Sindaco: museo, sedi, paradiso sul mare e… Malasuerte

Le risposte all’accesso agli atti

Ti aspetti che almeno il sindaco dica una parola sulla sentenza di Cassazione per Malasuerte, quella che conferma la contiguità della politica con il mondo emerso da quell’indagine diventata verità giudiziaria. Nessuno ne parla ed evita anche lui, del resto chi ha avuto parte in quella storia – sia pure non penalmente rilevante ma di grande responsabilità – era nelle sue liste. E il Comune si è ben guardato dal costituirsi parte civile. Così come non è parte dei processi – che riguardano due assessori in carica e un ex molto presente negli uffici – per le 27 proroghe e il contestato passaggio da Giva a Parco di Veio. O forse la loquacità ritrovata grazie a un ufficio comunicazione che sa fare il suo lavoro ma era stato inspiegabilmente messo da parte (o comprensibilmente, dipende dai punti di vista) serve a nascondere le tensioni delle quali arriva l’eco, assessori impegnati in campagna elettorale a Nettuno o la grande attenzione della maggioranza sulle vicende della politica dei “cugini”. In realtà non avendo attuato uno dei punti del programma copiato e incollato dal 2013 – va dato atto solo della storica approvazione del bilancio preventivo nei tempi e dell’uso smodato di #brandAnzio – il sindaco applica la sua verve per una nuova “vendetta” rispetto alla campagna elettorale di allora e per dirci che è pronto a cacciare chi occupa sedi nonché a trovare una soluzione per il Paradiso sul Mare. Perché le idee degli altri non valgono nulla. Tipico del personaggio.

IL MUSEO

La “vendetta”, dicevamo. Nel 2013 Patrizio Colantuono sostenne apertamente Luciano Bruschini, postò un video su youtube nel quale tesseva le lodi dell’allora sindaco e dava la certezza del nuovo museo dello sbarco. Che invece è rimasto dov’era, salvo “allargarsi” in piazza con una mostra fotografica in un locale che originariamente era previsto per la Capo d’Anzio, poi per una improbabile mostra di conchiglie, infine è stato assegnato al museo. Criteri? E chi li conosce… Colantuono stavolta si è candidato a sostegno di De Angelis, temeva che se avessero vinto altri il museo sarebbe finito, la sua creatura affidata ad altri. Ebbe modo di dire in un convegno organizzato dall’associazione “00042” che il materiale “è privato”. Gli risposi che fossi stato sindaco, il giorno dopo quelle affermazioni gli avrei tolto la chiave e che il materiale poteva essere pure privato, ma per un ventennio e più era stato in locali pubblici, con spese a carico della collettività e tanto di rimborso spese al Centro di documentazione e ricerca sullo sbarco per le visite guidate anche alla villa imperiale. Fa piacere che dopo averlo candidato nelle sue liste e dopo che il Comune ha versato – tra le cerimonie del 22 gennaio scorso – 5000 euro per allestire una mostra che era già aperta da mesi (!?), De Angelis si accorga di tutto questo. In realtà lo sapeva bene, ma i “conti” con il 2013 non erano chiusi e piano piano sta arrivando a presentarli. Come è stato per Alessandroni.

Per quanto mi riguarda, a Patrizio andrebbe fatto un monumento per la grande volontà messa in questi anni. Sa che l’idea di museo del sottoscritto è altra, di respiro europeo, ma intanto fa bene De Angelis a dire che una soluzione sulla proprietà del materiale va trovata. Resto dell’avviso che è della città e che se ci mettiamo a fare i conti l’abbiamo pagato abbastanza. La presidenza a vita può essere un ulteriore riconoscimento.

I PARTITI, GLI ALTRI SPAZI

Lo “sfratto” ai partiti ha del singolare, diciamocelo. Le sedi furono assegnate nel 2001 (era sindaco proprio De Angelis) dopo anni di menefreghismo. Da allora c’è chi non ha mai pagato e chi – come le liste che lo sostenevano – ha occupato abusivamente gli spazi di via Aldobrandini nell’ultima campagna elettorale e c’è chi (Forza Italia e Udc) è ampiamente moroso. Non solo, la sede storica dell’ex Movimento Sociale (come è storica quella che oggi occupa il Pd che paga regolarmente) venne assegnata non sappiamo con quale criterio all’allora Futuro e libertà per l’Italia che il senatore dell’epoca – De Angelis – aveva creato ad Anzio una volta uscito dal Pdl. A un accesso agli atti del sottoscritto nel breve periodo da consigliere, ma anche alle battaglie condotte in tal senso anni fa dal “Granchio” che chiedeva lumi, quindi dalla puntuale attività di Città Futura attraverso Chiara Di Fede e altri, ma anche alle richieste dei 5stelle prima ancora che arrivassero in Consiglio su tutti i locali pubblici, oggi sappiamo almeno qual è la situazione.

E i partiti abusivi o morosi che oggi De Angelis vuole sfrattare – anzi no, vorrebbe cacciare tutti a prescindere…. – sono quelli con i quali ha condiviso quegli spazi. Compresa la Lega nella quale è transitato, nel frattempo. E non può esimersi da questa responsabilità. Anzi sarebbe ora – non è mai troppo tardi – che come si afferma da più parti, oggi si faccia definitivamente chiarezza su chi e a quale titolo occupa i locali pubblici. Tutti. Ricordiamo sommessamente – sono delibere, dovrebbe conoscerle – che il centro anziani fu provvisoriamente spostato nella “Casa delle associazioni” mai aperta con la scusa che i locali dell’ex ambulatorio erano pericolanti e che al suo posto ci abbiamo messo l’associazione disabili che fa meritoriamente la sua opera in memoria di Elena Castellacci. O che “a soggetto” sono stati concessi spazi all’ex Saragat. E che sul campo di Falasche non è bastato cacciare Alessandroni. Stanno pagando gli arretrati? Così, per la cronaca e perché non arriva oggi da Marte a fare il sindaco.

IL PARADISO SUL MARE

Non ci arriva e per questo dobbiamo ricordargli che fatichiamo a trovare – in venti anni di centro-destra – un atto che abbia dato il segnale di una scelta politica rispetto al futuro del Paradiso sul mare. O qualche euro speso, magari dai fondi ottenuti per le riprese di “Nine” piuttosto che del “Talento di mr Ripley”. No, forse qualcosa è stato speso: per ospitare una conferenza internazionale sul Mediterraneo. E una delibera di giunta in realtà c’è: è quella del 2017 – De Angelis era di lotta (poca) e governo (tanto) – quando Luciano Bruschini finalmente si decide ad approvare un atto che era indispensabile per il progetto legato al concorso del “Fai”. Progetto per il quale firmammo in tanti, attuale sindaco compreso, ma siccome a raccogliere quelle firme – come fu prima per la tutela della Villa Imperiale – era un comitato di cittadini, allora oggi si deve dire che era una presa in giro. Bene ha fatto il portavoce del comitato, Claudio Tondi, a ribadire i passaggi che vennero fatti e cos’era quella idea. E bene fa il sindaco a dire che troverà i fondi. Lo auspichiamo tutti, ma anche qui l’ironico riferimento al “non ci saranno fondazioni” appare fuori luogo. È una idea che faceva parte del programma di #unaltracittà, lanciata molto prima delle elezioni, riproposta in questo umile spazio. È una idea che si può provare a percorrere – non costa nulla – perché se ci fosse una Fondazione disposta (pubblica, con i bilanci in regola, alla quale non chiedere posti in consiglio d’amministrazione ma di portare anche ad Anzio i suoi eventi e lasciare al Comune l’uso per le proprie finalità istituzionali) i lavori comincerebbero molto prima di quelli che arriveranno (speriamo) una volta trovati i finanziamenti, fatte le gare, considerati gli inevitabili intoppi e via discorrendo. E la gestione, poi? Farne cosa? De Angelis ricorda Villa Sarsina – e fa bene – ma lì l’originario finanziamento era per metterci il Comune e così è stato. Ripeto che se vogliamo parlare di #brandAnzio il Paradiso sul mare ne rappresenterebbe il biglietto da visita migliore. A sapere quali intenzioni hanno il sindaco e la sua maggioranza. Di annunci siamo stanchi.

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Malasuerte, sentenza definitiva: le responsabilità politiche

La Corte di Cassazione

La sentenza è definitiva. Quella di “Malasuerte”, delle estorsioni che hanno riguardato anche i parcheggi al porto per le auto dirette a Ponza e lambito la politica, è una storia chiusa dal punto di vista giudiziario. Una vicenda che ci racconta molte cose di come abbia funzionato – e funzioni – quello che amo definire da tempo come il “sistema Anzio”. E che, dalla sentenza di Cassazione e dalle dichiarazioni della difesa di uno degli imputati, emerge ancora più chiaramente. Dichiarazioni pesanti, come quelle che il pubblico ministero fece in primo grado – a Velletri – dicendo senza mezze misure che “sì, ad Anzio c’è la camorra”. La fece rispondendo a chi, i difensori degli imputati, non voleva si acquisissero gli atti relativi a Raffaele Letizia. Un presunto camorrista, detenuto al 416 bis, ai familiari del quale andavano i soldi estorti per la gestione dei parcheggi.

Gestione che secondo le intenzioni di un esponente di punta del centro-destra anziate – l’ex vice sindaco Giorgio Zucchini, in corsa fino alle ultime amministrative nella coalizione che ha eletto De Angelis – doveva essere “consorziata” ma che invece divenne il “pizzo per Angelo”. Al secolo Angelo Pellecchia, nell’orbita delle attività che in Comune passano per le cooperative del verde. Cooperative per le quali sono pendenti un paio di processi che non lo vedono coinvolto ma riguardano da un lato la vicenda delle 27 proroghe e dall’altro le violenze al momento del passaggio da Giva (sempre riconducibile a Salsedo) a Parco di Veio. Nel primo e nel secondo caso, sono a giudizio due assessori dell’attuale giunta, nel primo anche un ex assessore di nuovo molto presente in Comune. Ribadisco il concetto che si è innocenti fino a prova del contrario, ma la responsabilità politica di tutto questo è palese ed è altrettanto grave.

Torniamo a “Malasuerte”: Zucchini si fece promotore di un incontro, al quale presero parte secondo le sue dichiarazioni in sede di testimonianza in Tribunale, anche il fratello dell’ex sindaco Luciano Bruschini e l’imprenditore Ernesto Parziale, consorte dell’attuale assessore Valentina Salsedo e uso frequentare abitualmente gli uffici dell’ente. Quest’ultimo era arrivato a occuparsi di parcheggi con la cooperativa “Neroniani”. Quell’incontro – irrilevante dal punto di vista penale – diede di fatto il via alla vicenda che per comodità chiamiamo con il nome dell’operazione.

Si capisce, allora, perché nonostante le ripetute segnalazioni della Polizia Locale sui disagi che le società in concorrenza al porto per le auto dirette a Ponza il sindaco facesse spallucce. E forse si capisce pure il motivo per il quale, riferendosi ai disagi per l’ordine pubblico, arrivato ad Anzio l’attuale dirigente della polizia locale (sembra su “sponsorizzazione” proprio di Zucchini) si sia preoccupato di far spostare quelle società dietro al porto. Gratis. Su un’area della “Capo d’Anzio” che nell’ultima stagione ha invece affittato gli spazi a un prezzo irrisorio, che nonostante più accessi agli atti (di chi scrive, della Marracino capogruppo Pd e della Pollastrini capogruppo 5stelle) non sappiamo come sia stato determinato.

E veniamo alla Cassazione, perché la difesa di Pellecchia non ci ha pensato un attimo e intanto ha evidenziato come “chiunque era legittimato ad operare nel settore del car valet e nessuno poteva pretendere di avere il monopolio per evitare problemi di ordine pubblico, che già in passato si erano verificati in ragione della concorrenza deregolamentata tra le diverse ditte operanti al porto”. E poi ha chiamato in causa la politica, sostenendo che l’accordo era stato stipulato e “rinnovato nei due anni successivi, sulla base di una prospettazione di future problematiche per l’attività che non proveniva dagli imputati bensì dall’assessore comunale Giorgio Zucchini”.

Il processo ha detto altro, ma la linea di confine tra politica e chi operava al porto in un settore evidentemente redditizio, ne esce ancor più assottigliata. E non dimentichiamo il “ticket” di genere alle elezioni del 2013 tra Zucchini e Salsedo. Di più, la Cassazione ricorda come la vittima dell’estorsione, secondo la sentenza di primo grado: “nel 2013, dopo avere rifiutato di costituire un consorzio con la cooperativa “I Neroniani”, al primo anno di attività, decise comunque di versare una quota dei propri utili a detta cooperativa, assumendo una parte del personale, per evitare che “si potessero verificare al porto quelle paventate problematiche di ‘ordine pubblico’ in ragione delle quali il Comune […] avrebbe potuto bloccare la sua attività“. C’era una attenzione – chiamiamola così – evidente di chi “fa” politica. La stessa sentenza di primo grado parla infatti di “Pressione esercitata dal coinvolgimento nella vicenda di esponenti delle istituzioni comunali”.

C’è poco altro da aggiungere, se non che aspettiamo di sapere dove e versando quale canone – se ciò avvenisse ancora su uno spazio dei cittadini – le società gestiranno il servizio di parcheggio per chi è diretto a Ponza.

Il sindaco, il Paradiso sul mare. A proposito di #brandAnzio

Al sindaco De Angelis piace prendere le cose di petto e gli va riconosciuto. La decisione di chiudere attraverso un’ordinanza il Paradiso sul Mare è coraggiosa e la dice comunque lunga sulle condizioni nelle quali si trova la struttura. Per troppi anni ci siamo persi sulle competenze, sullo scontro a distanza con la scuola e la Provincia, mentre quello straordinario palazzo andava in malora in assenza di qualsiasi programmazione da parte di chi guidava la città.

Per troppo tempo la politica di casa nostra ha “scherzato” quando si facevano iniziative dei cittadini per cercare di ridestare l’attenzione sull’abbandono, come fu per “I luoghi del cuore” del Fondo per l’ambiente italiano (Fai). A fatica firmò il sindaco Luciano Bruschini, alla fine Anzio ottenne un buon piazzamento, ma servono milioni di euro per risistemare il palazzo liberty e non le poche migliaia che si sarebbero ottenuti con il Fai. Milioni di euro che, oggi, nessuno ha e che se pure si trovassero (Stato? Regione?) comporterebbero i tempi infiniti di una gara e lascerebbero il dubbio della gestione.

L’idea che avevamo con #unaltracittà, quella di affidare a una Fondazione il Paradiso sul mare, rilanciata da questo umile spazio e poi in occasione della campagna elettorale, venne derisa da De Angelis. Normalmente quando le proposte arrivano da altri la risposta è sempre “non si può fare“. Le loro, invece, sono talmente realizzabili che fatichiamo a vederne una ultimata. A partire dal porto, per esempio, o dal palazzetto dello sport. Ma il punto non è questo, perché con l’ordinanza di chiusura è bene che l’intera città si interroghi sul futuro di quella struttura.

Nel suo programma copiato e incollato dal 2013 De Angelis ha scritto: “Recupero del Paradiso sul mare restituendolo ai cittadini di Anzio per una
destinazione condivisa
” senza dirci in che modo.

La proposta che facevamo noi era quella di: “Immaginare l’ingresso in una Fondazione già esistente e di spessore per realizzare eventi in sinergia (Musica per Roma o Ravello, ad esempio). Il patrimonio in dotazione può essere rappresentato dal Paradiso sul Mare che la Fondazione dovrebbe ristrutturare a proprio carico, in cambio della gestione, lasciando comunque l’uso pubblico del bene al Comune per le proprie necessità e/o iniziative“.

Era ed è un’idea percorribile, a nostro modesto parere. E’ anche una proposta di cosa fare del palazzo – coinvolgendo oltre a una importante istituzione la scuola alberghiera e il mondo della ristorazione locale – grazie al quale Fellini ha vinto un Oscar, progettato da uno dei maestri del Liberty, dove sono stati girati film e svolti eventi di assoluto spessore. Se ne può parlare?

Quali sono, invece, le iniziative che intendono prendere De Angelis e la sua amministrazione per restituire il Paradiso sul Mare ad Anzio? Sono arrivate proposte in Comune e da parte di chi?

Vista la campagna di comunicazione che il Comune sta svolgendo, una overdose di #brandAnzio che sembra l’unto per ogni male, facciamo del Paradiso sul mare un “brand” di questa città.

E’ una sfida, vediamo se arriverà l’ennesimo “no” a prescindere o se qualcuno avrà la bontà di ascoltare.

Qui, per chi ha voglia di approfondire, quanto sostenuto in precedenti occasioni.

La Piccola, dieci anni di prese in giro e oggi paghiamo…

Questa è una città che dimentica in fretta e che saluta ogni annuncio senza porsi grandi domande. A me fa piacere che il Consiglio comunale, finalmente, abbia deliberato per acquisire l’area della “Piccola” e quella su viale Mencacci.

Però ho il dovere di ricordare che per un decennio il sindaco attuale e il suo predecessore ci hanno preso quantomeno in giro. E se oggi pagheremo le cifre che si leggono nel comunicato ufficiale, forse qualcosa è stato sbagliato dal 2008 a oggi o evidentemente ci raccontavano una cosa per un’altra.

Perché quell’area doveva esserci ceduta a un prezzo simbolico, ma ovviamente nessuno lo ricorda o finge di non ricordarlo. Non solo, se è vero quello che ci dicevano all’epoca, le aree dovevamo averle ancora in comodato d’uso. Invece il “modello” di amministrazione non ha dato seguito a quanto concordato e le Ferrovie si sono riprese tutto.

Così paghiamo quello che avremmo dovuto avere gratuitamente, in cambio di interventi evidentemente mai programmati e tanto meno realizzati. Siamo realisti, non c’erano i soldi, ma in un decennio nemmeno ci si è preoccupati di cercarli, di programmare. Si è navigato a vista. Qualcosa, a dire il vero – e basta leggere i debiti fuori bilancio – è stato fatto: un servizio di sorveglianza figlio del “sistema Anzio”, altro che del #brandAnzio…

Ma ribadito che avere l’area è importante – a patto di non fare ulteriori speculazioni, sempre dietro l’angolo per chi ha portato avanti il piano regolatore con “varianti, cemento e furberie” – mi sembra corretto far rileggere cosa ci raccontavano.

Ecco la ricostruzione, brutta cosa gli archivi dei giornalisti….

Intervista a Candido De Angelis settimanale “il Granchio”, febbraio 2008
Risposta a quale fosse la peggiore cosa fatta nei due mandati da sindaco “Non essere riuscito a definire con le Ferrovie l’acquisizione della stazione e della Piccola, non per nostra cattiva volontà, certo, solo che quando passo lì davanti mi rendo conto del brutto biglietto da visita che diamo

Intervista a Luciano Bruschini settimanale “il Granchio”, campagna elettorale 2008 (lui e De Angelis abbracciati sui depliant “Continuiamo insieme“)

Lavori pubblici, su cosa puntate?
Il porto è la grande opera. Poi completare la metanizzazione per la quale i lavori stanno partendo, il palazzetto dello sport, sistemazione della Piccola e piano parcheggi in tutta la città, uno dei quali se ci accordiamo con l’ospedale militare potrebbe essere all’ex Grisetti“.
Riaprirete piazza Pia?
Studieremo forme di viabilità diversa ma una riapertura totale non sarebbe compresa dalla maggioranza della popolazione” (oggi era nel programma con il quale hanno vinto le elezioni e lo stanno studiando)

Settimanale “il Granchio”, 4 agosto 2008
Servizio sull’incontro con Ferrovie

“Due grandi aree di parcheggio attrezzate, con alberature e servizi igienici. La stazione ferroviaria ripulita e guardata a vista 24 ore su 24. Sembra finalmente arrivare a compimento la trattativa “infinita” tra il Comune e il gruppo Ferrovie dello Stato che sigleranno un accordo, si spera sia la volta buona, per una cifra simbolica da riconoscere al gruppo in cambio della cessione al Comune di Anzio dell’area della Piccola e di quella di viale Mencacci da destinare a parcheggi e degli stabili della stazione ormai abbandonati a se stessi. E’ il frutto di un incontro che il sindaco Luciano Bruschini ha avuto con l’amministratore delegato Mauro Moretti, presente anche il senatore Candido De Angelis. (…)”

20 febbraio 2009
Comunicato diffuso dal Comune

“Protocollo d’intesa tra Ferrovie e Comune di Anzio”

Questa mattina il sindaco di Anzio, Luciano Bruschini e l’Amministratore Delegato delle Ferrovie dello Stato S.p.a., Ing. Mauro Moretti, hanno firmato il protocollo d’intesa che prevede la cessione al Comune, in comodato d’uso gratuito per vent’anni, della gestione, manutenzione e ristrutturazione dei fabbricati viaggiatori e delle attrezzature delle fermate ferroviarie di Anzio – Anzio Colonia – Marechiaro – Villa Claudia – Lido di Lavinio – Padiglione. Inoltre, al Comune di Anzio, è stata ceduta la gestione del parcheggio dell’area di 36.540 mq, denominata “La Piccola”, alle porte del centro cittadino e dell’area della vecchia linea dimessa “Anzio – Anzio Porto” che sarà destinata alla viabilità ed a spazi di pubblica utilità. “Ringrazio l’ingegner Moretti e le Ferrovie dello Stato, – dice il Sindaco di Anzio – per la stipula di questo importante protocollo che consentirà all’Amministrazione Comunale di riqualificare e mettere in sicurezza le sei stazioni del territorio e l’importante area che, in vista della realizzazione del nuovo Porto, costituirà una fondamentale zona parcheggio alle porte del centro e nelle vicinanze di Villa Albani. Ritengo le sei stazioni, ogni giorni frequentate da diverse migliaia di cittadini e turisti, il biglietto da visita della Città e per questo – continua Bruschini – ci siamo impegnati, compatibilmente con le risorse finanziarie dell’Ente, ad occuparci della manutenzione ordinaria e straordinaria degli immobili, delle aree di pertinenza nonché della sorveglianza e della custodia di luoghi dove non devono più verificarsi episodi di violenza e di devianza. Desidero ringraziare, per la proficua collaborazione prestata, il Senatore, Candido De Angelis, con il quale la scorsa estate avevamo avviato le relazioni con l’ingegner Moretti”.

PROGRAMMA DEL COMUNE DI ANZIO PER LE AREE OGGETTO DEL PROTOCOLLO CON LE FERROVIE DELLO STATO SPA:

a) provvedere al potenziamento dei servizi della città e alla riqualificazione delle stazioni ferroviarie, offrendo anche maggiore sicurezza ai cittadini;

b) realizzare, nelle aree non più strumentali al servizio di trasporto della stazione di Anzio, un parcheggio pubblico di scambio, al servizio anche del centro storico e del porto, per almeno 950 posti auto in attuazione del Piano regolatore vigente che destina tali aree ad “Attrezzature di interesse generale”;

c) riqualificare le fermate ferroviarie attraverso la loro trasformazione in centri di servizi per la città con l’insediamento nei fabbricati viaggiatori, non più necessari alle attività ferroviarie, delle stazioni di Anzio, Villa Claudia, Lido di Lavinio e Padiglione di servizi pubblici ed attività in grado di costituire efficace presidio delle rispettive aree di stazione;

d) ricomprendere le aree delle sei fermate ferroviarie di Anzio nel sistema integrato comunale di monitoraggio e controllo remoto della sicurezza pubblica;

e) destinare ed attrezzare a spazi pubblici le porzioni della linea dismessa “Anzio-Anzio porto”.

Truffa con le auto, ecco gli arrestati. La privacy a soggetto…

Dobbiamo ai colleghi del “Messagero Veneto” il mistero svelato dei nomi delle persone coinvolte nelle indagini che hanno portato alla scoperta di una truffa milionaria con le automobili.

Da quando la notizia è stata resa nota ho ricevuto numerose sollecitazioni per sapere chi fossero le persone di Anzio e Nettuno coinvolte. E’ noto che seguo ben poco le vicende del territorio, se non lo sapevano i colleghi che vi lavorano figuriamoci io. A tutti ho ribadito il concetto che purtroppo vige la privacy a soggetto. Decide ora il magistrato, ora l’ultimo maresciallo di provincia, se dare i nomi e di chi.

Ho sostenuto spesso che finché ci limiteremo a copiare e incollare i servizi che ormai le forze dell’ordine “confezionano” con tanto di immagini – mettendo ben in evidenza i loro stemmi – avremo reso un servizio a metà. Sarebbe molto più interessante, ma è una battaglia persa anche se mi piace continuare a combatterla, dire che l’operazione è sì della Finanza, della Polizia, dei Carabinieri e che a coordinarla è stato il colonnello M.G. su delega del magistrato A.M.

Iniziali degli arrestati? Bene, anche di chi ha operato. Con la differenza che chi ha compiuto un reato sta comunque in galera, chi ha fatto la “brillante operazione” e fa delle rassegne stampa un vanto per la sua carriera, forse comincia a capire che esiste la cosiddetta “privacy attenuata” per certe vicende.

Ribadisco un concetto caro ai cronisti, ricordando le battaglie condotte con il compianto Guido Columba: liberi di informare, liberi di sapere. I giornalisti hanno il diritto/dovere di cronaca, non di mero copia e incolla. E le fonti debbono farsene una ragione, se vogliono mettersi in bella mostra ancora di più.

E’ bene ricordare, allora, il codice di autoregolamentazione sulla privacy che i giornalisti si sono dati ed è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale – ormai tanti anni fa, si informino magistrati, colonnelli e marescialli…. – e recentemente aggiornato riguarda “La divulgazione di notizie di rilevante interesse pubblico o sociale” che “non contrasta con il rispetto della sfera privata quando l’informazione, anche dettagliata, sia indispensabile in ragione dell’originalità del fatto o della relativa descrizione dei modi particolari in cui è avvenuto, nonché della qualificazione dei protagonisti“.

Non facciamo che i nomi e le foto degli immigrati o dei poveri disgraziati sì, sempre e comunque, mentre per gli altri c’è attenzione.

Chiaro che dipende dai casi, dalla deontologia e dall’etica che dovrebbero appartenerci e anzi renderci più credibili come cronisti, ma è pacifico che di fronte a un raggiro del genere non c’è alcun contrasto rispetto alla sfera privata delle persone. Diverso sarebbe stato se Tizio avesse compiuto una sola truffa da pochi spiccioli….

Così come i colleghi hanno dovuto penare, ad Anzio e Nettuno, per conoscere i nomi di chi portava fiumi di droga o aveva centinaia di migliaia di euro in garage. Così come se il personaggio coinvolto in una vicenda penale ha un ruolo pubblico, la sua riservatezza è “attenuata”. Così come se parliamo di minori o di chi è fermato per la prima volta e aveva droga per uso personale sappiamo come regolarci.

Esistono casi e casi, è evidente, ma è la privacy dei delinquenti che non va bene.

Proroghe, assolti Colarieti e De Berardinis. La montagna e il topolino…

La Corte d’Appello ha assolto Italo Colarieti “perché il fatto non sussiste“. La montagna ha partorito il classico topolino, peccato che lui – come Augusto De Berardinis (anch’egli assolto oggi) e Angela Santaniello (già assolta in precedenza) siano stati privati per mesi della libertà. Un’indagine nata male e finita peggio, indegna – come ho avuto modo di dire in tempi non sospetti – di un Paese civile. Perché non si fanno subire sette mesi di domiciliari a chi, se condannato, avrebbe già scontato la pena preventivamente.

Qui no, qui nemmeno sono stati condannati. Dopo oltre sei anni si chiude un capitolo brutto della storia di Anzio ma soprattutto una pessima pagina investigativa. La montagna (intercettazioni telefoniche e ambientali degne di un’attività legata al narcotraffico internazionale, vicende private inserite nei fascicoli, pedinamenti e quant’altro) ha partorito il classico topolino.

Le proroghe erano, forse, “border line” ma non ci fu alcuna corruzione – come la Cassazione disse subito rispetto alla Santaniello, assolta poi in appello – né l’abuso di Colarieti, evidemente , che dopo la condanna in secondo grado si era appellato e aveva visto la Cassazione rinviare il processo ad altra sezione. Oggi la sentenza.

Le proroghe erano, forse, “border line” e l’attenzione si doveva magari incentrare su altro, ma gli investigatori evitarono. Dalle carte dell’indagine sulle proroghe, sulla casualità che “Angelo biondo onlus” facesse i servizi alla Francescana con gli stessi componenti della cooperativa “Raimbow”, emerge che le cose non furono così lineari. Ma da qui a dire che fossero reati ce ne corre. Lo dissi allora, lo ribadisco oggi.

Se si cercavano evidenze penali, era il caso di guardare altrove. Perché non sia stato fatto resterà un mistero.

Alessandroni, gli “interessi”, il sistema e le aggressioni…

L’ex assessore, uomo dei record delle preferenze, Alberto Alessandroni ribadisce a più organi di stampa che lui è stato fatto fuori per “interessi privati” e che la vicenda della sua revoca non finisce qui. Fosse arrivato alla politica ieri, sarebbe comprensibile il suo sfogo. Ma in venti anni e oltre, la politica di casa nostra e la maggioranza che ha amministrato, di quegli “interessi” – che abbiamo modo di ritenere legittimi – si è nutrita. Spesso confondendo il confine tra pubblico e privato o facendo del proprio ruolo istituzionale un modo per “controllare” che le cose andassero in un certo modo. L’elenco sarebbe lunghissimo, proviamo solo a ricordare il parere per il quale l’ex assessore Placidi era incompatibile rimasto per un anno nei cassetti, prima che lo scoprissimo dalle colonne del Granchio, o gli hotel che non si chiudevano se non dopo mesi ovvero gli impianti sportivi affidati senza poi controllare (vedi vicende Falasche o Deportivo), consiglieri e assessori che solo dopo la pubblicazione su questo blog si inalberarono non perché fosse stata contestata loro l’incompatibilità ma perché la vicenda era stata resa nota. Per non parlare del “sistema Anzio” che è evidente per chi vuole vedere oltre il “tanto vinciamo e va tutto bene, sti ca…. degli altri” o per chi farebbe bene a studiare le carte dei processi Malasuerte, Evergreen, delle 27 proroghe, di Touchdown, del passaggio da Giva a Parco di Veio e di Ecocar. Ribadisco: le responsabilità penali sono personali, quelle politiche sono di chi ha fatto sì che tutto questo prosperasse. E Alessandroni c’era. Come altri che “ma che ti metti a fare” e si sono girati, o si girano ancora, dall’altra parte.

Quando un anno fa si decideva della candidatura di chi scrive, tra gli slogan scegliemmo “interessi zero“. In campagna elettorale venimmo derisi, ma quel messaggio era chiarissimo. Alla luce di quello che Alessandroni continua a dire, di quanto emerso dopo il “passaggio” della Galasso dalla Lega a Fratelli d’Italia, di quello che abbiamo letto nelle carte e che vediamo con certe prove “muscolari” ancora oggi, quel messaggio è attualissimo.

Sì, prove muscolari, avete capito bene. Ne sanno qualcosa gli operai di una ditta che dopo il cambio di appalto sono stati tenuti, mentre altri non erano stati scelti dall’aggiudicataria, cosa che era nelle sue facoltà. I secondi hanno aggredito i primi, la cosa è di un paio di settimane fa, si racconta che uno dei lavoratori sia finito addirittura in ospedale. La notizia è uscita? Ma quando mai, vige l’omertà. O prevalgono gli “interessi”.

Anzio, il carnevale “sold out” e quello quotidiano

Il carnevale in piazza Garibaldi (foto profilo facebook Comune di Anzio)

Fa piacere, lo dico sinceramente, che le manifestazioni del Comune riescano. Va dato atto agli assessori e consiglieri che si sono interessati del carnevale di aver ottenuto grande partecipazione, coinvolgendo realtà diverse e ottenendo un bel successo. Il “sold out” che riemerge dai tempi di Bruschini – ora che si è finalmente raggiunta la pace con il comunicatore che si è prima tenuto ai margini, poi cacciato e poi ripreso – sa un po’ di passato ma evidentemente funziona. Non è quella discontinuità che il sindaco voleva, ma d’altro canto l’uso di uno slogan è l’ultimo dei problemi che deve affrontare. Vale a dire un “carnevale” quotidiano, nel quale il primo cittadino ha comunque un ruolo da protagonista.

La vicenda della nomina di Velia Fontana (auguri e buon lavoro) è un’operazione tanto riuscita quanto rischiosa: De Angelis dà un’occasione alla Fontana che un pensiero alla presidenza del Consiglio comunale lo aveva fatto, risolve la vicenda delle quote rosa, porta nell’assise la cugina Federica (auguri anche a lei) e rafforza la maggioranza, proseguendo nel rinnovamento di volti già in parte riuscito al momento del voto. Soprattutto manda “a lavorare” con cinque anni e qualche mese di ritardo Alberto Alessandroni, uno dei nomi che aveva dovuto ingoiare per trovare la “quadra” e che risultava più scomodo non fosse altro per la vicenda del campo di Falasche con annessi e connesi. Oggi l’ex assessore replica, ricorda i suoi 700 voti e soprattutto fa una dichiarazione pesante: “Con il tempo verranno allo scoperto gli interessi privati, a svantaggio del cittadino onesto che vuole essere tutelato“. Le parole, come diceva Nanni Moretti tanto caro al sindaco, sono importanti… Interessi di chi?

Intanto nel rincorrersi di comunicati, precisazioni, prese di posizione sui cambiamenti in maggioranza, il sindaco ha inteso ringraziare tutti compreso il suo predecessore “per il sostegno e la manifestata condivisione delle scelte politiche di questi ultimi giorni” . Orbene Luciano Bruschini sostiene di non aver condiviso proprio nulla. O continua con #nzognende o – è più verosimile – ha compreso benissimo l’operazione di rafforzamento fatta da De Angelis, lo ha riferito ai suoi accoliti e questo è bastato al sindaco per dire che Bruschini ha condiviso. In realtà, per condividere, occorre almeno parlarsi e l’ex sindaco ribadisce che nessuno lo ha mai cercato in questi mesi. Proprio perché le parole sono importanti, a chi crediamo?

Singolare, poi, quanto accade in “Fratelli d’Italia” che non a caso Agostino Gaeta ha definito “1” e “2”, cioè chi sostiene il sindaco e chi ha provato a difendere Alessandroni. Sempre a proposito di parole, nel lasciare la Lega la ex capogruppo Cinzia Galasso è stata tutt’altro che tenera: “Il mio enorme risultato elettorale (per qualcuno evidentemente inaspettato) è stato fin dall’inizio visto forse come una minaccia ai loro interessi, ed ai loro piani pregressi”. Inoltre, rispetto alla presidenza del consiglio comunale, ha messo nero su bianco le “ingannevoli modalità” che sarebbero state utilizzate. Di nuovo: quali interessi? Quali piani? E qual è l’inganno?

 Cafà e Palomba, candidati sindaco qualche mese fa, la prima in aperta conflittualità proprio sull’indicazione di De Angelis, come nulla fosse sono passati in maggioranza. Ma sì, una pietra sopra a ciò che è stato, alle differenze rimarcate, al “nuovo” o quanto meno all’alternativo che si voleva rappresentare. Ma anche no… aspettate, ora vediamo… Ad Anzio la chiamano “politica”.

Così come è “politica” quello che da tempo chiamo sistema Anzio. Nei giorni scorsi il pomposo comunicato relativo al sequestro di un’azienda che lavora rifiuti. Si evita di dire che Antonio Geracitano – il titolare o comunque il punto di riferimento di quell’attività – nella scorsa legislatura è stato consigliere di maggioranza, presidente della commissione ambiente e che era candidato nelle liste a sostegno di De Angelis. Anche qui, prendi i voti e “scarica”. Forse senza il sistema Anzio quell’attività sarebbe stata controllata e chiusa prima. Come prima sarebbe arrivata l’ordinanza per un famoso hotel, in passato, e oggi non avremmo i rifugiati ospiti lì. Come non sarebbe stato nascosto, all’epoca, il documento del Ministero sulla incompatibilità di Placidi, né l’allora capogruppo Pd avrebbe annunciato senza presentare un esposto in Procura su quella vicenda. L’elenco – passando dal dirigente con un titolo per un altro al caso Deportivo – sarebbe lunghissimo.

E se non fosse stato necessario “rimediare” alla figuraccia per l’albero tagliato a Levante senza che nessuno se ne accorgesse e al richiamo pubblico alla polizia locale per la spettacolarizzazione della vicenda degli abusi sulla minore, sarebbero state usate forse parole diverse. Ora, ironia della sorte, nel “carnevale” assisteremo anche a una denuncia di Geracitano nei confronti del Comune e della “sua” maggioranza. Ma sì, evviva!

E vogliamo parlare della meritoria opera dei pescatori che raccolgono la plastica e la portano a terra, per la quale arriva il solenne impegno dell’assessore all’ambiente? Ma sì, dai… Qualche settimana fa è stata respinta al mittente la proposta del gruppo consiliare 5stelle sull’adesione al programma “plastic free” e si dimentica che almeno il bacino portuale, secondo il capitolato d’appalto dei rifiuti, va pulito dalla Camassa. Anche dalla plastica.

Infine una divagazione sulla vicina Nettuno, prossima al voto. Espressosi con il suo solito modo sul “Next stop Anzio” dell’allora sindaco Angelo Casto, De Angelis sembra puntare a un “Next stop Nettuno” e si schiera a fianco dell’ingegnere Alessandro Coppola. Lecito. Quanto condivisibile l’idea di mettere insieme alcuni servizi. In realtà si sta assistendo – dalla sua maggioranza – al tentativo di mettere becco anche nelle liste, com’è stato l’ultima volta. Chi ci ha provato allora, lo ricordiamo per la cronaca, non ha fatto una bella fine.

Le primarie, il Pd e Palomba in maggioranza. Ma dai…

Per la prima volta non andrò a votare alle primarie del Pd, l’ho sempre fatto da quelle che dovevano consegnarci un partito nuovo, moderno, europeo ed europeista, fuori da logiche da ex qualcosa e dentro quelle di una visione avveniristica. Quello che in parte è riuscito – sui diritti civili, per esempio – a essere un riferimento. Cosa che si dimentica troppo facilmente…

Sono andato a votare quando c’erano da indicare i candidati sindaco – con il senno di poi, consegnando agli avversari del centro-destra la possibilità di scegliersi l’avversario più comodo – e anche alle “parlamentarie” tra Natale e Capodanno o quando si doveva decidere tra Bersani e Renzi, poi tra quest’ultimo (ampiamente sostenuto da chi prima era con Bersani) e il “nulla” o quasi.

Non lo farò domani – e potete anche dire chi se ne importa e smettere di leggere a questo punto – perché come ebbi modo di dire già commentando le liste e le “correnti” della prima volta, poco è cambiato. Mi sono illuso ogni volta, lo rifarei domani votando Giachetti, ma è ora di dire basta. Perché quello che vediamo a livello nazionale, a cominciare da chi dice di voler eliminare i “capi bastone” ma poi li ha tutti dalla sua parte – come Zingaretti – è ancora peggio a livello locale.

E’ una vicenda che si trascina da anni, sulla quale mi sono sempre espresso e che – nell’ultimo periodo – mi ha riguardato da vicino per la storia della candidatura a sindaco. “Indigesta” a molti, ahimé perdente (e la responsabilità me l’assumo per intero) ma con tanti, troppi “giochini” – anche se c’è chi la chiama politica – che è bene puntualizzare. Partono dall’ultimo congresso, quando c’era da scegliere tra Gabriele Federici (nato quando tanti dentro al Pd erano già protagonisti della politica locale e Luciano Bruschini, sindaco in quel momento, era già assessore) e Maria Cupelli, frutto di un’intesa – si passi il paragone – tra diavolo e acqua santa. Ebbi modo di esprimermi in quella occasione, spiegando perché Gabriele fosse probabilmente l’ultima carta da giocare. Vinse Gabriele, ma le fratture anziché sanarsi aumentarono. E sono andate avanti, fino al “tavolo” per indicare un candidato sindaco possibilmente condiviso, poi in campagna elettorale, ancora oggi quando emerge chiara la posizione di chi – vedi Lina Giannino, sostenuta in lista da chi era in minoranza nel Pd – diventata consigliere a seguito delle mie dimissioni, annuncia un gruppo a sé. Di “Piazza Grande” – perdoneranno quelli che prima stavano con Bersani, poi sono stati sostenitori di Renzi e oggi sono pronti a brindare alla vittoria di Zingaretti – conosco solo l’immensa canzone di Lucio Dalla, il resto non mi appartiene. Ma è evidente che “rompere” fa sì che la notizia diventi quella e non il lavoro che il Pd e la capogruppo Marracino provano a fare su bilancio, porto e tutto il resto.

E facciamo un passo indietro, alla candidatura “indigesta”, perché le vicende di questi giorni, Roberto Palomba che passa in Fratelli d’Italia e quindi nella maggioranza che guida la città (dopo essere stato in passato consigliere comunale silente e assente, espressione di parte della odierna minoranza Pd ad Anzio) rimettono un po’ di cose a posto. Quel “tavolo” – al quale io non andavo bene perché autocandidato – a un certo punto saltò perché al direttivo del Pd venne proposto di sostenere come candidato sindaco proprio Palomba. La notizia uscì, ovviamente, e ci fu una sollevazione dei componenti di quel gruppo che faticosamente provava a cercare un’intesa. Mi piace pensare che i punti programmatici in comune con Luca Brignone, ad esempio, siano stati frutto anche di quel confronto. Al quale c’erano forse troppi marpioni della politica anziate, ma va così…

Ebbene Palomba fino a qualche settimana prima era stato “sponsor” del candidato presidente della Regione Stefano Parisi, aveva sostenuto la candidatura di Capolei in consiglio regionale. Dopo la proposta appresa dalla stampa, il tavolo respinse l’ipotesi e qualcuno nel Pd scelse di stare comunque con Palomba. Anche dopo la scelta del direttivo di indicare me, ritenuto “l’amico di De Angelis” lì e da più di qualcuno del “tavolo“. Non ho mai fatto mistero della nostra amicizia, è noto, notevolmente “raffreddata” da qualche tempo, ma le mie posizioni su certe scelte erano note. Non è bastato, perché prima dell’indicazione da parte del direttivo in una riunione qualcuno dell’associazione “Ora” – posso sbagliare – disse che forse il partito sarebbe stato commissariato e che poi si sarebbe lavorato per “prendere il Pd”. Non è bastato, perché si decise di affidare la predisposizione di un documento per respingere l’ipotesi Palomba, nel quale era scritto che: ” Riaffermiamo quindi con forza l’alternatività della nostra proposta politica a qualunque partito o esperienza civica che abbia avuto nell’ultimo ventennio qualsiasi tipo di collaborazione con le amministrazioni di centro destra che si sono succedute alla guida della città“.

Era nota la mia collaborazione all’ufficio stampa di De Angelis, nel 2001 e per sei mesi. Chiesi se quel “qualsiasi tipo di collaborazione” fosse riferito a me, senza ottenere risposta, e non firmai il documento. Anzi mi prese una punta d’orgoglio e anziché fare il passo indietro dissi “no, allora lo faccio“. Era una “trappola“? Difficile dirlo, di certo – con il senno di poi – ho sbagliato. In quello stesso periodo molti del centro-destra (De Angelis non ne fa mistero) cercavano sponde a Roma, nello stesso Pd, perché arrivasse una candidatura unitaria che fermasse il rischio “grillino“. Tanti mi dicevano, anche per questo: “Non sarai te...”

Arrivò l’indicazione dal direttivo, chiamai il giorno dopo chi aveva espresso voto contrario per dire che ora si doveva guardare avanti. Seee…..

Poi nel Pd c’è chi ha fatto scelte diverse – e rispettabili, ci mancherebbe – chi ha portato Brignone e chi Palomba. Ma passare dal non indicare “l’amico di Candido” a ritrovarsi in maggioranza chi è stato sostenuto deve essere un grande successo, vero? Per giunta, nelle stesse ore delle primarie, Capolei sarà in piazza a raccogliere le firme proprio contro Zingaretti…. Per non parlare di chi la campagna elettorale l’ha fatta altrove o al Comitato del sottoscritto ha brillato per assenza o ha organizzato eventi per i “suoi” in lista senza invitare il candidato sindaco o ha continuato a dire che il problema non ero io ma Gianni De Micheli. Il quale di difetti ne avrà pure molti, però con me ha brillato per vicinanza e lealtà.

Non abbiamo e non avremmo vinto, lo dimostrano i pochi cenni di questo sfogo, ma sono vicende che la dicono lunga su come si intende la politica da queste parti. Altro che visione di città, altro che trovare il modo di andare dalla stessa parte pur con divergenze… E’ così ad Anzio, lo è in Italia. Allora dai…. “prendetevi” il Pd. Ho smesso di illudermi

Alessandroni cacciato, la “vendetta” è (quasi) finita

Alberto Alessandroni

Mandiamoli a lavorare….” Ricordate? Era il 2013, il centro-destra si era spaccato e il senatore uscente Candido De Angelis si ripresentava come candidato sindaco per porre fine al mandato di Luciano Bruschini e con lui di Placidi, Alessandroni, Zucchini e compagnia. Fu una campagna durissima che De Angelis – abituato a vincere, al massimo a pareggiare ma solo se gli si riconosce che “ai punti” qualcosa in più l’avrebbe avuto – perse per 300 voti. Una campagna senza esclusione di colpi, della quale si sono avuti strascichi fino a un anno e mezzo fa circa, quando capita la mal parata l’ex sindaco Luciano Bruschini ha costruito il suo ultimo capolavoro: tutti uniti e l’unico che può tenerci insieme e farci vincere è De Angelis. Baci, abbracci, reciproci attestati di stima, ma un fuoco che è continuato a covare sotto la cenere.

In questo video – al netto delle mie illusioni elettorali – c’è un passaggio di quello che accadde e delle contraddizioni che oggi tornano palesi.
Il sindaco uscito vincitore al primo turno sapeva benissimo che senza il centro-destra unito aveva ben poche speranze di evitare il ballottaggio e lui, insieme a tutti i candidati delle liste, ripetevano fino all’ossessione che era necessario vincere subito. Il rischio, altrimenti, sarebbe stato quello di andare a casa. E nessuno voleva correrlo.

Dal primo giorno dopo l’elezione, però, ha cominciato a verificare quello che da consigliere non aveva visto o aveva lasciato correre in cinque anni, quello che altri denunciavano sui media o in campagna elettorale e lui difendeva. Dalla situazione dei debiti fuori bilancio (ha “ingoiato” persino quello della Rt, di fatto un uso pubblico dei cartelloni elettorali dei suoi allora avversari) ai conti del Comune che pure aveva approvato, al clima teso nella struttura.

Ha abbozzato inizialmente alle richieste della maggioranza, compresa quella di tenere i due dirigenti a tempo, uno dei quali con un titolo per un altro. D’altra parte le liste hanno preso 200 voti più di lui, così ha dovuto trovare la “quadra” sugli assessori prendendosi anche Alessandroni: “Alberto tornerà ai servizi sociali dove è stato già con me nel 2003/2008” – l’affermazione del primo consiglio comunale, quasi a sancire una continuità amministrativa che è nei fatti ma alla quale il sindaco è allergico. Non vuole che gli si ricordi.

Perché pur avendo condiviso buona parte di questi 20 anni ha sempre tenuto a “smarcarsi“, come fece agli esordi – nel ’90 – con la Dc, prima contestatore (con Succi e Marco Garzia), poi assessore per un breve periodo, poi via dalla giunta…

Oggi, invece, abbiamo la conferma che la frattura del 2013 era tutt’altro che sanata. Lo dimostrano le schermaglie di questi mesi: il neo consigliere Vasoli che parla (e giustamente) di “marchette” su buona parte dei fuori bilancio, lo scontro con Maranesi che difende quelle scelte e poi lancia bordate sul porto e il parere che avevano provato a nascondergli, il fare dirigista e a volte minaccioso di alcuni assessori e consiglieri, la disputa sulla presidenza, i “giochi” a passare da un partito all’altro, l’atteggiamento del sindaco “io sono io e voi…” arcinoto, il messo comunale mandato a notificare la revoca (come fece Bruschini con Ruggero Garzia, “reo” di aver fatto notare delle incongruenze) e i comunicati che si stanno inseguendo in queste ore.

Così quel 2013 doveva finire di “vendicarlo”, non era bastato portare una ventata di novità in Consiglio con diversi giovani e qualche ritorno, perché qualche zavorra c’era ancora. Pazienza aver vinto grazie ai voti di chi si voleva mandare a casa, altrimenti sarebbe stato difficile, ma poi serviva fare come dice lui.

E così il nuovo passo è stato la cacciata di Alberto Alessandroni. Del resto Placidi lo aveva messo fuori la magistratura e il suo “delfino” – il capogruppo di Forza Italia Marigliani – non sembra rispondere più di tanto a Patrizio, al quale evidentemente basta essere tornato quotidianamente in Comune. Zucchini e Attoni li hanno estromessi le poche preferenze rispetto ad altri, Bianchi e Succi pure – anche se tutti sono ancora attivamente interessati alle vicende politiche – Bruschini è pensionato…

Ma restiamo alla “cacciata” – che se non altro ristabilisce almeno le “quote rosa” per le quali aspettiamo ancora che il sindaco si dimetta…. – ampiamente annunciata. Giustificata, invece, dall’ingresso in maggioranza e in Fratelli d’Italia di Cafà e Palomba (quando si dice la coerenza) e del passaggio nello stesso gruppo della Galasso, i quali hanno chiesto di tenere Alessandroni.

Ma è davvero questo il problema? O il sindaco non aspettava altro? Perché in quali vicende si fosse cacciato l’assessore da “mandare a lavorare” nel 2013 lo sapeva bene, dall’evasione Iva sul campo di Falasche alla allegra gestione di quell’impianto (a proposito, la società sta pagando?). Solo che Alessandroni è uno da 700 voti, mettili e levali rischi di non superare il 50%, così prima si è tenuto buono e candidato, quindi è stato fatto inopportunamente assessore, si è consentito che parte del suo emolumento finisse all’Agenzia delle entrate per vicende legate proprio all’impianto sportivo e ora si trova uno stratagemma. Che è un’ingiustizia (con tutto ciò che da Alessandroni mi ha diviso e divide) se il criterio è quello dei voti presi. Né può valere il coinvolgimento – ma non da indagato – nella pesante vicenda Ecocar.

Perché se valessero le pendenze in Tribunale dovrebbero essere estromessi anche Salsedo e Ranucci, entrambi a giudizio per vicende che riguardano il Comune. No, non c’entrano le indagini, né il “sistema Anzio” che emerge dalle stesse prepotentemente e che tanto infastidisce il sindaco. Ha “mandato a lavorare” Alessandroni con cinque anni e qualche mese di ritardo. La “vendetta” su quanto accaduto nel 2013 è finita? Chissà…