno impedito. C’è chi sarebbe ancora disposto a credergli.

La piscina, le istituzioni, gli amici degli amici…

Non credo di essere mancato a molti, diciamo che i diversi impegni mi tengono un po’ lontano da questo blog. Però le recenti vicende anziati portano a una riflessione, intorno alle istituzioni – sulle quali do ragione al sindaco sul “rispetto” che vale sempre – e a come, però, si “usano” in questa città . Partiamo dalla vicenda della piscina che ha riaperto a tempo di record dopo che le analisi Asl hanno sancito l’assenza di carica batterica. Ne sono felice. Mi definisco un cittadino consapevole, ribadisco che la mia esperienza politica è finita, rivendico il ruolo di “oppositore” da questo umile spazio in perfetta continuità con ciò che ho sempre fatto: portare alla luce vicende a dir poco singolari. Ebbene stiamo ai fatti: il 27 di gennaio la Asl scrive al sindaco e chiede una ordinanza di chiusura della piscina, lui è l’autorità sanitaria sul territorio, il Granchio ne dà notizia il 29 riportando una nota di Lina Giannino. Il giorno dopo è la società che gestisce l’impianto – denominata Anzio Waterpolis, ma aggiudicataria come Latina pallanuoto – a chiudere in “autotutela”. Principio che vale – ma ho già ammesso la mia ignoranza – per le amministrazioni pubbliche…. Però chiude e mostra al tempo stesso analisi del laboratorio privato “Simo” datate 28 gennaio e “post trattamento”. Non ci sono batteri. Solo che valgono le analisi Asl, nel frattempo effettuate e che danno esito negativo, quindi si può accedere in acqua. È l’1 febbraio, l’azienda sanitaria chiede al sindaco di revocare ciò che non ha mai emesso. Questi sono i fatti. Si parla – ma le chiacchiere le porta il vento – di chissà quali “sabotaggi” e intorno a questa vicenda si scatena un putiferio che è tutto interno alla maggioranza che governa Anzio. Il consigliere Vasoli cita (e poi cambia il post su facebook) i “competitor” e non si fa attendere la replica delle altre due piscine di Anzio, una delle quali fa capo notoriamente all’assessore Ranucci e al figlio che, invece, è consigliere a Nettuno.

L’assessore è andato in tv, ha confermato che la palestra è praticamente sua che è andato a vedere gli atti della piscina, ha sparato a zero – non facendo fare una figura eccelsa alla città, diciamolo – e chissà se De Angelis lo terrà ancora in giunta o meno, dopo averlo fatto rientrare a seguito delle dimissioni.

Certo è che è in atto una “guerra” ed è tutta in maggioranza, il consigliere Di Carlo commentando i fatti della piscina ha annunciato che “se qualcuno ha sbagliato paga”. Una guerra – lo lamenta anche il presidente della pallanuoto – ma per cosa? Parliamo di impianti, da tempo un tallone di Achille per le amministrazioni di centro-destra ovvero uno dei modi di gestire il potere. Vi dice nulla Falasche? Ecco, ad Alessandroni (ritengo ancora, giustamente) sono state fatte sempre le pulci, è bene prestare massima attenzione su tutti gli impianti.

E dicevamo delle istituzioni: il sindaco che non firma l’ordinanza fa – in perfetta continuità, del resto l’ha rivendicato – pari pari quello che il suo predecessore fece per l’hotel di un consigliere di maggioranza, oggi politicamente schierato con questa. L’ordinanza arrivò mesi dopo, quando non era più possibile girarsi altrove. Perché quando ci sono i propri sostenitori o chi è particolarmente vicino all’amministrazione, tutto è possibile ad Anzio.

Come fu per la precedente gestione della piscina, attuale e passata maggioranza tutte presenti, che si girò sulla questione Deportivo. Se il consigliere Vasoli – insieme al presidente della Latina pallanuoto – vogliono sapere chi ha ridotto la piscina nello stato attuale basta chiedere da De Angelis in giù. E basta rileggersi il comodato tra società e Deportivo, mai rispettato, passato sotto silenzio. O un affidamento sul quale provò a fare un’interrogazione Mariolina Zerella e venne sbeffeggiata. Ah, il muro venne fatto d’urgenza (a spese del Comune) perché ufficialmente pericolante. Serviva in realtà per le uscite di sicurezza della discoteca, usata indovinate da chi, in campagna elettorale?

Ma guai a far notare certe cose. Ben vengano gli investimenti, l’affidamento, il bando. Ben vengano i posti di lavoro, anche se cinque persone sostengono di non essere state confermate. Sommessamente, si può far notare che presentandosi questa società – da sola – in una prima fase ha “dimenticato” di allegare il progetto? E che per decidere se accettare o meno la sua proposta, prima di cambiare procedura, il Comune ha pagato 3000 euro di parere legale? Si può dire o è vietato? E che uno dei progettisti – sarà un caso – è anche presidente dell’associazione che per fare beneficenza ha incassato meno dei soldi ottenuti dal Comune per due spettacoli?

Perché qui funziona così, si va per amici degli amici, come è stato per circa 40 anni con la piscina, fino a che non si è scoperto un potenziale danno al Comune che dovrebbe pagare – in solido – chi ha consentito tutto quello. A proposito di istituzioni…

Ecco, il sindaco “concede” il consiglio comunale all’opposizione che chiede di parlare di porto, ospedale e biogas. Lo fa da “re”, dando degli incapaci agli oppositori e richiamando persino la presidente del consiglio comunale che lo aveva negato all’ultimo giorno utile perché mancano le firme autografe dei consiglieri. Formalmente ineccepibile, forse, ma siccome la presidente frequenta i tribunali, sa un po’ da trucco da “avvocato Paglietta”. Bastava chiamare i consiglieri e dire firmate, non cercare scuse tipo la Pec che non si trova e arriva solo dopo una quindicina di giorni sul suo tavolo. Suvvia… Le analisi della piscina sono arrivate in tempo reale, come mai? Diciamo che i temi proposti sono scomodi. La Capo d’Anzio è al fallimento, sull’ospedale siamo alle promesse e la casa della salute è un palliativo, la biogas apre senza alcuna opposizione di chi doveva persino andare all’Onu. A proposito di istituzioni, ci sono cose delle quali non si “deve” parlare?

Ho iniziato dando ragione al sindaco, sinceramente, e concludo con un plauso a lui, all’assessore Nolfi e agli uffici per le iniziative legate allo sbarco. Suggerisco dal 2021 in poi di ristampare e distribuire nelle scuole “Diario di uno sfollato anziate” di Padre Leone Turco.

Ricordo che con De Angelis immaginavamo – all’indomani del 22 gennaio istituito come giornata della pace – il premio che è stato conferito nei giorni scorsi al collega Paolo Borrometi. Il quale ha detto palesemente – nel silenzio della buona parte dei media locali – che Anzio e Palermo sono accomunate da “mafia e guerra”. Poi Paolo, il quale vive sotto scorta, ha detto la sua sul Campo della memoria e questo ha fatto notizia come è giusto che fosse.

Il richiamo alla mafia è sfuggito, continuo a sostenere che la situazione di Anzio dovesse essere attenzionata tempo fa per il pericoloso avvicinamento di certi personaggi alla cosa pubblica, sanciti dalla precedente commissione antimafia e sui quali anche quella attuale si concentrerà come annunciato dal presidente Nicola Morra. A proposito di istituzioni, solo l’allora prefetto Paola Basilone ignorò tutto, con la complicità del ministro Pd Minniti. Ma anche di questo non si deve parlare.

La riflessione su facebook, la replica del Comune. A proposito di continuità…

Fai una riflessione su facebook e hai l’onore di una replica ufficiale dal Comune. La continuità Bruschini/De Angelis adesso è perfetta. Spero che le repliche riguardino tutti i cittadini che quotidianamente segnalano disagi sui social, sarebbe straordinario….. Buche a….. “Risolto!” Monnezza a…. “Zitto tu, sei stato candidato con Tizio!” Sicurezza a Zodiaco: “C’erano i democristiani quando è stato fatto, so stati l’architetti del Pci!”. Biogas… “L’Onu era chiusa, mannaggia”. Ecco, replichiamo a tutti, sarebbe uno spasso.Rispetto alla decedenza, ho poco da aggiungere. Gli atti parlano chiaro, l’associazione ha ottenuto il finanziamento per due eventi – uno a pagamento con incasso in beneficenza e uno gratuito – e l’incasso è stato inferiore ai costi sostenuti dal Comune. Nessuno ha criticato il progetto De Andrè, né associazioni, scuole, volontari e compagnia. Non sono in campagna elettorale, ne ho fatta una mi è bastata e avanzata, non ne farò altre, resto un cittadino vigile e quando posso partecipe. Ho una parola e l’ho mantenuta, cosa che pochi possono dire tra un cambio di casacca e l’altro in Comune. Comunque se da Villa Sarsina vogliono replicare anche alle tensioni di questi giorni con l’assessore Ranucci – in copertina sul giornale di Agostino Gaeta, relative a quanto dicono alla piscina, saremo grati. Magari si scopre che certi personaggi tra associazione e lavori sono gli stessi… Ma l’indecente sarei io. Ai colleghi una indicazione, se posso: non limitatevi a copiare e incollare, approfondite.
Buona lettura, ecco la replica arrivata dal Comune e che mi è stata fatta gentilmente avere, dato che non scrivendo più del territorio da anni non sono più nella mailing list istituzionale.

La nota del Comune
Il Sindaco di Anzio, Candido De Angelis, replica al giornalista Giovanni Del Giaccio: “Orgogliosi del progetto De Andrè, dei nostri studenti e delle nostre eccellenze cittadine. Superato il limite della decenza” “Tra i professionisti a me vicini, uno dei più vicini è stato il giornalista Gianni Del Giaccio. C’è un limite a tutto, ma provare a sporcare, dopo un anno, con basse insinuazioni, lo straordinario lavoro di chi ha curato il progetto De André, con otto mesi di appassionato impegno e con prove infinite, che ha visto protagonisti, in ben quattro eventi, a Villa Sarsina, al teatro di Villa Adele, al Cinema Moderno ed in Piazza Garibaldi, gli studenti del Liceo Musicale Chris Cappell, della Scuola Media Virgilio, del Liceo Innocenzo XII, del terzo Circolo di Nettuno, la Corale Polifonica, la Banda Musicale, cantanti e musicisti di valore assoluto, è un atto che supera il limite della decenza”. E’ la replica del Sindaco di Anzio, Candido De Angelis, al giornalista, Giovanni Del Giaccio, candidato Sindaco del Pd alle elezioni amministrative del 2018. “Il Comune di Anzio – prosegue De Angelis – ha coperto i costi di un progetto culturale dei nostri ragazzi e delle nostre eccellenze cittadine, che ha ottenuto il prestigioso patrocinio morale della Fondazione De Andrè e la partecipazione di oltre tremila persone, con il ricavato delle emozionanti serate, pari ad ottomila euro, devoluto al Comitato per la lotta contro il Cancro di Anzio e Nettuno, per l’acquisto di un macchinario per la salute pubblica. Su tutto questo non ti consento di infangare le eccellenze della Città, per la quale noi continuiamo a lavorare. La campagna elettorale è finita da un pezzo, anche per te che hai portato il Pd sotto il minimo nazionale!”. Sulla vicenda interviene anche l’Assessore alle politiche culturali e della scuola, Laura Nolfi “Colgo l’occasione per ringraziare l’Associazione Rinascimento e l’arch. Giovan Battista Lo Fazio che, soltanto per amore della città, con la massima trasparenza e spesso intervenendo di tasca sua, ha ottimamente coordinato tutta una serie di eventi di altissimo livello culturale e sociale. Allo stesso tempo, per la collaborazione gratuita, ringrazio il Cinema Moderno,l’Hotel, i Ristoranti, la Banda, la Corale, gli artisti, i docenti, le scuole, i volontari e tutti gli studenti che, ancora una volta, hanno dato prova del loro straordinario talento. A prescindere dalla beneficenza, che comunque è stata fatta nella serata di Villa Adele, con una donazione di ottomila euro, – conclude l’Assessore Nolfi – come Amministrazione avremmo comunque investito diecimila euro per coprire i costi vivi dell’intero progetto (SIAE, service, sicurezza, pubblicità, servizi, stampa del materiale, ecc), con al centro le performance artistiche dei nostri ragazzi dei quali siamo orgogliosi”.

Il post che avevo scritto ieri

Sono strano, è noto, ma con la notizia dell’ennesima donazione all’ospedale di Anzio-Nettuno da parte di associazioni del territorio mi viene una riflessione. Tralasciamo il Comitato del quale ho fatto parte, ma ogni anno ci sono meritevoli iniziative di beneficenza per la nostra struttura ospedaliera. Tutte senza contributi pubblici, forse il patrocinio o qualche targa ricordo. Tutte, tranne una. Che dal Comune ha ottenuto 12.000 euro per una serata e ne ha incassati – quindi dati in beneficenza – sembra 10.000. Succede, se l’associazione è di noti professionisti vicini al sindaco e ben introdotti in Comune. Si chiama Rinascimento…. A spese della collettività