Proroghe, assolti Colarieti e De Berardinis. La montagna e il topolino…

La Corte d’Appello ha assolto Italo Colarieti “perché il fatto non sussiste“. La montagna ha partorito il classico topolino, peccato che lui – come Augusto De Berardinis (anch’egli assolto oggi) e Angela Santaniello (già assolta in precedenza) siano stati privati per mesi della libertà. Un’indagine nata male e finita peggio, indegna – come ho avuto modo di dire in tempi non sospetti – di un Paese civile. Perché non si fanno subire sette mesi di domiciliari a chi, se condannato, avrebbe già scontato la pena preventivamente.

Qui no, qui nemmeno sono stati condannati. Dopo oltre sei anni si chiude un capitolo brutto della storia di Anzio ma soprattutto una pessima pagina investigativa. La montagna (intercettazioni telefoniche e ambientali degne di un’attività legata al narcotraffico internazionale, vicende private inserite nei fascicoli, pedinamenti e quant’altro) ha partorito il classico topolino.

Le proroghe erano, forse, “border line” ma non ci fu alcuna corruzione – come la Cassazione disse subito rispetto alla Santaniello, assolta poi in appello – né l’abuso di Colarieti, evidemente , che dopo la condanna in secondo grado si era appellato e aveva visto la Cassazione rinviare il processo ad altra sezione. Oggi la sentenza.

Le proroghe erano, forse, “border line” e l’attenzione si doveva magari incentrare su altro, ma gli investigatori evitarono. Dalle carte dell’indagine sulle proroghe, sulla casualità che “Angelo biondo onlus” facesse i servizi alla Francescana con gli stessi componenti della cooperativa “Raimbow”, emerge che le cose non furono così lineari. Ma da qui a dire che fossero reati ce ne corre. Lo dissi allora, lo ribadisco oggi.

Se si cercavano evidenze penali, era il caso di guardare altrove. Perché non sia stato fatto resterà un mistero.

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Alessandroni, gli “interessi”, il sistema e le aggressioni…

L’ex assessore, uomo dei record delle preferenze, Alberto Alessandroni ribadisce a più organi di stampa che lui è stato fatto fuori per “interessi privati” e che la vicenda della sua revoca non finisce qui. Fosse arrivato alla politica ieri, sarebbe comprensibile il suo sfogo. Ma in venti anni e oltre, la politica di casa nostra e la maggioranza che ha amministrato, di quegli “interessi” – che abbiamo modo di ritenere legittimi – si è nutrita. Spesso confondendo il confine tra pubblico e privato o facendo del proprio ruolo istituzionale un modo per “controllare” che le cose andassero in un certo modo. L’elenco sarebbe lunghissimo, proviamo solo a ricordare il parere per il quale l’ex assessore Placidi era incompatibile rimasto per un anno nei cassetti, prima che lo scoprissimo dalle colonne del Granchio, o gli hotel che non si chiudevano se non dopo mesi ovvero gli impianti sportivi affidati senza poi controllare (vedi vicende Falasche o Deportivo), consiglieri e assessori che solo dopo la pubblicazione su questo blog si inalberarono non perché fosse stata contestata loro l’incompatibilità ma perché la vicenda era stata resa nota. Per non parlare del “sistema Anzio” che è evidente per chi vuole vedere oltre il “tanto vinciamo e va tutto bene, sti ca…. degli altri” o per chi farebbe bene a studiare le carte dei processi Malasuerte, Evergreen, delle 27 proroghe, di Touchdown, del passaggio da Giva a Parco di Veio e di Ecocar. Ribadisco: le responsabilità penali sono personali, quelle politiche sono di chi ha fatto sì che tutto questo prosperasse. E Alessandroni c’era. Come altri che “ma che ti metti a fare” e si sono girati, o si girano ancora, dall’altra parte.

Quando un anno fa si decideva della candidatura di chi scrive, tra gli slogan scegliemmo “interessi zero“. In campagna elettorale venimmo derisi, ma quel messaggio era chiarissimo. Alla luce di quello che Alessandroni continua a dire, di quanto emerso dopo il “passaggio” della Galasso dalla Lega a Fratelli d’Italia, di quello che abbiamo letto nelle carte e che vediamo con certe prove “muscolari” ancora oggi, quel messaggio è attualissimo.

Sì, prove muscolari, avete capito bene. Ne sanno qualcosa gli operai di una ditta che dopo il cambio di appalto sono stati tenuti, mentre altri non erano stati scelti dall’aggiudicataria, cosa che era nelle sue facoltà. I secondi hanno aggredito i primi, la cosa è di un paio di settimane fa, si racconta che uno dei lavoratori sia finito addirittura in ospedale. La notizia è uscita? Ma quando mai, vige l’omertà. O prevalgono gli “interessi”.

Anzio, il carnevale “sold out” e quello quotidiano

Il carnevale in piazza Garibaldi (foto profilo facebook Comune di Anzio)

Fa piacere, lo dico sinceramente, che le manifestazioni del Comune riescano. Va dato atto agli assessori e consiglieri che si sono interessati del carnevale di aver ottenuto grande partecipazione, coinvolgendo realtà diverse e ottenendo un bel successo. Il “sold out” che riemerge dai tempi di Bruschini – ora che si è finalmente raggiunta la pace con il comunicatore che si è prima tenuto ai margini, poi cacciato e poi ripreso – sa un po’ di passato ma evidentemente funziona. Non è quella discontinuità che il sindaco voleva, ma d’altro canto l’uso di uno slogan è l’ultimo dei problemi che deve affrontare. Vale a dire un “carnevale” quotidiano, nel quale il primo cittadino ha comunque un ruolo da protagonista.

La vicenda della nomina di Velia Fontana (auguri e buon lavoro) è un’operazione tanto riuscita quanto rischiosa: De Angelis dà un’occasione alla Fontana che un pensiero alla presidenza del Consiglio comunale lo aveva fatto, risolve la vicenda delle quote rosa, porta nell’assise la cugina Federica (auguri anche a lei) e rafforza la maggioranza, proseguendo nel rinnovamento di volti già in parte riuscito al momento del voto. Soprattutto manda “a lavorare” con cinque anni e qualche mese di ritardo Alberto Alessandroni, uno dei nomi che aveva dovuto ingoiare per trovare la “quadra” e che risultava più scomodo non fosse altro per la vicenda del campo di Falasche con annessi e connesi. Oggi l’ex assessore replica, ricorda i suoi 700 voti e soprattutto fa una dichiarazione pesante: “Con il tempo verranno allo scoperto gli interessi privati, a svantaggio del cittadino onesto che vuole essere tutelato“. Le parole, come diceva Nanni Moretti tanto caro al sindaco, sono importanti… Interessi di chi?

Intanto nel rincorrersi di comunicati, precisazioni, prese di posizione sui cambiamenti in maggioranza, il sindaco ha inteso ringraziare tutti compreso il suo predecessore “per il sostegno e la manifestata condivisione delle scelte politiche di questi ultimi giorni” . Orbene Luciano Bruschini sostiene di non aver condiviso proprio nulla. O continua con #nzognende o – è più verosimile – ha compreso benissimo l’operazione di rafforzamento fatta da De Angelis, lo ha riferito ai suoi accoliti e questo è bastato al sindaco per dire che Bruschini ha condiviso. In realtà, per condividere, occorre almeno parlarsi e l’ex sindaco ribadisce che nessuno lo ha mai cercato in questi mesi. Proprio perché le parole sono importanti, a chi crediamo?

Singolare, poi, quanto accade in “Fratelli d’Italia” che non a caso Agostino Gaeta ha definito “1” e “2”, cioè chi sostiene il sindaco e chi ha provato a difendere Alessandroni. Sempre a proposito di parole, nel lasciare la Lega la ex capogruppo Cinzia Galasso è stata tutt’altro che tenera: “Il mio enorme risultato elettorale (per qualcuno evidentemente inaspettato) è stato fin dall’inizio visto forse come una minaccia ai loro interessi, ed ai loro piani pregressi”. Inoltre, rispetto alla presidenza del consiglio comunale, ha messo nero su bianco le “ingannevoli modalità” che sarebbero state utilizzate. Di nuovo: quali interessi? Quali piani? E qual è l’inganno?

 Cafà e Palomba, candidati sindaco qualche mese fa, la prima in aperta conflittualità proprio sull’indicazione di De Angelis, come nulla fosse sono passati in maggioranza. Ma sì, una pietra sopra a ciò che è stato, alle differenze rimarcate, al “nuovo” o quanto meno all’alternativo che si voleva rappresentare. Ma anche no… aspettate, ora vediamo… Ad Anzio la chiamano “politica”.

Così come è “politica” quello che da tempo chiamo sistema Anzio. Nei giorni scorsi il pomposo comunicato relativo al sequestro di un’azienda che lavora rifiuti. Si evita di dire che Antonio Geracitano – il titolare o comunque il punto di riferimento di quell’attività – nella scorsa legislatura è stato consigliere di maggioranza, presidente della commissione ambiente e che era candidato nelle liste a sostegno di De Angelis. Anche qui, prendi i voti e “scarica”. Forse senza il sistema Anzio quell’attività sarebbe stata controllata e chiusa prima. Come prima sarebbe arrivata l’ordinanza per un famoso hotel, in passato, e oggi non avremmo i rifugiati ospiti lì. Come non sarebbe stato nascosto, all’epoca, il documento del Ministero sulla incompatibilità di Placidi, né l’allora capogruppo Pd avrebbe annunciato senza presentare un esposto in Procura su quella vicenda. L’elenco – passando dal dirigente con un titolo per un altro al caso Deportivo – sarebbe lunghissimo.

E se non fosse stato necessario “rimediare” alla figuraccia per l’albero tagliato a Levante senza che nessuno se ne accorgesse e al richiamo pubblico alla polizia locale per la spettacolarizzazione della vicenda degli abusi sulla minore, sarebbero state usate forse parole diverse. Ora, ironia della sorte, nel “carnevale” assisteremo anche a una denuncia di Geracitano nei confronti del Comune e della “sua” maggioranza. Ma sì, evviva!

E vogliamo parlare della meritoria opera dei pescatori che raccolgono la plastica e la portano a terra, per la quale arriva il solenne impegno dell’assessore all’ambiente? Ma sì, dai… Qualche settimana fa è stata respinta al mittente la proposta del gruppo consiliare 5stelle sull’adesione al programma “plastic free” e si dimentica che almeno il bacino portuale, secondo il capitolato d’appalto dei rifiuti, va pulito dalla Camassa. Anche dalla plastica.

Infine una divagazione sulla vicina Nettuno, prossima al voto. Espressosi con il suo solito modo sul “Next stop Anzio” dell’allora sindaco Angelo Casto, De Angelis sembra puntare a un “Next stop Nettuno” e si schiera a fianco dell’ingegnere Alessandro Coppola. Lecito. Quanto condivisibile l’idea di mettere insieme alcuni servizi. In realtà si sta assistendo – dalla sua maggioranza – al tentativo di mettere becco anche nelle liste, com’è stato l’ultima volta. Chi ci ha provato allora, lo ricordiamo per la cronaca, non ha fatto una bella fine.

Le primarie, il Pd e Palomba in maggioranza. Ma dai…

Per la prima volta non andrò a votare alle primarie del Pd, l’ho sempre fatto da quelle che dovevano consegnarci un partito nuovo, moderno, europeo ed europeista, fuori da logiche da ex qualcosa e dentro quelle di una visione avveniristica. Quello che in parte è riuscito – sui diritti civili, per esempio – a essere un riferimento. Cosa che si dimentica troppo facilmente…

Sono andato a votare quando c’erano da indicare i candidati sindaco – con il senno di poi, consegnando agli avversari del centro-destra la possibilità di scegliersi l’avversario più comodo – e anche alle “parlamentarie” tra Natale e Capodanno o quando si doveva decidere tra Bersani e Renzi, poi tra quest’ultimo (ampiamente sostenuto da chi prima era con Bersani) e il “nulla” o quasi.

Non lo farò domani – e potete anche dire chi se ne importa e smettere di leggere a questo punto – perché come ebbi modo di dire già commentando le liste e le “correnti” della prima volta, poco è cambiato. Mi sono illuso ogni volta, lo rifarei domani votando Giachetti, ma è ora di dire basta. Perché quello che vediamo a livello nazionale, a cominciare da chi dice di voler eliminare i “capi bastone” ma poi li ha tutti dalla sua parte – come Zingaretti – è ancora peggio a livello locale.

E’ una vicenda che si trascina da anni, sulla quale mi sono sempre espresso e che – nell’ultimo periodo – mi ha riguardato da vicino per la storia della candidatura a sindaco. “Indigesta” a molti, ahimé perdente (e la responsabilità me l’assumo per intero) ma con tanti, troppi “giochini” – anche se c’è chi la chiama politica – che è bene puntualizzare. Partono dall’ultimo congresso, quando c’era da scegliere tra Gabriele Federici (nato quando tanti dentro al Pd erano già protagonisti della politica locale e Luciano Bruschini, sindaco in quel momento, era già assessore) e Maria Cupelli, frutto di un’intesa – si passi il paragone – tra diavolo e acqua santa. Ebbi modo di esprimermi in quella occasione, spiegando perché Gabriele fosse probabilmente l’ultima carta da giocare. Vinse Gabriele, ma le fratture anziché sanarsi aumentarono. E sono andate avanti, fino al “tavolo” per indicare un candidato sindaco possibilmente condiviso, poi in campagna elettorale, ancora oggi quando emerge chiara la posizione di chi – vedi Lina Giannino, sostenuta in lista da chi era in minoranza nel Pd – diventata consigliere a seguito delle mie dimissioni, annuncia un gruppo a sé. Di “Piazza Grande” – perdoneranno quelli che prima stavano con Bersani, poi sono stati sostenitori di Renzi e oggi sono pronti a brindare alla vittoria di Zingaretti – conosco solo l’immensa canzone di Lucio Dalla, il resto non mi appartiene. Ma è evidente che “rompere” fa sì che la notizia diventi quella e non il lavoro che il Pd e la capogruppo Marracino provano a fare su bilancio, porto e tutto il resto.

E facciamo un passo indietro, alla candidatura “indigesta”, perché le vicende di questi giorni, Roberto Palomba che passa in Fratelli d’Italia e quindi nella maggioranza che guida la città (dopo essere stato in passato consigliere comunale silente e assente, espressione di parte della odierna minoranza Pd ad Anzio) rimettono un po’ di cose a posto. Quel “tavolo” – al quale io non andavo bene perché autocandidato – a un certo punto saltò perché al direttivo del Pd venne proposto di sostenere come candidato sindaco proprio Palomba. La notizia uscì, ovviamente, e ci fu una sollevazione dei componenti di quel gruppo che faticosamente provava a cercare un’intesa. Mi piace pensare che i punti programmatici in comune con Luca Brignone, ad esempio, siano stati frutto anche di quel confronto. Al quale c’erano forse troppi marpioni della politica anziate, ma va così…

Ebbene Palomba fino a qualche settimana prima era stato “sponsor” del candidato presidente della Regione Stefano Parisi, aveva sostenuto la candidatura di Capolei in consiglio regionale. Dopo la proposta appresa dalla stampa, il tavolo respinse l’ipotesi e qualcuno nel Pd scelse di stare comunque con Palomba. Anche dopo la scelta del direttivo di indicare me, ritenuto “l’amico di De Angelis” lì e da più di qualcuno del “tavolo“. Non ho mai fatto mistero della nostra amicizia, è noto, notevolmente “raffreddata” da qualche tempo, ma le mie posizioni su certe scelte erano note. Non è bastato, perché prima dell’indicazione da parte del direttivo in una riunione qualcuno dell’associazione “Ora” – posso sbagliare – disse che forse il partito sarebbe stato commissariato e che poi si sarebbe lavorato per “prendere il Pd”. Non è bastato, perché si decise di affidare la predisposizione di un documento per respingere l’ipotesi Palomba, nel quale era scritto che: ” Riaffermiamo quindi con forza l’alternatività della nostra proposta politica a qualunque partito o esperienza civica che abbia avuto nell’ultimo ventennio qualsiasi tipo di collaborazione con le amministrazioni di centro destra che si sono succedute alla guida della città“.

Era nota la mia collaborazione all’ufficio stampa di De Angelis, nel 2001 e per sei mesi. Chiesi se quel “qualsiasi tipo di collaborazione” fosse riferito a me, senza ottenere risposta, e non firmai il documento. Anzi mi prese una punta d’orgoglio e anziché fare il passo indietro dissi “no, allora lo faccio“. Era una “trappola“? Difficile dirlo, di certo – con il senno di poi – ho sbagliato. In quello stesso periodo molti del centro-destra (De Angelis non ne fa mistero) cercavano sponde a Roma, nello stesso Pd, perché arrivasse una candidatura unitaria che fermasse il rischio “grillino“. Tanti mi dicevano, anche per questo: “Non sarai te...”

Arrivò l’indicazione dal direttivo, chiamai il giorno dopo chi aveva espresso voto contrario per dire che ora si doveva guardare avanti. Seee…..

Poi nel Pd c’è chi ha fatto scelte diverse – e rispettabili, ci mancherebbe – chi ha portato Brignone e chi Palomba. Ma passare dal non indicare “l’amico di Candido” a ritrovarsi in maggioranza chi è stato sostenuto deve essere un grande successo, vero? Per giunta, nelle stesse ore delle primarie, Capolei sarà in piazza a raccogliere le firme proprio contro Zingaretti…. Per non parlare di chi la campagna elettorale l’ha fatta altrove o al Comitato del sottoscritto ha brillato per assenza o ha organizzato eventi per i “suoi” in lista senza invitare il candidato sindaco o ha continuato a dire che il problema non ero io ma Gianni De Micheli. Il quale di difetti ne avrà pure molti, però con me ha brillato per vicinanza e lealtà.

Non abbiamo e non avremmo vinto, lo dimostrano i pochi cenni di questo sfogo, ma sono vicende che la dicono lunga su come si intende la politica da queste parti. Altro che visione di città, altro che trovare il modo di andare dalla stessa parte pur con divergenze… E’ così ad Anzio, lo è in Italia. Allora dai…. “prendetevi” il Pd. Ho smesso di illudermi

Alessandroni cacciato, la “vendetta” è (quasi) finita

Alberto Alessandroni

Mandiamoli a lavorare….” Ricordate? Era il 2013, il centro-destra si era spaccato e il senatore uscente Candido De Angelis si ripresentava come candidato sindaco per porre fine al mandato di Luciano Bruschini e con lui di Placidi, Alessandroni, Zucchini e compagnia. Fu una campagna durissima che De Angelis – abituato a vincere, al massimo a pareggiare ma solo se gli si riconosce che “ai punti” qualcosa in più l’avrebbe avuto – perse per 300 voti. Una campagna senza esclusione di colpi, della quale si sono avuti strascichi fino a un anno e mezzo fa circa, quando capita la mal parata l’ex sindaco Luciano Bruschini ha costruito il suo ultimo capolavoro: tutti uniti e l’unico che può tenerci insieme e farci vincere è De Angelis. Baci, abbracci, reciproci attestati di stima, ma un fuoco che è continuato a covare sotto la cenere.

In questo video – al netto delle mie illusioni elettorali – c’è un passaggio di quello che accadde e delle contraddizioni che oggi tornano palesi.
Il sindaco uscito vincitore al primo turno sapeva benissimo che senza il centro-destra unito aveva ben poche speranze di evitare il ballottaggio e lui, insieme a tutti i candidati delle liste, ripetevano fino all’ossessione che era necessario vincere subito. Il rischio, altrimenti, sarebbe stato quello di andare a casa. E nessuno voleva correrlo.

Dal primo giorno dopo l’elezione, però, ha cominciato a verificare quello che da consigliere non aveva visto o aveva lasciato correre in cinque anni, quello che altri denunciavano sui media o in campagna elettorale e lui difendeva. Dalla situazione dei debiti fuori bilancio (ha “ingoiato” persino quello della Rt, di fatto un uso pubblico dei cartelloni elettorali dei suoi allora avversari) ai conti del Comune che pure aveva approvato, al clima teso nella struttura.

Ha abbozzato inizialmente alle richieste della maggioranza, compresa quella di tenere i due dirigenti a tempo, uno dei quali con un titolo per un altro. D’altra parte le liste hanno preso 200 voti più di lui, così ha dovuto trovare la “quadra” sugli assessori prendendosi anche Alessandroni: “Alberto tornerà ai servizi sociali dove è stato già con me nel 2003/2008” – l’affermazione del primo consiglio comunale, quasi a sancire una continuità amministrativa che è nei fatti ma alla quale il sindaco è allergico. Non vuole che gli si ricordi.

Perché pur avendo condiviso buona parte di questi 20 anni ha sempre tenuto a “smarcarsi“, come fece agli esordi – nel ’90 – con la Dc, prima contestatore (con Succi e Marco Garzia), poi assessore per un breve periodo, poi via dalla giunta…

Oggi, invece, abbiamo la conferma che la frattura del 2013 era tutt’altro che sanata. Lo dimostrano le schermaglie di questi mesi: il neo consigliere Vasoli che parla (e giustamente) di “marchette” su buona parte dei fuori bilancio, lo scontro con Maranesi che difende quelle scelte e poi lancia bordate sul porto e il parere che avevano provato a nascondergli, il fare dirigista e a volte minaccioso di alcuni assessori e consiglieri, la disputa sulla presidenza, i “giochi” a passare da un partito all’altro, l’atteggiamento del sindaco “io sono io e voi…” arcinoto, il messo comunale mandato a notificare la revoca (come fece Bruschini con Ruggero Garzia, “reo” di aver fatto notare delle incongruenze) e i comunicati che si stanno inseguendo in queste ore.

Così quel 2013 doveva finire di “vendicarlo”, non era bastato portare una ventata di novità in Consiglio con diversi giovani e qualche ritorno, perché qualche zavorra c’era ancora. Pazienza aver vinto grazie ai voti di chi si voleva mandare a casa, altrimenti sarebbe stato difficile, ma poi serviva fare come dice lui.

E così il nuovo passo è stato la cacciata di Alberto Alessandroni. Del resto Placidi lo aveva messo fuori la magistratura e il suo “delfino” – il capogruppo di Forza Italia Marigliani – non sembra rispondere più di tanto a Patrizio, al quale evidentemente basta essere tornato quotidianamente in Comune. Zucchini e Attoni li hanno estromessi le poche preferenze rispetto ad altri, Bianchi e Succi pure – anche se tutti sono ancora attivamente interessati alle vicende politiche – Bruschini è pensionato…

Ma restiamo alla “cacciata” – che se non altro ristabilisce almeno le “quote rosa” per le quali aspettiamo ancora che il sindaco si dimetta…. – ampiamente annunciata. Giustificata, invece, dall’ingresso in maggioranza e in Fratelli d’Italia di Cafà e Palomba (quando si dice la coerenza) e del passaggio nello stesso gruppo della Galasso, i quali hanno chiesto di tenere Alessandroni.

Ma è davvero questo il problema? O il sindaco non aspettava altro? Perché in quali vicende si fosse cacciato l’assessore da “mandare a lavorare” nel 2013 lo sapeva bene, dall’evasione Iva sul campo di Falasche alla allegra gestione di quell’impianto (a proposito, la società sta pagando?). Solo che Alessandroni è uno da 700 voti, mettili e levali rischi di non superare il 50%, così prima si è tenuto buono e candidato, quindi è stato fatto inopportunamente assessore, si è consentito che parte del suo emolumento finisse all’Agenzia delle entrate per vicende legate proprio all’impianto sportivo e ora si trova uno stratagemma. Che è un’ingiustizia (con tutto ciò che da Alessandroni mi ha diviso e divide) se il criterio è quello dei voti presi. Né può valere il coinvolgimento – ma non da indagato – nella pesante vicenda Ecocar.

Perché se valessero le pendenze in Tribunale dovrebbero essere estromessi anche Salsedo e Ranucci, entrambi a giudizio per vicende che riguardano il Comune. No, non c’entrano le indagini, né il “sistema Anzio” che emerge dalle stesse prepotentemente e che tanto infastidisce il sindaco. Ha “mandato a lavorare” Alessandroni con cinque anni e qualche mese di ritardo. La “vendetta” su quanto accaduto nel 2013 è finita? Chissà…

Deportivo “fraudolento”, altro esempio del “sistema Anzio”

Lo hanno dissequestrato, è vero, e il Comune si è sbrigato a farci sapere che era tornato in possesso anche dell’area nota come “Deportivo”. Aspettiamo ancora il bando per la gestione della piscina, quello che gli uffici avevano predisposto non andava bene al sindaco, all’area finanziaria abbiamo come dirigente la segretaria generale (che controlla se stessa e non ha certo il tempo di fare il bando) e quindi prosegue il rapporto con la Federazione italiana nuoto. Quello, per intenderci, che se i soldi non bastano li mette il Comune.

Per decenni la gestione di quello spazio è stata affidata con il “sistema Anzio”, e lo ricorda nella sua relazione il Procuratore generale della Corte dei conti del Lazio, Andrea Lupi, che all’inaugurazione odierna dell’anno giudiziario ha detto che è stato contestato il danno erariale “conseguente al fraudolento, gratuito ed esclusivo utilizzo, per fini commerciali (discoteca, sala da ballo night – club e simili con ristorazione), di una consistente parte del bene “Piscina Comunale”, facente parte del patrimonio immobiliare indisponibile del Comune di Anzio. Il danno per l’ente locale, pari a euro 172.115,60, è stato quantificato sulla base del mancato introito dei relativi canoni, ed è stato imputato al Dirigente dell’Area economico-finanziaria del Comune di Anzio, nonché Dirigente dell’Unità organizzativa politiche delle attività produttive, che materialmente gestiva l’attività commerciale, all’Associazione concessionaria della gestione del bene immobile e al suo legale rappresentante“.

Avete letto bene: fraudolento. Il Procuratore non sa – o evita di scrivere – che a gestire il Deportivo era l’ex potente dirigente dell’area finanziaria del Comune, uno che dell’amministrazione conosce vita, morte e miracoli e che evidentemente era meglio avere dalla propria parte. Deportivo? E va bene, la piscina, i corsi, la squadra di pallanuoto vanto cittadino, “i regazzini….

E non sa – o evita di scrivere – che quello spazio del Comune, cioè degli anziati, è stato utilizzato per le feste elettorali del centro-destra, diviso e unito. La politica conosceva bene la situazione, l’ha avallata, tollerata, si è sbrigata a far costruire un muro dichiarato pericolante dai vigili del fuoco ma che servì ad ampliare lo spazio proprio del Deportivo e a realizzare le uscite di sicurezza che non c’erano. Il Procuratore non scrive che il Deportivo era utilizzato per una gestione “familiare” e che senza i cittadini a lamentarsi – spesso inascoltati in Comune – non si sarebbe arrivati a tanto. La Corte dei conti non sa che il comodato d’uso tra Asd Anzio nuoto e pallanuoto e il Deportivo non è mai stato rispettato da quest’ultima associazione per quanto concerne le manutenzioni. E oggi la stessa società, ormai estromessa dalla gestione, chiede al Comune i soldi per le opere di manutenzione fatte nel corso degli anni.

Ebbene siamo finora a una contestazione, il processo penale è agli inizi, come sempre dobbiamo aspettare l’esito ma quello che è accaduto – e che si denunciava sui media o nelle interrogazioni in Consiglio (venne sbeffeggiata dall’allora e attuale sindaco Mariolina Zerella) – è un ulteriore esempio del “sistema Anzio”

Aspettiamo il nuovo bando, doveva già esserci, sarebbe interessante conoscere il rendiconto della gestione Fin e quanto costerà al Comune. Ah, sbaglieremo, ma il Latina sarà il prossimo gestore dell’impianto.

Il porto, l’illuminazione, il rischio Depfa bank…

E’ di qualche giorno fa la notizia che il Tribunale ha dato ragione al Comune di Anzio sulle quote della società che doveva realizzare e gestire il porto, sostenendo che quanto previsto dai patti parasociali andava rispettato. A un anno dalla concessione – quindi settembre 2012 – dovevano esserci i soldi che il socio minoritario si era impegnato a mettere. Non sono mai arrivati, addio.

Le quote che erano di “Italia navigando” e che il suo “inventore” Renato Marconi si era preso, insieme a quelle di altri nove porti (di fatto senza tirar fuori un soldo ma “monetizzando” un contenzioso milionario) tornano al Comune. Per la prima volta l’ingegnere vede svanire una partecipazione ottenuta in un modo che a parere di chi scrive era e resta singolare.

E’ una buona notizia quella della restituzione delle quote che erano nate originariamente per essere dei cittadini di Anzio, ma intorno alle quali si sono giocate, evidentemente, ben altre partite.

La domanda, adesso, è che fine fa la “Capo d’Anzio” che agonizzante era e agonizzante resta. C’è un bando pubblicato per la realizzazione del porto e in una intervista il sindaco (che da senatore chiese invano “lumi” sull’operazione Italia Navigando/Marconi, sentendosi rispondere che era tutto a posto) ha parlato di un prestito di Marinedi. Cioè dello stesso Marconi. Non c’era ancora stata la sentenza, arrivata dopo solleciti a non finire all’ex sindaco Bruschini, un mandato pieno del Consiglio comunale su proposta dell’allora consigliere Pd De Micheli (il resto non entrava in aula, consentendo a un Bruschini in difficoltà di governare comunque il consiglio comunale….) e dopo che la caparbietà di Marco Maranesi consentì di avere il parere dell’avvocato Cancrini, coperto persino da “segreto di Stato”. Ebbene il bando è pubblicato, non crediamo che Marinedi dia ancora quei 7 milioni dopo la sentenza, anzi aspettiamoci un ulteriore contenzioso. Ma se volesse darli, sarebbe il caso di dire: no, grazie…. Si è sostenuto in questo umile spazio che dovrebbe essere Marconi a pagarci per andare via, siamo certi che il sindaco non vorrà cedere a proposte diverse.

Perché un eventuale finanziamento, attraverso un fondo che poco piace, ricorda l’operazione che Acqualatina fece con Depfa Bank. La società che gestisce il servizio idrico integrato ha rischiato di finire in mano alla banca irlandese, qui andremo verso un gruppo maltese sconosciuto o quasi. Anche no, grazie….

Resta la necessità intanto di manutenere il porto, a cominciare dal canale di accesso. La Capo d’Anzio non ha mai ottemperato alla concessione, ora la Regione Lazio è pronta a intervenire “in danno” e potrebbe essere il primo passo per rimettere sul tavolo l’intera vicenda porto. Certo, Zingaretti ha altro a cui pensare adesso, ma può dimostrare una volta ancora che la Regione ha chiuso il periodo buio del “porto ad Anzio non si fa” e dire che la Regione stessa diventa parte attiva nel suo rilancio: porto pubblico, a partire dal bacino interno sistemato.

Non è facile dal punto di vista burocratico/amministrativo, ma sarebbe un’azione qualificante e quando vuole la Politica (la maiuscola è voluta) le soluzioni sa trovarle.

Sembra l’uovo di Colombo, cambiando radicalmente argomento, quello dell’illuminazione pubblica. In un apprezzabile slancio comunicativo, avremo anche una conferenza nella quale la società aggiudicataria spiegherà i benefici per la cittadinanza dell’adesione alla convenzione Consip. Ricordiamo il sindaco che all’epoca del primo mandato ci evitò provvidenzialmente una “Anzio servizi”, mentre Nettuno, Aprilia, Pomezia e mezza Italia si infilavano in un vortice del quale ancora si pagano le conseguenze. Qui, speriamo di sbagliare, si parte da una base (gli atti li conosce solo la giunta che li approvati, all’albo pretorio non ci sono) ma non sappiamo cosa succede se chi interviene sul territorio scopre che – banalizziamo – i pali non a norma sono di più, come le luci da cambiare e via discorrendo. Anche in questo caso, torna utile l’esempio Depfa Bank. L’istituto mise nero su bianco: voi fate, se non riuscite ci prendiamo tutto noi. E’ stato evitato, per fortuna, anche se in extremis.

Dire “voi fate” alla società che rifarà l’illuminazione necessita di un controllo capillare, perché a passare da circa 10 milioni a molto di più ci vuole poco e avere evitato la “Anzio servizi” per infilarsi in un vortice con l’illuminazione, sarebbe poco onorevole.

Il piano del centro, il copia incolla, i cinema spariti

Vanno fatti i complimenti al Granchio che sul numero in edicola sabato scorso, svela come alcuni passaggi della variante di piano del centro di Anzio siano copiati di sana pianta da realtà urbanistiche lontane anni luce dalla nostra. Lo dico con una punta di orgoglio, immaginando di aver seminato bene in quella esperienza. Nel ’92 o ’93, con molti dei protagonisti della odierna politica di casa nostra già attivi, scoprimmo da quelle colonne che le strisce a piazza Garibaldi erano state riaffidate alla stessa ditta nel giro di poche settimane. All’epoca non c’era l’albo pretorio sul web, dovevi farti aprire le bacheche al Comune, però la smania di verificare era la stessa di oggi.

E scoprimmo, ad esempio, che la Sofim voleva fare il porto turistico, certo, ma grazie alla “vicinanza con l’aeroporto di Punta Raisi“. L’attuale sindaco, anche allora primo cittadino, disse ovviamente che potevano accomodarsi, anche per avere malamente copiato e incollato. Il piano del centro, invece, lo ha votato, insieme a quella che era nel frattempo diventata la maggioranza che lo avrebbe sostenuto alle elezioni. Non sapeva del “copia incolla“, è evidente, sarebbe interessante conoscere il suo parere ora che è stato scoperto.

Al Granchio ci dicono anche un’altra cosa rilevante, sfuggita a chi scrive e a molti degli osservatori della politica di casa nostra: il progettista del piano del centro è lo stesso che ha messo in piedi i “4 cantoni” alla Vignarola/Puccini. Sarà un caso, certamente, ma come riferiscono i consiglieri comunali Luca Brignone e Lina Giannino il progettista sia per il piano sia per lo “spacchettamento” di fronte Tor Caldara, sembra avere una propria interpretazione del piano territoriale paesistico regionale.

Certo, molti di quelli che dal pulpito di Alternativa per Anzio parlano di urbanistica sono gli stessi che negli anni il loro contributo allo scempio che abbiamo sul territorio lo hanno dato. Su questo sono sempre stato franco: c’era chi investiva, chi progettava e chi realizzava. Sull’urbanistica siamo stai maestri di “trasversalità” in questo Comune e gli archivi di chi scrive – come sempre – sono a disposizione.

E veniamo al piano del centro, che nell’attuale e litigiosa maggioranza ha trovato persino consiglieri che ritenevano inopportuno presentare osservazioni, come se aver vinto le elezioni consenta di derogare a disposizioni di legge.

Ne ho fatte alcune anch’io, da semplice cittadino. Nella proposta, come abbiamo visto in parte copiata e incollata, ci sono due “progetti unitari” denominati PU2 e PU3. Per entrambi si prevede la demolizione e ricostruzione dei fabbricati esistenti, con una premialità del 100% rispetto alle attuali cubature. Parliamo – per intenderci – dei fabbricati dove si trovano i cinema Astoria e Moderno. Nella proposta si afferma che andranno realizzati “servizi privati a uso pubblico”, ma questo non garantisce che le sale cinematografiche – le uniche nel centro urbano – siano in esercizio anche dopo l’eventuale intervento edificatorio. Per spazi privati a uso pubblico – è un esempio – intendiamo anche le residenze sanitarie assistenziali…

A proposito di cinema, parliamo – ho fatto notare nelle osservazioni – dei pochi spazi di promozione culturale e luogo di aggregazione del centro urbano. Da qui la proposta di inserire nel piano un vincolo, quello che parte delle nuove realizzazioni siano destinate a “una sala cinematografica/teatrale almeno della stessa superficie di quella esistente” . Non sono entrato – non ho le competenze – in calcoli di cubature, mi impressiona quel 100% di premialità, credo che il Consiglio comunale debba valutarne al meglio l’impatto.

Un’altra osservazione, poi, riguarda i parcheggi. Ho chiesto per entrambi i progetti unitari “di prevedere che i parcheggi indicati siano “ceduti gratuitamente al Comune”, al pari delle piazze urbane e delle aree indicate negli stessi“. Sembra una cosa scontata, ma nessuno vieta a chi realizza di farne un business, meglio sia il Comune eventualmente a incassare il dovuto.

Anzio, quell’albero tagliato e una città senza controllo

Stavolta non ci sono fotografi, né mirabolanti operazioni da “vendere” (anche quando è stato fatto ben poco) o da rendere note. Stavolta non si parla di dipingere i muri di uno stabile per il quale sono stati spesi, irritualmente, quasi 200.000 euro evitando una gara e mettersi in bella mostra. Davanti, però, perché se qualcuno avesse girato l’angolo si sarebbe accorto che le scritte ci sono ancora.

E non ci sono foto di lavori per le strade con i commenti da social nei quali sono tutti “grandi”. Né comunicati ufficiali per dirci qualcosa di positivo che si prova faticosamente a fare, abilmente comunicato dopo mesi di silenzio voluto a Villa Sarsina.

No, stavolta si deve ammettere il fallimento dei controlli sul territorio e l’emblema è lo storico albero tagliato sulla Riviera Zanardelli. Il segno della decadenza, del menefreghismo, delle regole calpestate (e meno male che si doveva ripartire proprio da quelle…) in un Comune dove continuano a fare notizia le tensioni di maggioranza, persino le denunce tra chi ha parlato di “marchette” per i debiti fuori bilancio – figli in larga parte di quello che continuo a definire il “sistema Anzio” – e chi ha pensato bene di prendersela con la struttura.

Ma sì, tutti contro tutti, importante era vincere e questa maggioranza l’ha fatto. Importante era mantenere gli equilibri e se questi passavano per qualche dirigente da tenere, dopo che si giurava di “cacciarli” in campagna elettorale, pazienza. D’altro canto, si dovevano mandare “a lavorare” nel 2013 assessori che sono ancora lì o ex che sono stati determinanti per la vittoria e in Comune sono ancora tutti i giorni, che vuoi che sia?

La storia dell’albero tagliato è emblematica, allora: nessuno è passato da Riviera Zanardelli, nessuno si è accorto di quello che stava accadendo. Peggio, se una pattuglia della polizia locale è transitata – e mi rifiuto di credere che non l’abbia fatto – a nessuno è venuto in mente di chiedere se era tutto a posto. Perché l’assunto, in questo Comune – dove ad esempio chi crea tensioni per i parcheggi poi se li vede assegnare gratis, che fa, o pagando una cifra irrisoria l’anno dopo – è che è meglio non vedere.

Certo, la responsabilità è di chi ha deciso di intervenire tagliando l’albero senza autorizzazione. Dopo una richiesta al Comune che è stata presentata priva dei requisiti minimi e perciò non accolta. Perché chi aveva fatto l’hotel “Banzai” (che tempi….) lo aveva lasciato lì quell’albero, costruendoci intorno, comprendendone allora l’importanza. Qualche ignorante, oggi, lo ha tolto. Pazienza i vincoli esistenti, pazienza la specie protetta, pazienza la strada che inevitabilmente sarà stata chiusa o ristretta per eseguire un lavoro del genere. Siamo ad Anzio e tutto si può.

Ora sarà bene risalire alle responsabilità, dare un segno tangibile – a partire da chi voleva ripartire dalle regole – ammettere la carenza dei controlli e agire di conseguenza. Perché alla stessa stregua di quell’albero tagliato, domani mattina potremmo trovarci un magazzino tirato su in una notte a piazza Pia o le fondamenta di una discoteca alla Piccola o la fontana dello Speziale, lì vicino al “Banzai”, chiusa perché dà fastidio.

Qui l’aggravante è che tutto è avvenuto in pieno giorno, alla luce del sole e contando sulla mancanza di qualsiasi controllo.

Vorremmo tanto essere smentiti, ma siamo ad Anzio e tutto si può. Dispiace per “sceriffi”, adulatori e postulatori da social, ma quell’albero è l’emblema di una tristissima realtà.

ps, per chi ha la bontà di seguire questo spazio: perdonate l’assenza di questo periodo, sappiate che ci sono… E Francesco Guccini perdonerà ma “io canto quando posso, come posso, quando ne ho voglia senza applausi o fischi….

I fuori bilancio figli del “sistema Anzio”. Altro che modello…

Va fatta una premessa indispensabile: chiunque avesse vinto le elezioni, i debiti fuori bilancio che domani arrivano in Consiglio comunale avrebbe dovuto pagarli. Al contrario dell’attuale amministrazione, però, chiunque avrebbe potuto dire ai cittadini “ci dispiace, ma non c’entriamo”. Questa no. Perché saranno pure dell’ultimo decennio, con alcuni che partono anche da prima, ma sono la certificazione del fallimento gestionale di quel “modello di amministrazione” che tale non è stato.

Speriamo che all’albo pretorio finiscano le delibere con tutti gli allegati, in modo che i cittadini possano rendersi conto di come sono stati creati gli oltre 540.000 euro che da domani pagheremo e ai quali – stando a quanto si apprende negli ambienti di Villa Sarsina – se ne aggiungeranno altri.

Intanto ribadisco le scuse, l’hotel del quale si parlava non è tra i debiti di domani. Speriamo non ci sia in futuro. Al netto di sentenze che possono essere spese inattese e da saldare, però, emergono situazioni paradossali e che dimostrano in maniera lampante come il bilancio che ci dicevano a posto, le sbandierate grandi capacità del centro-destra di questi anni, non erano altro che un Comune trasformato a uso e consumo del “sistema Anzio”. Quello che c’era e c’è ancora, direttamente o non, in consiglio comunale.

Questi debiti e il modo con il quale sono stati fatti – nella maggioranza dei casi al di fuori delle previsioni dell’articolo 191 del testo unico degli enti locali – lo dicono chiaramente. E dicono che c’è parte della “macchina” che si è prestata, forse per l’eccessiva invadenza della politica. O forse no.

Vediamolo qualcuno di questi debiti, allora… Una cena in pizzeria può costarci 5000 euro, ad esempio? A tanto ammonta il debito, dopo che si era concordato con l’allora assessore Succi per 36 persone a 12 euro ciascuna, se ne presentarono 50, presero anche degli extra e in Comune qualcuno fece notare che i patti non erano quelli e non pagò. Che fa? Dall’originaria fattura di 944 euro siamo arrivati a oltre cinque volte tanto… E l’allora assessore è – oggi con l’Udc – ancora uno dei protagonisti della vita politica di Anzio.

Era assessore ai lavori pubblici, lo è di nuovo ai servizi sociali, Alessandroni. C’è un debito per la pista ciclabile di viale Severiano del 2011 (già allora  i mattoni si muovevano) era di 17.000 euro diventati 23.000. Nessuno pagò quelle fatture, nessuno si è opposto al decreto ingiuntivo. Nessuno ha chiesto conto, ma l’assessore è sempre lì.

E ci vogliamo mettere il ricorso perso al Tar contro un cittadino al quale era stato ordinato di demolire un abuso? Ma sì, dai… io ordino, tu fai ricorso, io non mi costituisco, tu tieni in piedi quello che io ritenevo un abuso e ti pago anche le spese. Evviva! Nessuno del centro-destra in questi anni ha sentito il bisogno di capire, o forse c’è chi è intervenuto a dettare la linea di ciò che si doveva opporre e cosa no.

Lo ha fatto di sicuro l’ex sindaco Bruschini, su una vicenda già affrontata in questo umile spazio: i cartelli della Bandiera blu. In Comune il dirigente dice che nessuno li aveva chiesti, quando arriva il decreto ingiuntivo si nomina un avvocato, è una causa vinta: se nessuno ha ordinato, perché dobbiamo pagare? Invece no, cinque giorni dopo l’allora sindaco dice che non ci si oppone. Sarà un caso, ma la ditta è la stessa che realizzò i cartelli elettorali 6 metri x 3 alle amministrative 2013. Per Bruschini e per Placidi, assessore all’ambiente e gran fautore della Bandiera blu, tornato in Comune ormai quotidianamente, in pompa magna, ed esponente di questa alleanza politica. Al posto di chi è deputato a indagare andrei a cercare tra le spese elettorali se c’è Rt2… Ah, per Placidi paghiamo anche una fornitura di mobili di ufficio, ricordo che quando lo scrivemmo sul Granchio si adirò non poco… Perché a qualcuno piace dire che nel “sistema” c’eravamo tutti, dimenticando che ci sono interi archivi a smentirlo…

Inizia dalla seconda consiliatura De Angelis, invece, la vicenda del distributore di fronte a Tor Caldara, e oggi arriva tra i debiti da pagare quello relativo alle spese dell’originario ricorso. Gli atti, dopo che il Consiglio di Stato si è pronunciato su un’ulteriore ricorso perso dall’Ente, sono stati mandati già in Procura. I magistrati amministrativi nel trasmettere il fascicolo ai colleghi penali, parlano di “singolare gestione” e “comportamento ondivago” del Comune.

Non erano scelte “politiche”, inoltre, quelle delle aziende di sicurezza? Abbiamo fatto controllare la stazione ferroviaria ma non abbiamo pagato, lo stesso vale per un’altra società che si occupava del museo. Tutte ritenute “vicine” a chi ha governato, governa o è stato in lista per questa coalizione. Oggi, a quanto si dice, in parte attive nei lavori dell’ex commissariato fatti seguire in modo irrituale e passati dagli originali 35.000 a circa 200.000 euro. Per fortuna non fuori bilancio.

Ma vogliamo parlare di “Estate blu”? Quella che regalava biglietti omaggio a consiglieri e amici degli amici? Quella di cui non abbiamo mai compreso i criteri di programmazione e sistematicamente pagato le fatture “numero 1” a qualche associazione, fino al 2018? Ciò che esula dal programma e dagli impegni finanziari si ordina, si fa realizzare, poi non si paga. E i costi, quando arrivano tra i debiti fuori bilancio, aumentano. Il “service” che sarà pagato non era per l’intera stagione 2014, sarebbe interessante capire chi e perché lo ha chiesto. Così come il materiale tipografico dello stesso anno.

E risalgono addirittura a un contratto stipulato nel 2002, sindaco era l’attuale, i circa 6000 euro che daremo a una ditta per il rifacimento di strade.

Aggiungiamo energia elettrica non pagata, lavori per le scuole o la partecipazione a una fiera, la scelta di non liquidare le spese a un avvocato di controparte dopo un ricorso perduto, materiali edili, multe notificate irregolarmente e bocciate dal giudice di pace e perché no le spedizioni, anche queste spesso con sponsor “politico”. Ma sì…

Altri debiti fuori bilancio, comunque, sono in arrivo. Già in Comune, pronto a certificare che la gestione non è stata così eccelsa, c’è chi li ha creati, non se n’è accorto o ha fatto finta di non accorgersene quando era teoricamente opposizione (votando comunque gli ultimi bilanci), chi ci diceva che questo è un Comune dove tutto funziona e magari cercava funzionari “allineati” o da tenere “in cassaforte”.

Bene o male sono tutti lì, i protagonisti politici di questo sfascio. Legittimamente eletti, ci mancherebbe, ma anche responsabili di una situazione che non è quella che vorrebbero farci credere.