L’aggressione a Belli, i precedenti “tollerati” dalla politica

ccanzio

E’ grave l’aggressione al dirigente del Comune di Anzio, Patrizio Belli. E’ grave ma, purtroppo, non stupisce. Perché il clima che si vive a Villa Sarsina è questo e non da oggi.

A Palazzo ora con la scusa di un errore, ora con quella del “ma che te metti a fa“, si è tollerato di tutto. Molti, in questo periodo elettorale, soprattutto nella maggioranza allargata che è certa di rimanere in sella, preferiscono non ricordare.

E invece dobbiamo raccontare, dire che se chi “piscia a Villa Sarsina” sta nell’emiciclo alle spalle del sindaco, va in barca a Sant’Antonio e ha accesso libero qualcosa non quadra.

Se un ex consigliere comunale interrompe i lavori e tutto finisce a tarallucci e vino, se lo stesso nel passaggio di un appalto diventa capopopolo e viene indagato, se un assessore blocca l’ingresso di Villa Adele mentre c’è chi va a sfasciare la porta del dirigente Dell’Accio, qualcosa non quadra. Se lo stesso Dell’Accio parla in atti pubblici di pressioni per adottarli, è di una gravità inaudita.

Se il marito di una consigliera  dà in escandescenza in Comune e poi viene pagato, se un imprenditore che ospita immigrati urla e viene ascoltato a Villa Sarsina, se un allora assessore prende a schiaffi il direttore generale, qualcosa non quadra.

E non va bene neanche che ex assessori, com’è stato in passato, minaccino i dipendenti perché ritenuti “amici” della stampa. Tutto dimenticato, vero? Ma sì… La buona amministrazione…. Quella che continua a concedere lavori, magari sotto soglia, a chi finisce in ogni indagine riguardi il territorio. Da ultimo l’operazione anti droga dell’altro ieri.

Questo è il clima che ha tollerato Luciano Bruschini, questo il centro-destra che si è fatto la guerra cinque anni fa e continua a usare toni “muscolari” oggi pur stando insieme. Ah, che continua a non pagare le sedi che occupa, mentre gli imprenditori che hanno in questa coalizione il loro riferimento vanno in Comune, pretendono e menano.

Perché tutto ciò viene tollerato,  il sindaco e chi si candida a prenderne il posto dovrebbero spiegarlo alla città.

A Patrizio Belli la solidarietà totale e l’invito a sporgere denuncia. La faccia dimostrando di essere diverso da questo sistema che lo ha scelto in modo irrituale, non si renda partecipe dell’omertà che accompagna certa politica.

E già che non potrei parlare, come vorrebbe qualcuno, perché sarei candidato, ribadisco un tweet fatto ieri: se con #unaltracittà avremo l’onore e l’onere di guidare Anzio, siamo pronti a ospitare già nel 2019 la giornata della memoria e dell’impegno contro le mafie. Un grande impegno, non simbolico, e un segnale chiaro a chi nega l’evidenza, a partire da episodi solo apparentemente piccoli come l’aggressione odierna.

ps: signor prefetto e signor ministro dell’interno, tranquilli: ad Anzio è tutto a posto…

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Le cause “ondivaghe” del Comune: silenzi e atti in Procura

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Lo dico subito, così sgomberiamo il campo. Qualora #unaltracittà dovesse arrivare alla guida di Anzio, chi fa causa al Comune viene contrastato in ogni sede e se si arriva a un’intesa prima di una eventuale sentenza, devono esserci dei vantaggi concreti per i cittadini.

Che c’entra? Voglio raccontare un paio di storie, quella di spazi pubblicitari e di un distributore. Sono emblematiche di questa maggioranza che guida Anzio e che è ormai allargata anche agli ex avversari di centro-destra. Una l’ho accennata in passato, fu motivo di scontro nel 2013 proprio con chi oggi è alleato e ha deciso di metterci una pietra sopra. La chiamano politica, beati loro.

Riguarda la cartellonistica, una “sanatoria” in piena campagna elettorale, spazi 6×3 tutti presi dalla coalizione del sindaco. Apriti cielo: De Angelis “tuona“, Bernardone va in Procura, la cosa sembra finire lì. Invece no, perché fra i tanti cartelli ci sono quelli “istituzionali” – che fra l’altro in campagna elettorale non potrebbero essere posizionati – sulla conquista della Bandiera blu. Tutto bene? Macché…. Quando in Comune arriva la richiesta di pagamento si scopre che nessuno li ha ordinati, perciò nessuno paga. L’azienda presenta ricorso per decreto ingiuntivo, il Comune si oppone – come fa ogni volta – ma il sindaco dispone (lui che dice di non sapere  mai, lui che dice di non conoscere gli atti dei dirigenti e di non entrarci) che quella opposizione va bloccata. Non conosciamo l’esito del procedimento, ma il Comune sarà condannato a pagare, con spese e interessi, e quello sarà un debito fuori bilancio che chiunque andrà ad amministrare si troverà a pagare. Ora a pensar male si fa peccato, vero, ma l’idea è che la “sanatoria” dei cartelli, la disponibilità degli stessi per la campagna elettorale solo di alcuni e la mancata opposizione a quel decreto ingiuntivo, abbiano un collegamento. Se qualcuno volesse approfondire, a partire dall’anti – corruzione…

Poi c’è una esemplare sentenza del Consiglio di Stato, riguarda il distributore in costruzione di fronte a Tor Caldara. Indirettamente è coinvolto un consigliere di maggioranza, la storia ha inizio addirittura nel 2003, e nel concluderla il Consiglio di Stato (la vicenda è ben riepilogata nella sentenza che si può scaricare qui) pone le spese “a carico del Comune di Anzio, che con il proprio comportamento ondivago ha dato origine alla presente controversia“. Tradotto, prima ha rinunciato a un ricorso, poi se ne è fatto fare un altro, poi è stato condannato a 265.000 euro di risarcimento, quindi ha provato a opporsi troppo tardi. Lo stesso Consiglio di Stato “In considerazione delle singolarità che hanno caratterizzato la vicenda in esame” ha disposto la trasmissione della sentenza “alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Velletri e alla Procura regionale della Corte dei conti  per il Lazio“.  Difficilmente procederanno, però…

Due esempi – ma spulciando chissà quanti altri ce ne saranno – di come per interessi di maggioranza si decida come comportarsi quando c’è chi fa causa al Comune. E’ quello che ci lasciano e che vorrebbero portare avanti, è ciò che combattiamo affinché con #unaltracittà non ci siano figli e figliastri a seconda delle convenienze della politica.

 

Le responsabilità penali, quelle della politica di casa nostra

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Vado ripetendolo da tempo: se c’è una responsabilità  che ha chi governa la città e – di conseguenza – anche chi ci si allea, è quella di aver fatto mettere il vestito bello a qualche personaggio locale nemmeno tanto “border line” per farlo entrare in politica, portare i voti o farlo sostenere questa maggioranza.

Le responsabilità penali – e ribadisco che non si è colpevoli fino a prova del contrario – sono personali. Quelle di aver spalancato le porte del Comune a certi personaggi no. Di averne fatto dei punti di riferimento se c’erano lavori da affidare a qualche cooperativa, pure.

La candidatura della quale oggi parla Repubblica è frutto di questa gestione dell’amministrazione, ad Anzio.  Provare a dire che non c’entra è negare il sostegno palese a Luciano Bruschini, Patrizio Placidi,  Adriano Palozzi e via discorrendo. E’ vietato? Certo che no, diciamo poco opportuno.

Ma di più lo sono i toni “muscolari” che da tempo aleggiano in questa maggioranza, il dileggio verso gli avversari quando non le velate minacce, i veti incrociati tra presunti alleati,  le opposizioni a certe cause sì e ad altre no (un distributore, i cartelli della bandiera blu 2013….) per convenienza “politica“,  il silenzio su palesi illegalità nelle cose quotidiane solo apparentemente piccole, perché se parli tu, poi parlo pure io…. Questo è il desolante quadro che emerge. La candidatura è solo la punta di un iceberg.

La consiliatura che si chiude – e con essa l’esperienza di Luciano Bruschini sindaco, mai sfiorato dalle inchieste come ci tiene tanto a sottolineare – passerà alla storia come quella con il maggior numero di arresti e indagini su personaggi dell’amministrazione o contigui a essa. Le responsabilità sono penali, ribadisco, ma la politica ha taciuto o si è girata dall’altra parte o – peggio – ha l’aria di sfida di chi dice “ma sì, agitatevi, tanto il mare è una tavola….” o “chiacchierate, tanto vincemo noi“. Auguri!

Immaginando #unaltracittà – con illusione, forse, e un pizzico di utopia – dico che i metodi usati dalla politica, da esponenti di questa maggioranza o loro sostenitori, emersi nelle indagini Malasuerte o Evergreen, in quella Touchdown, ma anche le sfuriate, i toni di sfida e tutto il resto  non mi appartengono.

Come ho scritto qualche tempo fa (chi vuole può collegarsi a questo link) il problema è negare l’evidenza. Un’ultima cosa: qualunque ruolo avrò nella campagna elettorale ormai in corso, l’auspicio è che fili tutto liscio. Con quelle che è emerso in questi anni – nella sostanziale assenza delle Istituzioni – sarebbe già un successo.

Inchiesta servizi sociali, la montagna e il topolino

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La sentenza della Cassazione che annulla la condanna in appello di Italo Colarieti e Augusto De Berardinis, rinviandola ad altra sezione, dopo che già in secondo grado era stata assolta Angela Santaniello, conferma le lacune di un’indagine nata male e finita peggio. Ci vorrà un ulteriore grado di giudizio, vedremo se l’appello che affronterà il caso la penserà diversamente dal Tribunale di Velletri e da chi aveva rivisto leggermente le pene pur confermando l’ipotesi accusatoria rispetto alle proroghe ai servizi sociali che nel 2012 portarono agli arresti dell’allora assessore, della dirigente e del presidente della cooperativa.

Conosco le carte di quella inchiesta: uomini, mezzi, soldi pubblici impegnati come fossero da scovare dei narcotrafficanti. Gente tenuta ai domiciliari per sette mesi, di fatto scontando – prima della ipotetica condanna – più di un terzo della pena “edittale” come direbbero i conoscitori del diritto.  Vicende private finite nelle carte dell’inchiesta, così tanto al chilo, che problema c’è?

Sbagliano i magistrati? Certo, come sbagliamo tutti. In quel caso, però, l’impressione è che qualcosa non abbia funzionato all’origine. Il prezzo della corruzione, poche migliaia di euro, un’auto da poter usare, un assegno in bianco fra l’altro inutilizzabile, proroghe che forse non andavano fatte, “Durc” irregolari. Tutto qui? Da garantista – e non dell’ultima ora – sollevai una serie di dubbi. Ma c’erano i provvedimenti cautelari, le intercettazioni, soprattutto le ingenuità commesse dagli indagati. Era, in quel momento, “la” notizia. Che andava data, con tutti i particolari. Ma proprio conoscendoli e seguendo il processo, ci si rendeva conto di quanto la montagna stesse partorendo il topolino.

Indagare, certo, ma prima di arrivare ad arrestare e tenere ai domiciliari per mesi una persona occorre pensarci bene. Soprattutto quando ci sono provvedimenti alternativi che possono essere adottati ed evitare, ad esempio, la possibilità che si possa continuare a inquinare le prove. Invece no, si andò avanti. Creando danni alle persone, non dimentichiamolo.

Poi è arrivato l’appello per Santaniello – sulla quale già la Cassazione, pronunciandosi sulla misura cautelare, aveva messo nero su bianco l’inesistenza della corruzione – e adesso c’è l’annullamento per gli altri imputati. Ah, Colarieti nel frattempo è stato condannato dalla Corte dei Conti a risarcire il Comune, mentre ora rischia di andare assolto dal punto di vista penale. Mentre la Santaniello, giustamente, vuole essere risarcita dal Comune per la sospensione comminatale anche oltre il dovuto.

Quando si dice la magistratura… Per carità, fa il suo lavoro e nella stragrande maggioranza dei casi lo fa al meglio, soprattutto quando affronta vicende legate alla criminalità organizzata. Nel caso che stiamo trattando non ha brillato. Soprattutto perché più che delle proroghe o dei “Durc” avrebbe dovuto occuparsi dell’intera vicenda “Francescana“, dei flussi di denaro – quelli veri –  e non di 5.000 euro, dei diversi “passaggi” intorno alla struttura realizzata anche con soldi pubblici (ormai tantissimi anni fa) e finita in mani private.

Ma ormai è acqua passata, questa vicenda sarà uno dei tanti errori giudiziari nel nostro Paese, il problema era ed è: chi paga? L’ingiusta detenzione, la denigrazione degli imputati, l’Ente al centro di una questione che si è rivelata non grave come la si immaginava. E’ retorica: non pagherà nessun altro che il cittadino.

Il compianto Marco Pannella si battè inutilmente sulla responsabilità civile dei magistrati. Si sbaglia, è umano, ma come recita il vecchio adagio inglese: gli errori dei giudici finiscono in carcere, quelli dei medici al cimitero, quelli dei giornalisti in prima pagina.

Li ho lasciati per ultimi, i giornalisti, perché qualche illuminato da tastiera si è divertito sui social a commentare questa vicenda prendendosela, ovviamente, con la stampa. Che ha riportato dei fatti, non dimentichiamolo, e ha provato a ragionare su questa come su tante altre storie, sin dal primo momento. Comprendo che è sport nazionale, ma prima di parlare è sempre bene informarsi.

ps Ricordo una stretta di mano di Italo Colarieti, una volta scarcerato, al quale non avevo mai risparmiato critiche nella sua gestione politico amministrativa. Mi disse: “Scusa per prima, grazie per adesso“. Risposi che non ero un poco di buono prima, non ero il più bravo poi. Semplicemente ho il maledetto vizio di non fare mai questioni di persona e, soprattutto, di documentarmi…

Elezioni, chi vince e chi perde ad Anzio cinque anni dopo

Intanto le scuse per l’assenza. So che siete abituati a venire a “sbirciare” qui spesso e che vi sarete chiesti il motivo di questo silenzio. Tranquilli, sono qui, ma il lavoro per la tragedia di Cisterna e le elezioni mi ha letteralmente assorbito.

Proprio di elezioni voglio parlare, partendo dai dati del 2013 e mettendoli a confronto con quanto successo domenica scorsa ad Anzio. Il raffronto è inesorabile: il centro-destra conferma il suo potenziale, il Movimento 5 stelle fa il boom e il centro-sinistra, Pd in testa, crolla.

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Grazie, ci voleva Del Giaccio a dircelo? Certo che no. Però qualche riflessione consentitemela. Non prima di sottolineare che bene ha fatto il sindaco a ringraziare i dipendenti che hanno lavorato, ai quali aggiungerei presidenti e scrutatori ai seggi, mentre sottolineerei l’efficienza del portale “Eligendo” del Ministero. Quando le cose funzionano, in un sistema come quello dei “tagliandi” che ha mandato in tilt l’Italia, va detto. Sento parlare di voto elettronico da quando ero bambino, mi piacerebbe provarlo prima di morire….

Le riflessioni, allora: nella maggioranza che guida la città da venti anni e che ora è nuovamente unita, al Senato aumentano voti e percentuali, alla Camera più voti ma percentuale leggermente ridotta, alla Regione qualche voto in meno e stessa percentuale. Litigiosi, con una città allo sbando e tutto quello che si vuole, ma “tengono”.

Si registra la netta affermazione in termini di preferenze di Fabio Capolei nella lista per Parisi, la “partita” all’interno di Forza Italia in termini di preferenze la vince Adriano Palozzi che era sponsorizzato dalla Lista Enea e quindi da Patrizio Placidi e dai suoi fedelissimi che piaccia o meno sono ancora parte di questa maggioranza. C’è una osmosi di voti tra quello che cinque anni fa era il Pdl e oggi si divide tra Forza Italia e Lega. Sempre Bruschini canta già vittoria, ma sa meglio di noi che questo centro-destra, alle comunali, non è ancora unito e le tensioni anche di questa mattina (l’ennesima pantomima) lo dimostrano. Certo, se insieme (chi lo dice a Cafà e Palomba?) rischia di vincere al primo turno.

Perché in Comune sarà un’altra partita, inevitabilmente, ma il dato dei 5 Stelle ci dice che il vento cambia (in positivo) anche per loro. Nel 2013 al boom del Parlamento ci fu una flessione alla Regione, stavolta si registra ugualmente un calo, ma meno marcato. La candidata presidente ha preso il 30,9% (era 20,7 nel 2013) la lista il 35,4% contro il 17,3 di cinque anni fa. In leggera flessione rispetto a Camera e Senato dove viaggia al 37%. Una sola notazione: dei 6.133 voti alla lista regionale, solo per un migliaio sono espresse le preferenze. Segno che molti, ancora, votano il simbolo e punto, come segno di “rottura” con il sistema. In Italia, come ad Anzio.

Segno che non viene percepito, evidentemente, nel centro-sinistra che paga – pur non governando da 20 anni – lo scotto nazionale della debacle di Renzi. Rispetto a Camera e Senato si “recupera” qualcosa alla Regione ma dal 29,8% e da quasi 9000 voti si scende al 21,5 e a poco più di 6.000.

Chiaro che se i numeri fossero questi il ballottaggio, oggi, vedrebbe sicuramente i 5stelle e il centro-destra, se unito, o comunque una parte come è stato a Nettuno.

Si può ribaltare in due mesi questa situazione? Difficile, ma non impossibile. A patto che il “tavolo” avviato tra le diverse forze in campo arrivi a una sintesi. La mia posizione è nota e non cambia ora: se il quadro di chi cinque anni fa si divise su Bernardone, Garzia e Pollastrini si unisce, sono a disposizione. Se si unisce e non mi vuole, sono comunque pronto a sostenere chi avrà l’onere di tentare una sfida che non è perduta in partenza. Certo l’impressione è che si stia perdendo tempo. Non solo la mia.

Una cosa, infine: se qualcuno fosse tentato da grandi alleanze tipo Ardea è libero di farlo, sappia che io non ci sarò. Non è così che si realizza #unaltracittà

ps Un sincero e sentito augurio di buon lavoro a Velia Fontana, presidente da oggi del consiglio comunale. La conosco da una vita, la stimo, la invito a far rispettare le regole in questo paio di mesi. Io continuo a chiamarla legalità delle cose quotidiane.

Igea Banca finanzia il porto, quello che dobbiamo sapere

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Igea banca, nata dalle ceneri della Popolare dell’Etna, è pronta a finanziare con 10 milioni di euro la Capo d’Anzio per una parte della realizzazione del bacino interno. Quelle che l’ultimo numero del “Granchio” indica come indiscrezioni sono realtà e l’istituto con sede a Roma e tre filiali in Sicilia, intorno al quale ruotano numerosi professionisti di grido, ha detto sì.

L’iter va avanti, quindi, il consiglio d’amministrazione della società che per il 61% è ancora del Comune e perciò dei cittadini, convocato per lunedì 26 febbraio, dovrà decidere il da farsi. Dagli ultimi annunci a oggi non sappiamo ancora qual è il contenuto del bando ma scopriamo che il finanziamento non è una possibilità bensì una cosa ormai praticamente definita.

Chi presterà le garanzie? La Capo d’Anzio ha debiti e criticità che Igea banca – ma basta chiunque sappia leggere minimamente i bilanci – conosce bene. Il Comune, che ha già passato i suoi guai con la fidejussione concessa alla Banca Popolare del Lazio e restituita, in teoria non può dare garanzie. Sempre dal “Granchio” leggiamo che “Come garanzia la Capo d’Anzio darebbe gli attuali posti barca esistenti all’interno del bacino portuale“.  Passiamo dal dover fare il porto a “impegnare” quello che già esiste… Un po’ come quando Acqualatina prese un mutuo con la Depfa bank e alcuni Comuni diedero in pegno le loro quote della società.

Ecco, fateci capire: è così? E chi lo ha deciso?  Ma prima ancora – pur apprezzando il lavoro e la presenza mediatica del presidente Ugo Marchetti –  è il nostro rappresentante del 61% di quote pubbliche a dover fornire qualche spiegazione. Vale a dire il sindaco, Luciano Bruschini. Che continua a sottrarsi non con chi scrive, ma con i cittadini. Lui che prometteva incontri da Sacida al centro e si limita a parlare di porto con pochi e selezionati interlocutori.

Allora, come sempre, chiedere è obbligo e rispondere è cortesia. Questo spazio è a disposizione, può usarne altri se vorrà, le domande sono queste:

  1. Qual è la situazione dei conti della Capo d’Anzio? Si ha un quadro almeno di massima sul bilancio 2017?
  2. E’ vero che è stato sottoscritto un piano di rientro dei canoni demaniali mai versati?
  3. Se sì, cosa prevede e abbiamo iniziato a pagare o non?
  4. Al di là della disponibilità della banca, la società può sopportare un indebitamento di altri 10 milioni di euro?
  5.  Quali rischi corre il Comune contraendo un prestito del genere se il progetto non si realizza?
  6.  E’ vero, come si dice negli ambienti, che la garanzia è pronta a fornirla il socio privato della Capo d’Anzio, quel Marconi che il sindaco avrebbe “cacciato, parola d’onore” e con il quale ha poi firmato la “road map” per arrivare alla realizzazione del porto?
  7.  Se così fosse, la garanzia di Marconi come inciderà qualora il Tribunale – al quale ci si è rivolti tardi, tenendo il parere di Cancrini nei cassetti – decidesse che il Comune aveva prelazione nella cessione delle quote di “Italia Navigando“?
  8.  E’ così difficile rendere noto ai cittadini, sempre proprietari del 61% delle quote, il contenuto del bando? O è l’ennesima sorpresa elettorale, dopo quelle proposte nel 2003, 2008 e 2013?
  9. Che fine ha fatto il contenzioso con le cooperative degli ormeggiatori?
  10. Qual è la situazione della Capo d’Anzio rispetto alla cosiddetta “legge Madia” sulle partecipate?

Si attendono risposte, l’1 marzo c’è pure un Consiglio comunale, hai visto mai che qualcuno si svegli e chieda…

 

 

 

L’ambiente, Placidi e chi si girava dall’altra parte. Troppo comodo

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Chi ha la bontà di seguire questo spazio potrà, volendo, andarsi a rileggere quanto si affermava sulla gestione dei rifiuti e del settore ambiente ad Anzio. Nessuna “rivincita“, non sono tipo, ma quelle che erano evidenze oggi sono indizi di reato nelle operazioni   “Evergreen” e “Touchdown“.

Non che avessi la palla di vetro, anzi, mettevo nero su bianco qui (e prima ancora dalle pagine del Granchio, ad esempio sui molteplici interessi imprenditoriali di Placidi), ciò che sentivo, riscontravo, mi veniva raccontato. Quando Patrizio Placidi è stato arrestato molti di quelli che si giravano dall’altra parte – dal sindaco alla maggioranza, fino a chi nella struttura comunale era deputato a controllare – hanno risposto in coro “eh, ma si sapeva….” Troppo comodo.

Già che si sapeva, cosa è stato fatto? Walter Dell’Accio metteva, nero su bianco, che subiva pressioni per adottare atti e nessuno se ne accorgeva, evidentemente. Servivano le carte dell’inchiesta per dirci che Placidi andava a sollecitare i pagamenti – tutti a tempo di record – per le vicende che riguardavano il suo assessorato? Nessuno aveva da dire, né ci si preoccupava di andare a fare i riscontri. Venne affermato, palesemente, che si preferiva un’azienda per un’altra nell’appalto dei rifiuti e non ricordo responsabili dell’anti corruzione stracciarsi le vesti o rendere noto – come poi è stato per altro – che andavano dai carabinieri. Eppure, oggi lo leggiamo nelle carte, l’emergenza era scientemente voluta e i servizi aggiuntivi servivano per far lavorare chi era rimasto fuori perché l’appalto non lo aveva vinto chi voleva Placidi e la maggioranza.

E quei servizi, alcuni previsti dal contratto e quindi allo stesso costo, nel frattempo erano fatturati come extra e pagati senza colpo ferire.

Sarà andata a raccontare questo, Angela Santaniello, alla dirigente del Commissariato? O era lì per una visita di cortesia? Non trapela di più sull’incontro avuto nella sede di Anzio 2, tranne la certezza che la Santaniello non è andata come indagata.

L’ho detto dall’inizio e lo ripeto, Placidi è l’emblema di come è stato inteso il modo di gestire la cosa pubblica ad Anzio e pensare che sia lui l’unico responsabile è troppo comodo.

Di certo, in #unaltracittà, sindaco e assessori non si preoccuperanno di chi vince le gare, né avranno squadre “volanti” da andare a prendere in qualche bar, ma di far rispettare i contratti.

 

Altro che accesso, il problema è negare l’evidenza

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La Prefettura di Roma

Ammettere l’esistenza della mafia sul pianerottolo di casa propria significa poi dover dire cosa sto facendo io per separare la mia vita, il mio destino da quelle delle persone che abitano sullo stesso pianerottolo. Un conto è dirlo; altro conto è farlo”. Ecco, uso le parole di un magistrato, Michele Prestipino, pronunciate quasi tre anni fa, perché il problema non è se arrivi o meno una commissione d’accesso – ho sempre sostenuto che sarebbe un’onta, non cambio idea adesso – ma è rendersi conto di ciò che abbiamo intorno.

Io non ho mai avuto dubbi sull’onestà che il sindaco, Luciano Bruschini, va sbandierando a ogni piè sospinto. Lo conosco e mi fido. Così come non può pagare Pasquale Perronace per il fratello, né Marco Maranesi per aver chiesto un prestito.

Non mi fido più – ma senza mettere in discussione l’onestà del sindaco, bensì il suo modo di intendere la politica – nel momento in cui, nel corso di questi anni, ha sempre ribadito che lui con le forze dell’ordine ci parla, conosce e sa tutto, che la situazione è sotto controllo. Ebbene il prefetto Basilone (a proposito, l’ha più ricevuto a Bruschini? E cosa si sono detti?) ha sostenuto chiaramente in antimafia che il comune di Anzio è quello “per il quale si sono susseguiti maggiori segnalazioni di criticità”.

Non ci voleva la relazione conclusiva della commissione parlamentare per dirlo. Lo abbiamo vissuto sulla nostra pelle, mentre Bruschini – dal suo punto di vista e da quello dei maggiordomi di corte anche comprensibilmente – negava l’evidenza che usciva fuori prima dall’indagine e poi dal processo “Malasuerte”, quindi dall’inchiesta “Evergreen”.  Non è mafia, attenzione, ma pessima gestione della cosa pubblica e frequentazione con chi ha aderenze in ambienti tutt’altro che puliti. Ed emergono atteggiamenti mafiosi, non si venga a dire il contrario, toni al minino fuori dalle righe.

Non serviva la relazione (approvata all’unanimità, tra l’altro) per dirci che ci sono sentenze che confermano la presenza di clan anche sul nostro territorio.  Il discorso era, è e purtroppo sarà – perché la commissione d’accesso in campagna elettorale non la manda nessuno – se queste presenze abbiano avuto porte almeno socchiuse in Comune, nemmeno spalancate. Se abbiano avuto agganci, portato voti, ottenuto lavori, condizionato o fatto “allineare” qualcuno.

E non serve la commissione d’accesso – lo ripeto da un paio d’anni – a stabilire che è stato fatto mettere il vestito bello a qualche personaggio locale nemmeno tanto “border line” per farlo entrare in politica o per farlo sostenere questa maggioranza. Non serve che venga preso a testate un giornalista (finora ci si è fermati a querele e richieste di risarcimento solo annunciate) per dire che Ostia, nei metodi, è già qui.

Su questo, al posto del Prefetto e del Ministro, di chi li rappresenta sul territorio, terrei alta la guardia. Ah, non ho idea di chi siano i riferimenti del sindaco Luciano Bruschini quando dice che lui con le forze dell’ordine ci parla tutti i giorni. Nella relazione si dice che va tenuto conto dello “scambio di informazioni con la procura, con la Polizia, i Carabinieri e la Dia”. Segno che la direzione investigativa antimafia, delle nostre parti, si sta già occupando…

Cosa sto facendo, per riprendere il discorso di Prestipino all’inizio? Semplice, non nego e mai ho negato l’evidenza – andavo in piazza oltre 25 anni fa, quando si raccoglievano i morti per strada…. – e con certi personaggi non ho avuto e non voglio avere nulla a che fare. #unaltracittà si costruisce anche così

Alessandroni (e non solo) simbolo di un sistema finito

falasche

Anche nel caso che riguarda Alberto Alessandroni, arrivato a far causa al Comune per far ridurre il pignoramento nei suoi confronti, potrei essere soddisfatto ma non ci riesco. Perché personalmente non ho nulla contro di lui, come non ce l’avevo con Placidi e Campa, come con Luciano Bruschini, sindaco e responsabile di questo sistema che è finito.

La vicenda di Alessandroni aiuta a raccontarlo, ma come spesso ho sostenuto parlando del caso Falasche, di quell’impianto che ha dato e dà una serie di grattacapi all’ex assessore ed ex presidente di quella società – della quale resta un punto di riferimento – è solo la punta dell’iceberg. Quello che emerge del sistema Anzio e di chi “fa” politica per aggiustare vicende che altrimenti, in un posto con un minimo di regole, sarebbero finite da un pezzo. Invece no.

Alberto aveva i voti, tanti, era decisivo per vincere o perdere le elezioni, e poi “fa er sociale“, sta lì “pe i ragazzini“, che vai a controllare l’impianto di Falasche? Ma quando mai… Su quello spazio, pubblico, pagato da tutti noi, si è consumata una maxi evasione con sponsorizzazioni fasulle. Fatture da diverse migliaia di euro, Iva che le aziende “scaricavano” e che la società non versava. Storia vecchia, che “sapevano tutti” – nell’ambiente fanno così quando scrivi, per sminuire – ma che oggi arriva al pettine. Su quell’impianto, pubblico e pagato da tutti noi, si sono attaccati abusivamente all’energia elettrica, sono in causa per la mancata assicurazione negli spazi affittati, hanno ripreso a pagare quello che dovevano al Comune dopo ciò che è stato scritto qui e sul Granchio. Non c’entra “er sociale“, nemmeno “i ragazzini“. Troppo comodo. Il sistema si girava dall’altra parte perché Alberto aveva i voti, anzi aumentava i consensi utilizzando quello spazio.

E non aveva i voti Patrizio Placidi? Certo. Anche qui, tutti sapevano e tutti si giravano dall’altra parte, salvo scaricarlo quando lo hanno arrestato. Eppure non era il male assoluto, ma è meglio farlo passare per tale. Bruschini dimentica (e De Angelis insieme a lui, ma allora era avversario e oggi alleato) che il “porta a porta” avviato senza copertura finanziaria fu decisivo per vincere nel 2013. Dimentica che ha tollerato quanto oggi leggiamo nelle carte processuali ma che pochi scrivevano, prendendosi improperi se non minacce. Dimentica la Biogas, voluta anche da Placidi, ma che è evidente interessava a tutti.

E non vai a festeggiare prima del ballottaggio al “Deportivo“? Tutto senza regole – lo dice la Finanza, anni dopo – ma lì c’era un potente ex dirigente del Comune, uno che conosce vita, morte e miracoli di Bruschini e della sua gestione.

Poi hanno i voti anche gli altri, certo.

Chi aveva un albergo chiuso da un’ordinanza e l’ha affittato alle coop che gestiscono l’affare migranti o si è visto revocare una concessione perché non pagava i  canoni, provvedimento oggi sospeso dal Consiglio di Stato. Chi ha società a lui riconducibili che devono al Comune decine di migliaia di euro e si inalbera se qualcuno lo scrive. Chi è imputato, con Placidi, per le proroghe che “favorivano i soci elettori” – lo dice il magistrato – ed è un pezzo importante della vecchia e nuova maggioranza. Chi è riferimento per certe cooperative, a cominciare da quelle dei parcheggi al porto finite nell’indagine “Malasuerte” o di associazioni che ottengono spazi, poi se hanno pagato o meno i rifiuti si vedrà.  Ce li ha pure, ma non lo abbiamo mai saputo (ah, la privacy….), chi era moroso nei confronti del Comune e non poteva restare al suo posto.

Altro che Alessandroni, il sistema che è arrivato al capolinea è questo e il quadro – c’è da temere – è per difetto. E c’è arrivato con la distrazione, diciamo così, di chi doveva preoccuparsi dell’anti-corruzione ma lo ha fatto evidentemente poco. Di chi sta lì e deve rispondere alla politica, perché c’è arrivato con titoli tutt’altro che a posto.

A proposito: spendiamo 1600 euro per un avvocato che dovrà difendere il Comune da un ex assessore (non s’era mai visto….) ma per dire cosa? Il “terzo pignorato”, di solito, non si presenta. A meno che non debba andare a dire che l’ex assessore ha ragione. Sai com’è, se c’è da opporsi al decreto ingiuntivo sui cartelli della bandiera blu 2013 si decide di soprassedere, ma se c’è da aiutare chi ha portato voti…

Poi il centro-destra, unito, diviso, fintamente litigioso, potrà ancora vincere le elezioni e se ciò avverrà i cittadini avranno fatto la loro scelta. Che andrà democraticamente rispettata.

Continuo a pensare, da inguaribile ottimista, che ad Anzio possa ancora nascere #unaltracittà.

Ospedale e sanità, il modello al quale puntiamo

C’è un punto che va chiarito subito: in materia di programmazione sanitaria i consigli comunali, congiunti o meno, possono dare al sindaco una indicazione e questi ha il dovere di portarla alla conferenza locale sulla sanità e tentare di farla inserire nell’atto aziendale. Funziona così, chi dice altro prende in giro i cittadini. La grande attenzione di questi giorni “elettorali” per le sorti dell’ospedale di Anzio-Nettuno conferma che alla “politica” di casa nostra piace, evidentemente, giocare.

Quello che la Asl – e la Regione Lazio – dovevano decidere per il “Riuniti” è avvenuto nel 2014, con la conferenza dei sindaci che all’unanimità ha approvato la riorganizzazione allora proposta dal direttore generale Fabrizio D’Alba. Ignoro se ci fosse Bruschini, a quella conferenza, o se avesse delegato l’assessore alla sanità Placidi sperando di poter dire poi che lui, il sindaco, “non sapeva“. Ma l’atto pubblicato sul bollettino ufficiale della Regione Lazio nel 2015 è chiarissimo.

Ecco, questo è il passato che speriamo di lasciare alle spalle definitivamente, tra qualche mese.  Per ciò è bene indicare qual è l’idea che abbiamo e che porteremo all’attenzione della Asl se dovesse toccarci l’onore e l’onere di guidare la città. Non gridiamo “l’ospedale chiude…” perché non è così. Neanche uno scriteriato chiuderebbe una struttura che serve un bacino d’utenza come quello di Anzio-Nettuno che raddoppia se non triplica le presenze d’estate. Stiamo assistendo, però, a un progressivo e inaccettabile depotenziamento. Soprattutto se non c’è una risposta adeguata che riguarda la presa in carico dei pazienti – a partire dai cronici – sul territorio.

Questo è il paradigma che dobbiamo rovesciare. Un ospedale come quello di Anzio-Nettuno deve garantire un pronto soccorso efficiente (e la Asl il personale necessario), cardiologia e chirurgia d’urgenza, punto nascita, traumatologia, tutto ciò che riguarda i pazienti “acuti“. Deve essere quello che in gergo è definito uno “spoke” e se ci sono casi gravi deve avere un “hub” di riferimento. E’ già in larga misura così, il modello dei “raggi” e del “mozzo” è realtà non nel Lazio, ma in Italia e nel mondo ormai. Chi difende un singolo posto letto o un reparto con sopra il suo nome quale dirigente e magari fa perorare la sua causa dal politico di turno, fa una battaglia di retroguardia. Questo modello, efficiente e in grado di soddisfare le emergenze è certamente da migliorare, ma non si può tornare indietro.

E poi? C’è la “rete” del territorio, quella che va dai medici di base agli ambulatori specialistici, che “prende in carico” il paziente e non lo costringe ad andare in pronto soccorso con un codice bianco o verde. Qualcosa c’è già, dalla mai abbastanza pubblicizzata “Unità di cure primarie” (più medici di base associati, se non c’è il mio di famiglia  è disponibile un altro) al cosiddetto “Ambufest” nei giorni festivi. Nel primo caso ci sono Comuni che hanno messo a disposizione ambulatori condivisi, nel secondo la Regione ha fatto già dei passi in avanti.

Diverso il discorso di “presa in carico” che un’amministrazione deve fare proprio d’intesa con la Asl: persone fragili, malati cronici, non devono cercare da soli le prestazioni, per esempio, e magari attendere mesi. No, si deve programmare quello che è prevedibile per un diabetico piuttosto che per un malato di Parkinson, tanto per fare degli esempi. Un Comune deve guardare a questo, alla creazione di un modello virtuoso di integrazione socio-sanitaria. Lo fanno in tante realtà, è sicuramente meglio che gridare “ci chiudono l’ospedale“.

Così come un Comune deve essere in prima linea nella prevenzione, dalla promozione dei corretti stili di vita al sostegno alla Asl nelle campagne di screening per i tumori e tutto il resto.

Poi c’è il discorso legato alla riabilitazione, alle residenze sanitarie assistenziali, settori nei quali i privati continuano a guadagnare e il pubblico arranca, quando invece potrebbe rappresentare una parte consistente della risposta.

Ecco, se toccherà a noi non ci scandalizzeremo per un posto letto in meno, se a quello corrisponderanno due servizi in più sul territorio. E quando saranno convocate le conferenze dei sindaci lo diremo a cittadini e operatori, chiedendo un loro parere. Non è mai stato fatto, in passato,  non sembra nelle corde di chi oggi finge di correre ai ripari. Anche per questo  proponiamo #unaltracittà